L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

la favorite

Lussuria e martirio

 di Andrea R. G. Pedrotti

G. Donizetti

La Favorite

Garanča, Polezani, Kwiecień, Kares

direttore Karel Mark Chichon

regia Amélie Niermeyer

Coro e Orchestra della Bayerische Staatsoper

Monaco di Baviera, 31 ottobre-6 novembre 2016

2 DVD Deutsche Grammophon 00440 073 5358, 2017

Leggi la recensione della ripresa del luglio 2017 con il medesimo cast

Come d’abitudine per quasi ogni Premieren della Bayerische Staatsoper, a breve tempo dalla messa in scena viene proposta una registrazione dello spettacolo in un DVD che possa render partecipe anche il pubblico che non abbia la possibilità di recarsi nella capitale bavarese.

Chi scrive ha avuto occasione personale di assistere allo spettacolo durante la consueta riproposta di tutte le Premieren della stagione, nel corso dell’Opernfestspiele di fine luglio; il DVD consente di apprezzare quello che fu lo spettacolo visto dal vivo, richiamandone gli impatti emotivi a chisia stato presente in sala e rendendone la raffinata cesellatura di significati a chi non abbia avuto tale buona sorte.

Sovente il melodramma, specialmente quello ottocentesco, non è altro che il racconto di intrecci relazionali, d’amore, gelosia, potere, valori morali e la negazione di questi ultimi. Il contesto storico riveste il ruolo di una cornice, utile, ma che non dev’essere vincolante quanto la drammaturgia dei confronti fra questo o quel personaggio.

L’impianto scenico è molto semplice: tre gabbie metalliche, a forma di parallelepipedo, le cui pareti sono formate da grate simili a quelle d’un confessionale. Celato dietro tali grate stanno il peccato di Maria Maddalena, il pentimento ai piedi della croce e il martirio di Cristo. D’altra parte si tratta di un’opera francese e l’ideale transalpino ottocentesco di matrice cristiana vede sovente, quale icona salvifica della donna, la sofferenza purificatrice. Inoltre, a condurre la protagonista a questo martirio è l’amore per un mancato prelato che lei ha strappato ai voti grazie all’attrattiva dell’eros.

È da notare che questo gran confessionale sia presente sempre nei momenti topici che vedano protagonisti Fernand e Léonor. Le tre gabbie si muovono, ma sono comunque in scena, ben distinte o in forma di parete unica, come nell’aria di Léonor del terzo atto “Ô mon Fernand”.

Il personaggio più interessante nell’idea registica di Amélie Niermeyer risulta Alphonse. Egli è un uomo che ha ereditato il potere per via dinastica, perciò senza sforzo né merito, e deve mantenerlo arruffianandosi il clero mediante manovre politiche. Egli palesa una sorta di insicurezza, sfogata nel tirannico possesso carnale dell’anima di Léonor. Ella è trattata come una bambola di carne, al limite dell’umiliazione, celata cinicamente solo in presenza di altre persone con loro. Il rapporto fra i due diviene più chiaro durante le danze, qui affidate agli stessi Léonor e Alphonse, assisi come ad assistere a una proiezione cinematografica di quello che, dalla mimica di Alphonse, si direbbe una pellicola d’azione. Durante la visione il re si trastulla col corpo della sua favorita fino a stimolarne le zone erogene e forzandola a praticargli una fellatio. Da notare come Alphonse appaia quasi spaventato dalle scene più crude del film e Léonor lo consoli e lo protegga da un’immagine fittizia proiettata su uno schermo invisibile al pubblico sia della Bayerische Staatsoper sia del DVD.

Visivamente sono di grand’effetto la scena del matrimonio fra Léonor e Fernand, con l’ossimoro proposto fra i colori tipici della purezza e della verginità che tramuta i bianchi abiti delle monache in purpuree vesti simbolo di peccato, nonché i colori chiari della festa che divengono un brunito abito nuziale, presagio della tragedia che incombeva inesorabile e che la sola Léonor poteva attendersi.

Molto bello anche il finale, con le gabbie metalliche a formare un autentico Golgota, innanzi al quale avviene il trapasso della protagonista.

Per quanto riguarda il cast vocale troviamo l’interprete ideale del ruolo di Léonor de Guzman: Elīna Garanča è perfetta per interpretazione, linea vocale, recitazione e presenza scenica. Il gran carisma avvertito in teatro viene eternato in un DVD che ci restituisce il suo timbro brunito, i suoi accenti insinuanti e i suoi sguardi ammiccanti. A ciò si assommano regalità e un portamento che rendono raffinato l’erotismo della protagonista donizettiana, in piena conformità col libretto.

Straordinario come lo fu in sala il Fernand di Matthew Polenzani: il tenore americano che tanto entusiasmo aveva destato dal vivo, si conferma anche nell’incisione. Il fraseggio è coinvolgente, intriso di passionalità e elegia, fuse nella giusta alchimia. La gestione dei fiati, lo squillo e le mezzevoci, nonché la tenuta vocale, sono affrontati con tale maestria da render palesi capacità tecniche di prim’ordine. Eccezionale la sua prova nel duetto del primo atto con Léonor “Mon idole! Dieu t’envoie” e nell’interpretazione del finale terzo.

Ottimo anche l’Alphonse di Mariusz Kwiecień, cantante dal bel timbro e di grande raffinatezza espressiva. Il baritono polacco si dimostra anche eccellente attore nel palesare le recondite sfumature psicologiche del suo personaggio, nelle parti canoniche, come nell’interpretazione delle danze del secondo atto.

Completavano il cast i bravi Mika Kares (Balthazar), Joshua Owen Mills (Don Gaspar) e Elsa Benoit (Inès).

Intensa e coinvolgente la concertazione di Karel Mark Chichon, alla guida della precisa e partecipe Bayerisches Staatsoperchester. Ai massimi livelli internazionali, come sempre, il Chor der Bayerischen Staatsoper, diretto nell’occasione da Sören Eckhoff.

La parte visiva era curata per la regia da Amélie Niermeyer, le scene erano di Alexander Müller-Elmau, i costumi di Kirsten Dephoff, le belle luci di Michael Bauer, la drammaturgia di Rainer Karlitschek e la coreografia di Ramses Sigl.

La regia del video è stata curata da Tiziano Mancini. La registrazione si riferisce alle recite del 31 ottobre e del 6 novembre 2016.