L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

 

 

Alla corte di Semiramide

di Roberta Pedrotti

 

In seguito alla pubblicazione dell'interessantissimo doppio CD Semiramide, la signora regale (leggi la nostra recensione) abbiamo intervistato Anna Bonitatibus, musicista colta e curiosa, anima di un progetto ambizioso e intrigante, sviluppato anche in collaborazione con il musicologo Davide Verga.

Come è nato questo progetto su Semiramide? Come è scattata la scintilla?

Dal desiderio di esplorare un tema forte ancora poco conosciuto e che ha rivelato sin da subito fascino irresistibile e tanto, tanto da scoprire.

La ricerca storico-letteraria e quella musicale sono andate di pari passo o una ha preceduto l'altra?

Studiare il panorama dei compositori che si sono dedicati alla vicenda di Semiramide è stato senz'altro il primo passaggio per comprendere la qualità così come non da meno in questo caso, la quantità di opere nel nome della regina assira. Questi elementi insieme hanno quasi subito reso necessario un approfondimento storico, direi archeologico per capire chi fosse in realtà questa donna mitizzata ma incredibilmente misteriosa.

Dal punto di vista strettamente vocale, quali sono le principali differenze, ed eventuali difficoltà, che si incontrano nel passaggio dallo stile di Caldara fino a quello di Rossini?

Tante le domande su come affrontare questo specifico aspetto della preparazione di un programma così ambizioso, considerato che nessuna cantante avrebbe potuto assicurare le rappresentazioni del titolo di Porpora e cento anni dopo la versione "regina", quella che tutti conosciamo data a Venezia nel '23...(lo dico sorridendo e consapevole dei miei tanti limiti!!!) Ho pensato di raccogliere la sfida riflettendo e lavorando molto sul personaggio Semiramide, come se avessi dovuto portarlo in scena, cercandone i molteplici riflessi dai quali la musica ha poi tratto così tanta ispirazione. Nello studiare nuovamente il programma da presentare in concerto è certamente l'aspetto tecnico e vocale ad essere al centro del mio lavoro, dal calibrare il volume per donare più freschezza alla giovane ascalonita ad esempio, oppure a mettere in campo l'autorità e la fermezza dell'accento per delineare la donna/regina descritta nelle composizioni a cavallo del nuovo secolo.

Come ha coniugato la scelta di brani così rari, coerenti sotto il profilo narrativo e nella progressione cronologica, con le sue caratteristiche vocali? Ci sono delle peculiarità delle primedonne e dei primi uomini che hanno interpretato Semiramide che l'hanno colpita particolarmente? È possibile dire, invece, che le caratteristiche della Signora Regale abbiano ispirato tratti comuni nella scrittura vocale?

Nelle sue interessanti domande si trovano in parte le risposte dato che il materiale musicale rinvenuto su Semiramide è tra i più copiosi se lo si ricerca partendo dal personaggio. E' evidente che le caratteristiche vocali siano assai differenti proprio perché i titoli, compreso quelli appartenenti alla roccaforte metastasiana, sono stati scritti per cantanti diversi, addirittura diversissimi quando si cambia secolo, quindi è certamente, come accennavo prima, la persona/ Semiramide veramente esistita ad illuminare il personaggio portato nel melodramma, ecco perché ho tenuto ad inserire nel booklet che accompagna l'album, una biografia di Shammuramat a guida di quanto, con questo programma, si è voluto esplorare. Ho certamente dovuto escludere quei titoli che erano stati pensati per tipi vocali dai quali sono fisiologicamente molto distante, nello specifico soprani acuti, ho però prescelto ad esempio l'aria da La Semiramide in villa di Paisiello, non solo perchè è di rara bellezza, ma anche perchè è irresistibile l'interpretazione di un personaggio del teatro nel teatro per di più sostenuto alla prima rappresentazione da Fedele Venturi, un castrato appunto. Quanto alla regalità della nostra Signora, è nella prima stesura di Bel raggio lusinghier che ho trovato aderenza con quanto la vera regina vissuta 3000 anni or sono ci ha lasciato intendere di sè.. A questo proposito merita forse una parentesi la sintesi delle tappe che hanno portato all'incisione diquesta versione specifica. Rossini ci ha lasciato nell'autografo dell'opera eponima, l'ultima sezione della Cavatina in forma di partitura scheletro, della quale termina tutta la parte vocale; mi piace pensare che quasi ci tenesse ad informarci che il suo pensiero a riguardo della scena fosse prima di tutto quello. Fortunatamente nel 2001 Philip Gossett si occupò di ricostruirne l'orchestrazione laddove mancante, e con il progetto Semiramide - La Signora regale abbiamo contribuito alla realizzazione, ad opera dell'editore Ricordi, delle parti d'orchestra per la prima volta nel 2013.

Fra i cantanti che hanno legato il proprio nome a Semiramide il più celebre si può dire sia quello di Isabella Colbran. Era la prima volta che affrontava ufficialmente musica scritta per lei? Che osservazioni può fare in merito? Come avete lavorato sull'aria inserita nell'opera di Nasolini? È possibile individuarne l'autore?

Non finirò mai di ringraziare abbastanza Sergio Ragni per aver dedicato anni della sua vita a raccogliere e orchestrare magnificamente tutta la documentazione esistente sulla Colbran. E' il suo lavoro Isabella Colbran, Isabella Rossini, ad averci avvicinato questa donna di rara caratura e della quale sono rimasta affascinata e profondamente ammirata: dare una scorsa alle opere che venivano scritte per lei, la frequenza delle rappresentazioni nelle quali i fortunati dell'epoca poterono goderne, rende l'idea del talento unico del quale era dotata. Sono pienamente d'accordo con quanto vi afferma a proposito della vocalità di Isabella e cioè che si trattasse di un vero soprano, per questo, che è tutt'altro che un dettaglio, non mi è capitato di cantare un'opera scritta per LA Colbran-Rossini. In occasione della presentazione ufficiale dei volumi di Sergio Ragni al Teatro San Carlo nel febbraio del 2013, mi sono però follemente cimentata in un concerto/tributo nel quale ho indagato più da vicino la sua inarrivabile (e inarrivata vocalità, in primis per me).

La grande scena del finale del primo atto da La morte di Semiramide di Sebastiano Nasolini, mi sbalordì sin dal mio primo ritrovamento, proprio per via delle sezioni all'interno di essa che riportano a Rossini - che da frequentatrice assidua conosco - ritenni così che il progetto dedicato a Semiramide fosse la cornice migliore per riportare alla luce questa musica completamente dimenticata, così come il suo autore, assieme a frammenti di mano di Gioachino Rossini passati inosservati sino a prima della nostra registrazione.

Come si può facilmente immaginare, quelle stesse sezioni che suscitarono in me grande sorpresa, hanno ora risvegliato molta attenzione nel mondo accademico e non posso che esserne contenta pur invitando a non trascurare il valore del ri-nato operista Sebastiano Nasolini.

La scena presentata nell'album è la versione che Isabella Colbran fece ascoltare ai napoletani e con la quale ho inteso renderLe un mio personale omaggio.

Convergono all'interno della scena e aria, oggetto della sua domanda, più gesti compositivi, che la rendono un brano di eccezionale interesse, storico e filologico oltre che artistico:  su Nasolini, che scrive, come abbiamo indicato, la sua versione dell'opera nel 1792 (dopo essersi già cimentato a quattro mani con Prati nel 1790) e della quale vi sono conservate intere sezioni (è il nome di Nasolini non a caso a essere ancora riportato sia sul manoscritto sia sul libretto d’opera relativo), si innesta un’ampia sezione riconducibile alla composta nel 1801 per Lisbona da Antonio Portugal (compositore amatissimo dalla Colbran); nonché fa capolino nella coda della cabaletta la penna di Rossini (i rossiniani non faticheranno a riconoscerla) evidentemente aggiuntosi a suggellare la composita versione messa a punto dalla Colbran per Napoli. Un materiale davvero incandescente! Per questo ho fermamente voluto che tale brano fosse all’interno del disco: ...parlando con il musicologo che ha collaborato con me nelle ricerche, l’abbiamo definita“una lussureggiante sciarada musicale di cui Isabella Colbran dovette essere il fulcro”

Il suo repertorio è estremamente vasto, come procede, fra curiosità intellettuale musicale e vocale, nell'approccio a nuovi ruoli? C'è un autore, un periodo o uno stile che sente più congeniale?

Grazie per questa domanda. Vede, quando si muovono i primi passi in tutte le professioni, compresa la mia, si sa poco, pur pensando di sapere a sufficienza, inoltre l'attenzione è spostata sull'avere continuità e contratti. Ma è dopo che si capisce veramente cosa siamo chiamati a fare. La Musica è sempre stato il centro della mia vita, ma mai come ora ne gusto il senso e la grandiosità. Ricercare e scoprire oltre ad appagare quella curiosità intellettuale che menziona, aiuta a comprendere l'importanza di come noi "messaggeri" possiamo porgere storie, personaggi, emozioni! Fondamentale per me cercare di comprendere il lavoro del compositore, conoscere bene la vicenda che andremo a rappresentare, provare ad immaginare anche come potesse venire recepito al tempo un testo considerato moderno o costruzioni armoniche ardite al fine di sottolineare un momento cruciale del dramma. Alla luce di questo come si intuisce tutto può diventare accattivante. Ho frequentato per molto tempo un certo tipo di repertorio, come è noto, e senza abbandonarlo amo l'idea di nuove esperienze che portino anche a nuovo tipo di teatro, a nuova (per me) musica che arricchisca la voce e non la recluda a quei confini troppo spesso e superficialmente attribuiti agli interpreti. Rossini sarà sempre il mio primo Maestro, per tecnica, fiato e tenuta, per il fraseggio e molto altro, sono altresì pronta a misurarmi con nuovi orizzonti.

La sua discografia è ricca di rarità. Oltre a quello su Semiramide, quali sono i progetti che più l'hanno appassionata? Vuole dirci due parole anche sulla sua incisione delle arie da camera rossiniane, alcune di rarissimo ascolto?

Sono stata sorpresa dalla bellezza della musica di Mayr, un compositore per il quale bisognerebbe fare di più. La sua Ginevra di Scozia è stata oggetto di registrazione dal vivo in occasione delle recenti celebrazioni dedicate al compositore; interpretare Ariodante, un autentico chevalier, portato in scena la prima volta da Marchesi a fine carriera, è stata un'esperienza musicale molto costruttiva e stimolante. Il piccolo tributo alla musica da camera di Rossini è uno scrigno che porto sempre con me e che apro ogni tanto per respirarne l'atmosfera. Alcune di quelle composizioni appartengono all'ultimo atto della vita di Rossini e malgrado la brevità di alcune tra queste, ho colto più volte la sensazione di un testamento non scritto, un passarci il testimone ricordandoci si della sua proverbiale ironia e maestria ma offertoci con vena di malinconica passione e commoventi sfumature, si pensi al brevissimo Requiem o all'Ariette à l'ancienne. L'altro aspetto che mi ha spinto a registrare Un Rendez-vous è l'auspicio di tornare ad eseguire musica nelle nostre case allontanando anche solo per un'ora tutti gli aggeggi tecnologici, ormai parte irrinunciabile della nostra quotidianità, a vantaggio di un momento di rara amenità.

Quali sono i suoi prossimi progetti, teatrali e discografici?

Mi attende il debutto nella parte di Tancredi...infatti ora vado a studiare!! Grazie per questa piacevolissima chiacchierata.