L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Götterdämmerung

Il crepuscolo dei burocrati

 di Giuliana Dal Piaz

Buona ripresa musicale dell'ultima giornata del Ring wagneriano per la stagione della Canadian Opera Company. Non convince del tutto la messa in scena. 

TORONTO, 5 febbraio 2017 - Dopo aver aperto i battenti del “Four Seasons Centre” proprio con il ciclo del Ring (2004-2006), la COC ne ripresenta l'ultima giornata - peraltro la prima a esser concepita e abbozzata da Wagner, anche se completata dopo le altre tre - con un cast tutto diverso, a partire dal concertatore, che è anche attualmente il direttore artistico della compagnia, Johannes Debus. Tim Albery fa propria la visione scenografica di Michael Levine e ci propone un'immagine fortemente minimalista del mondo “dopo gli dei”. Tranne per alcuni spunti molto felici – i faretti rossi che variano di intensità, suggerendo ora la luce che le Norne vedono col sorgere del giorno, ora il cerchio di fuoco attorno alla roccia di Brunilde; i frammenti di edifici e oggetti che si infiammano scarlatti sul palcoscenico per il rogo finale; il costante gioco dei colori, bianco, nero, rosso, sia nei costumi sia negli oggetti –, la messa in scena e l’atmosfera risultano piatte e poco entusiasmanti. La rocca della walkiria si riduce a un letto sfatto, davanti al quale si dicono addio Brünnhilde e Siegfried, poi sostituito da un tavolino e due sedie per l’incontro della protagonista con Waltraute (Karen Cargill, mezzosoprano scozzese molto poco convincente sia in questo ruolo sia in quello della seconda Norn). Appaiono in tono alquanto dimesso anche il ritorno dell’eroe ucciso, il fratricidio di Hagen e il funerale di Siegfried, e solo la scena dell’immolazione sembra ritrovare una certa solennità. Particolarmente infelice mi è parso il secondo atto (i lunghi tubi al neon in sospensione, che aumentano di numero secondo l’azione in palcoscenico, e si abbasseranno fino a rendere quasi claustrofobica la scena del riconoscimento di Siegfried al terzo atto), con Gunther ed Hagen che non solo vestono ma agiscono come funzionari di una squallida ditta e Gutrune che sembra la segretaria del dirigente piuttosto che la sorella del re. Così come appaiono tremendamente inefficaci, dal punto di vista teatrale, l’incontro notturno tra Hagen ed Alberich – seduti in penombra ad una scrivania – e il “Hier sitz’ ich zur Wacht” di Hagen, che non si muove dalla poltroncina rossa per la sua veglia... Discutibile anche, al terzo atto, l’idea di trasformare l’enorme tavolo da riunioni in pedana per il coro e alcuni dei personaggi principali, rendendo goffo il salirvi e scenderne di tutti (ma in particolare di Christine Goerke, non agilissima Brünnhilde) e ancor più goffo l’ingiustificato andirivieni di giacche e lance degli uomini che si armano al richiamo di Hagen.

La concertazione di Johannes Debus è impeccabile, ricorda lo stile pensoso e cupo di Karajan e di Barenboim piuttosto che quello rutilante di Georg Solti; giusto lo spessore fonico ed espressivo, così come la padronanza delle sfumature di canto e strumenti (oboi e percussioni, in particolare). Christine Goerke, già Brünnhilde con la COC in Die Walküre (2015) e in Siegfried (2016 leggi), è attualmente tra le migliori interpreti del ruolo, un soprano che non sembra inseguire tanto la potenza vocale quanto piuttosto una linea musicale morbida e coerente, senza cadute. Andreas Schager è un Siegfried disinvolto e iattante, dal buon timbro lirico che diventa però metallico negli acuti; dal punto di vista teatrale è accettabile con qualche vistosa sbavatura, dando ragione a Bernard Shaw quando definiva il tenore come uno “che per molte battute annuncia di morire per poi farlo davvero”. Il basso Ain Anger – pur non il miglior Hagen che si ricordi – sarebbe stato tragico e malvagio al punto giusto se la regia non ne avesse fatto un burocrate imbelle. Martin Gantner è un baritono di grande esperienza, dalla voce efficace e affidabile, ma il suo Gunther è troppo incolore, più di quanto lo richieda il personaggio complessato e dubbioso. Ileana Montalbetti è una buona terza Norn, un promettente giovane soprano che non mostra, in questa debole Gutrune, tutto il suo potenziale. Robert Pomakov è un discreto Alberich, come lo sono Danika Lorèn (Woglinde), Lauren Eberwein (Wellgunde), Lindsay Ammann (prima Norn/Flosshilde).

Foto di Michael Cooper  e Chris Hutcheson

Götterdämmerung di Richard Wagner

Four Seasons Centre di Toronto dal 2 al 25 febbraio 2017.

Orchestra e Coro della Canadian Opera Company.

Direttore d’orchestra, Johannes Debus.

Direttore del Coro, Sandra Horst.

Regia, Tim Albery.

Scene e costumi, Michael Levine.

Direzione Luci, David Finn.

Coreografie, Patti Powell.

 

 


 

 

 
 
 

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