L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Giselle

Il ritorno di Giselle

 di Stefano Ceccarelli

Torna al Teatro dell’Opera di Roma Giselle di Adolphe Adam, nell’ormai rodato allestimento con le scene e i costumi della Anni: la coreografia è affidata alla Ruanne, che collabora stabilmente con l’istituzione. I due ruoli principali sono danzati da Rebecca Bianchi e Claudio Coviello, che regalano una notevole performance. Da segnalare, fra i comprimari, l’esaltante esibizione di Alessio Rezza nel pas de deux dei contadini. Un’applaudita, gradevole serata di danza.

ROMA, 21 settembre 2017 – La compagnia di ballo del Teatro dell’Opera di Roma può vantare alcuni allestimenti che potremmo definire, oramai, di repertorio: fra questi primeggia, certamente, la Giselle con le scene e i costumi di Anna Anni, in scena dal 2004. Da due anni la ripresa della storica coreografia di Coralli e Perrot è affidata a Patricia Ruanne, ripetitrice responsabile del repertorio di Nureyev e sua storica collaboratrice e partner.

Le scene di Anna Anni, di una naïveté quasi fumettistica, sono i classici pannelli disegnati, che contornano bene questa bucolica storia d’amore infelice, concludentesi in un’elegiaca, metaforica espiazione del principe sulla tomba dell’amata tradita, tema squisitamente romantico. L’orchestra dell’Opera di Roma, che offre una buona prova, soprattutto nei momenti di maggior delicatezza (le danze delle Villi o alcune sfumature delicatamente erotiche del corteggiamento fra Giselle e Albrecht), è diretta dal romeno Nicolae Moldoveanu, che spazia fra opera e balletto con una certa disinvoltura. Ha buona sensibilità coreutica: segue le evoluzioni dei ballerini con l’impegno d’essere a tempo con loro (soprattutto negli atterraggi delle cadenze), non tralasciando di imprimere alla musica un certo qual brio che ben si attaglia al sapore tutto romantico della scrittura di Adam.

I due interpreti principali sono la confermata première danseuse Rebecca Bianchi nel ruolo del titolo e Claudio Coviello in quello di Albrecht. L’ottima intesa fra i due crea momenti d’alta poesia nei loro pas de deux. Ambedue posseggono naturalmente l’ideale physique du rôle: giovanissimi, sanno mimare alla perfezione i giochi e i sussulti del primo adolescenziale amore, danzando la loro scène dansante e il primo passo a duecon commovente delicatezza, con buonissima coordinazione e saltellando con fresca energia. La variazionedi Giselle (I atto) vede una buona performance della Bianchi, che però non avanza molto in una delle più celebri diagonali della storia della danza, la diagonale in relevé iconica di questa coreografia, puntellando bene, però, i vari piquets e regalandoci pittoriche arabesque. Intensa e toccante nella scena della follia che chiude il I atto, la Bianchi dà il meglio di sé nella parte della tradita villi, danzando un etereo secondo passo a due con Coviello, saltando con spettrale leggiadria e mantenendo alla perfezione le figurazioni. Se l’esibizione della Bianchi è stata eccellente, forse quella di Claudio Coviello l’è stata ancor di più: la pulizia dei movimenti, coniugata a un’innata grazia, non certo scevra di virilità, ci regalano momenti di danza straordinari, non solo sul piano fisico, ma anche interpretativo. Coviello, appunto, è un eccellente interprete, oltre che un ballerino straordinario: il fuoco è sempre addomesticato da una tecnica cristallina, come dimostrano i salti, le evoluzioni, le pirouettes, la muscolare grazia della sua variazione del II atto. Come non nominare i fulminei entrechats che chiudono il passo a due, quando Myrtha astringe il giovane a danzare fino allo sfinimento. Tecnica e spavalderia adolescenziale Coviello palesa anche nelle coreografie del I atto, nel passo a due. Insomma, un vero piacere per gli occhi.

Il resto del cast è del pari all’altezza, permettendo alla serata di scorrere senza sostanziali intoppi e di donarci una piacevolissima esibizione: Manuel Parruccini (Hilarion), Alessia Barberini (Bertha), Giuseppe Depalo (Wilfred), Cristina Saso (Bathilde), Damiano Mongelli (Duca) danzano come si deve. Il pas de deux dei contadini, in particolare, è tra i migliori momenti della serata: Alessio Rezza è in smagliante forma e nella sua variazione riempie il palco di salti e cabrioles di incredibile velocità e precisione; una spanna sotto l’esibizione, comunque ottima, di Susanna Salvi. Da segnalare l’aggraziata e indefessa Myrtha di Marianna Suriano. Una lode ai ballerini del corpo di ballo, sempre centrati e coordinati nelle coreografie, sia quelle spumeggianti e bucoliche del I atto, che quelle spettrali del II (in questo caso, il complimento è rivolto alla compagine femminile).

Una sera di danza di notevole qualità, applaudita lautamente da un pubblico purtroppo non molto folto (un peccato: il balletto meritava veramente!): applausi cui unisco i miei personali complimenti.