L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

 

 

 

 

Forme e suoni che esprimono idee e passioni

di Carla Monni


Una mostra temporanea alla Galleria d’Arte Moderna “Raccolta Lercaro”, 20 settembre-23 novembre 2014

BOLOGNA, 20 settembre - 23 novembre - Lo scorso settembre si è celebrata la 31° edizione delle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione pensata nel 1991 dal Consiglio e dalla Commissione Europea, con l'obiettivo di favorire lo scambio culturale tra gli Stati membri e mettere in risalto il ruolo cruciale della cultura nel nostro Paese. Tra i tanti musei, monumenti e aree archeologiche italiane che hanno aderito al progetto, anche la Galleria d’Arte Moderna ”Raccolta Lercaro” di Bologna ha dato il suo contributo con l’allestimento di una mostra temporanea, intitolata Archipitture in concerto, a cura degli architetti Andrea Dall'Asta S.I. e Giuliano Gresleri. L’idea è stata quella di fondere le opere visive, del tutto intime, di quattro architetti bolognesi con le composizioni di quattro musicisti. È stata una mostra, questa, in cui l’architettura si tramuta non solo in immagine, ma anche in musica, grazie all’accompagnamento strumentale del gruppo jazz Pictures at in exhibition Quartet, che durante l’inaugurazione ha omaggiato le composizioni dei singoli artisti con quattro brani inediti. Questi giovani musicisti – Claudio Calari al sax tenore, Marcello Cassanelli al pianoforte, Antonello Sabatini al basso e Mattia Lanzarini alla batteria – hanno sviluppato musicalmente l’idea poetica che sta alla base delle opere in mostra, attraverso cambi di registro, timbro e intensità sonora. Di certo non è una novità: nell’arco dei secoli, pittura e musica sono state a stretto contatto tra loro e la seconda non ha fatto – e non fa – solo da ornamento alla prima, ma ne narra ed esprime tutte le sfumature. Si pensi, per esempio, alla celebre suite per pianoforte Quadri di un’esposizione di Modest Petrovič Musorgskij, che tentò nel 1874 di tradurre in musica alcuni disegni e acquerelli dell’amico artista Viktor Aleksandrovič Hartmann. Suite, tra l'altro reinterpretata negli anni ‘70 del ‘900 dal gruppo britannico Emerson Lake and Palmer, con un arrangiamento tipicamente progressive.

Ciò che è emerso dalla commistione di suono e immagine è un concetto sinestetico delle arti, in cui tutti i sensi sono stimolati e coinvolti in un’esperienza complessiva della percezione, concetto ormai acquisito, che ha attraversato l’intero XX secolo, a partire dalla concezione della scuola tedesca Staatliches Bauhaus, negli anni ‘20, di teatro totale in cui spazio, forma, colore, suono, movimento e luce vengono miscelati tra loro. La scuola teatrale del Bauhaus fu caratterizzata da una ricerca attraverso il gioco e la forma, atteggiamento che gli autori stessi della mostra Archipitture hanno ripreso. Osservando, infatti, le loro composizioni - nate in primis dal connubio delle loro esperienze personali, della passione e della professionalità sul campo architettonico - lo spettatore ha come la sensazione di immergersi nello spazio familiare e nell'immaginario dei quattro architetti, i cui lavori realizzati ne hanno rivelato l’essenza più intima, la storia, le idee e i ricordi lontani, che sfociano in un gioco spontaneo e autentico, anche per mezzo dei materiali e delle tecniche da loro stessi utilizzati. Sotto questo aspetto sono sintomatici i titoli stessi delle composizioni musicali dedicate a ogni autore: i Frammenti materici di Manuela Caldi rappresentano paesaggi sofisticati o vecchi edifici lasciati nel dimenticatoio, impreziositi da oli, sabbia, piccoli sassi, rocce frantumate, polveri e pigmenti. Le Improvvisazioni eteree di Paolo Capponcelli sono pure invenzioni estemporanee, ricche di cromatismi, rafforzati grazie ai colori vivaci a tempera e alla tecnica del collage. Gli Inediti di Daniele Paioli sono opere generate con materiali semplici – cartoncini, nastri colorati, pezzetti di legno – che, come per gioco, l’autore si diverte a comporre e scomporre, con esiti inaspettati.  Infine le Compresenze di Piero Orlandi, che utilizza il collage, in questo caso fotografico, per rappresentare luoghi desolati e oggetti smarriti da recuperare e riportare in vita.

Si è trattato di una mostra tutta da vedere e da ascoltare, in cui gli autori coinvolti sono andati alla ricerca di un’estetica sincera e istintiva attraverso la creazione artistica. Tra l’altro, per citare il filosofo Jean-Baptiste Dubos, la forza della musica e della pittura sta nel fatto che entrambe si servono di segni naturali e non arbitrari o convenzionali.

Paesaggio di Manuela CaldiPaesaggio di Manuela Caldi