Oggi, poco fa

 di Isabella Ferrara

Peppe Barra riporta in scena il fascino indiscreto e sottilmente nostalgico di una Napoli di ieri e della poesia intramontabile, unica e universale, della sua musica.

Ad alcuni di questi Peppe Barra rende omaggio: Enzo Gragnaniello, Bob Marley, Renato Carosone, Raffaele Viviani, Pino Daniele, Giambattista Basile, Giorgio Gaber, Salvatore Di Giacomo, rivisitando nel suo gergo teatrale e artistico poesie e canzoni, personalizzandole e adattandole alla sua personalità, al suo estro, e al suo gioco farsesco, ma molto ragionato e a tratti intimistico.

E una delle sue capacità evidenti e molto apprezzate è quella di aver saputo scegliere e lasciar esprimere i bravissimi musicisti che lo accompagnano: Ivan Lacagnina alle percussioni, Sasà Pelosi al basso acustico, Giorgio Mellone al violoncello, Alessandro de Carolis al flauto e Paolo Del Vecchio alla chitarra e mandolino, Luca Urciuolo al pianoforte e alla fisarmonica, capaci di creare una perfetta sonorità per un sonetto del 1500, una armonia carezzevole per una poesia del 1800, o ricreare la melodia di una canzone reggae ma eseguita in dialetto napoletano. Ma danno ancor più contezza delle loro abilità quando, nelle due pause dell’artista Barra, si esibiscono in due brani strumentali, un fado e un pezzo jazz (Softly as in a morning sunrise) con improvvisazioni e assoli che catturano lo spettatore trascinandolo in altre dimensioni, appaganti e quasi dimentiche dello spettacolo originario.

A chiusura di questo viaggio culturale un brano molto intenso e significativo, Tammurriata nera di E. A. Mario e Nicolardi, un canto di dolore e di rabbia, ma anche di amore e rinascita, e poi U” di Fieni, come duplice omaggio a sua madre Concetta che la cantava e a Eduardo De Filippo, di cui si dice fosse la canzone preferita. Il percorso musicale scelto si identifica così ancora una volta con il forte legame con la tradizione di Barra, che se da un lato può stridere un po’ con la modernità e la ricerca di novità e nuovi stimoli, dall’altra caratterizza, distingue i suoi spettacoli nel panorama nazionale e internazionale, e commuove ancora parte del suo pubblico che insieme a lui riassapora emozioni del passato, quelle che non si dimenticano mai, perché le abbiamo vissute “poco fa”, come il titolo ci ricorda.