L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Francesca Aspromonte

Alla fonte del Barocco

 di Francesco Lora

La Società del Quartetto offre una nuova esecuzione della Sete di Cristo di Bernardo Pasquini, capolavoro oratoriale riscoperto da Alessandro Quarta e dal suo Concerto Romano. Tra le voci si distingue l’eruditissimo soprano Francesca Aspromonte.

MILANO, 12 maggio 2016 – Nella civiltà barocca non passava giorno senza che nelle grandi città non vi fosse un palazzo, una basilica o un convento con un evento da celebrare con musica: la lettura delle gazzette sei-settecentesche restituisce, a questo proposito, un festival perenne che eccita ancor oggi il musicofilo. È facile immaginare come questo fenomeno si elevasse al cubo in Roma, dove i cardinali tenevano corte, gli ordini religiosi le curie, la nobiltà un quartier generale. Lì dovette nascere l’oratorio La sete di Cristo di Bernardo Pasquini: i versi, di Nicolò Minato, erano già stati intonati da Giovanni Battista Pederzuoli nel 1683, per la cappella viennese della devotissima imperatrice Eleonora; l’intonazione romana si adeguò alle singolari strutture della poesia oratoriale come praticata alla corte asburgica: recitativi e arie, al solito, con però un caratteristico riepilogo a più voci, in coda all’aria, del materiale melodico già espresso in monodia; ampie porzioni procedenti per soli versi lirici, così da dar luogo a estesissimi passi privi di recitativi e tutti in accattivante musica a battuta; drammaturgia che alterna anch’essa in modo imprevedibile e per vasti blocchi i momenti dell’azione e quelli della sentenza. Se oggi la partitura pasquiniana è tramandata, lo si deve al collezionismo di Francesco II d’Este, duca di Modena e maniacale intenditore del genere dell’oratorio: alla sua corte La sete di Cristo fu ripresa nel corso della stagione quaresimale del 1689, la più ricca di lavori mai organizzata nel consesso estense. Manco a dirlo, si tratta di un capolavoro, e non avrebbe potuto che esserlo – in compagnia di centinaia di altre partiture – nascendo nell’aria privilegiata di Roma e venendo confermato in quella privilegiante di Modena.

Il merito della riproposta della Sete di Cristo spetta ora al direttore Alessandro Quarta e ai suoi strumentisti del Concerto Romano: negli ultimi anni l’hanno eseguita in concerto e incisa in disco (una registrazione da procurarsi imperativamente); una raffinata rassegna a latere della Società del Quartetto di Milano, dedicata al compianto Sergio Dragoni e tutta intenta alla musica sacra antica, ne ha favorita una nuova benvenuta esecuzione, il 12 maggio nella chiesa di S. Antonio abate. Si torna così ad apprezzare una lettura energica nel gesto, franca nei fraseggi, elegante nello stile, cangiante nei timbri, appropriata nell’organico, verace e vivida come nessun complesso d’oltralpe saprebbe procurare a un titolo di scuola italiana. Il solo vicino di posto di chi scrive, noto insopportabile, rileva a ragione l’avarizia di appoggiature: ma l’entità del problema fa comprendere la serenità del contesto e invita a un nuovo ciclo di esecuzioni viepiù perfezionate. Nel quartetto vocale si impone il soprano Francesca Aspromonte. Musicista eruditissima dell’ultima generazione, lascia esterrefatti per scaltrezza tecnica e forbitezza retorica, restituendo nella parte della Vergine Maria il modello stesso di cosa debba essere, in questo repertorio, la parola in seno al canto. Un passo indietro, a mo’ di corteggio, agiscono i tre colleghi: i tenori Francisco Fernández-Rueda e Luca Cervoni, come san Giovanni e Gioseffo d’Arimatea, e il basso Christian Immler, come Nicodemo, condividono la stilizzata cura del porgere, con qualche gradita sottolineatura espressiva e non di rado dominando tessiture impervie. Pubblico folto, lungo applauso, appuntamento di vaglia.