L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

L'occasione del riscatto e della rinascita

di Roberta Pedrotti

Nel momento del giuramento del nuovo governo, ci si rivolge al riconfermato Ministro della Cultura Dario Franceschini, con l'invito a smentire le critiche al suo operato e l'augurio di un superamento, condiviso e costruttivo, dell'emergenza sanitaria e dei problemi strutturali pregressi nel settore.

Caro Ministro,

in questo momento sta prestando giuramento e, nel rispetto che porto alle istituzioni, non posso non augurare buon lavoro a Lei e ai Suoi colleghi del governo. Non posso non attendere con una certa trepidazione i vostri programmi. Certo, non mi aspetto che Lei legga queste righe, ma poiché il Suo ministero mi sta particolarmente a cuore e il mio mestiere è scrivere, scrivo.

Caro Ministro, forse le sarà giunta eco di un’accoglienza non proprio entusiastica alla Sua riconferma. Non è un mistero che nell’ambiente dello spettacolo dal vivo (artisti, pubblico, addetti ai lavori) Lei non abbia raccolto grandi consensi, specie in quest’ultimo anno, però ricordo bene che un sovrintendente teatrale serio e onesto, anni fa, mi disse di aver trovato in Lei un interlocutore preparato e costruttivo. Mi piacerebbe davvero che Lei ora potesse smentire quanti La vedono - perdoni la franchezza, ma presumo che la cosa non Le sia ignota - come un cavaliere dell’Apocalisse. Capisco che il Suo compito non è piacere a tutti, però sarei felice di vederla darsi da fare e meritare la stima delle tante persone assennate che ora esprimono preoccupazione.

Sappiamo benissimo che la situazione da un anno a questa parte è di estrema gravità e che non basta dire che la cultura, il teatro, la musica sono importanti per poter tornare ad andare per teatri come se nulla fosse. La priorità è la salute (per poter cantare, suonare, recitare, applaudire, ascoltare, osservare, partecipare dobbiamo essere vivi e in salute: non ci piove) e dipendiamo tutti dalle indicazioni del comitato tecnico scientifico, delle autorità in campo medico.

Non mi metto al Suo posto e non le suggerisco soluzioni. Sono convinta che essere ministro, ricoprire ruoli istituzionali significhi possedere competenze specifiche e poter contare su collaboratori e consulenti con i quali non mi metto certo in competizione, tantomeno in un contesto di pandemia al quale tutti eravamo impreparati. Tuttavia, mi lasci dire almeno che la sua presenza si è sentita poco, pochissimo e avremmo almeno voluto vederla come interlocutore e portavoce, punto di riferimento e rappresentante. Così non è stato e il comparto dello spettacolo dal vivo si è sentito drammaticamente solo. Non si tratta di puro sentimentalismo, sa, ma di constatare che quell’arte e quella cultura che - non devo essere io a dirglielo, certo - sono alla base di una società sana hanno rischiato di scivolare in una viscosa guerra fra poveri. Tizio apre e Caio no? Sempronio può lavorare e Tullio è in lockdown? Lentulo ha ricevuto un contributo e Publio nemmeno un centesimo? Ad Atene il pubblico entra, a Sparta è tutto chiuso? Al Foro Boario si vende e si compra, alle terme si va a numero chiuso, parliamo del Circo Massimo, dell’anfiteatro non si sa nulla? Brutta situazione, perniciosa. VederLa un po’ più partecipe, in prima linea, pronto a ricordare che ci siamo anche noi e a dialogare con le parti in causa sarebbe molto, molto gradito.

Una cosa, poi, va detta francamente: Lei si è innamorato dell’idea di una Netflix della cultura e rispetto la Sua idea. Il guaio è che questa benedetta Netflix della cultura non piace proprio a nessuno tranne che a Lei: non sarebbe il caso di lasciar perdere? Sa, la prospettiva che il FUS già diviso con il coltello fra i denti e mille polemiche debba finanziare anche questa piattaforma non è che ne accresca la popolarità. Anzi, non è vista solo come una cosa inutile, ma pure dannosa. Qui sì che mi permetto di darle un consiglio: invece di imbarcarsi in cose nuove non necessarie (tanti teatri hanno già da sé una web tv, chi non ce l’ha si appoggia senza problemi a youtube e altri servizi), perché non sollecita nello stesso ambito un miglioramento delle risorse che già abbiamo? Ministro, parliamoci chiaro: la Rai ha un tesoro di archivi e competenze, ma si perde in un labirinto burocratico kafkiano, i siti sono fatti malissimo, macchinosi e poco funzionali, la ricezione dei canali culturali come Rai5 e RaiStoria (ma anche Radio3) ancora problematica in molte zone, la resa del suono inadeguata tecnicamente alla musica d’arte proprio nelle emittenti dedicate… Magari non abbiamo bisogno di una nuova piattaforma, ma dobbiamo solo far esprimere alla Rai il suo potenziale, guardare ad ARTE, provare a essere un po’ più internazionali (molti all’estero lamentano grosse limitazioni su Raiplay). La digitalizzazione è una bellissima cosa, il dialogo con i media, lo sfruttamento delle tecnologie pure, ma forse potrà trovare spunti più utili in tal senso della creazione dell’ennesima piattaforma, dell’ennesima perdita di tempo e cattedralina nel deserto (perdoni, ma è opinione unanime) che erode fondi pubblici. E il teatro non è uno schermo. Il teatro è contatto.

Pochi giorni fa il Presidente del Consiglio Draghi ha incontrato il Presidente di Agis Carlo Fontana. Penso che sarebbe un’ottima cosa partire da qui, lasciare le Netflix nel cassetto, e invitare al tavolo le parti in causa, i rappresentanti dei vari settori che fanno capo al Suo ministero. Un ministero che ora non è una sigla, ma ha un nome, inclusivo, di grande responsabilità, semplicemente Cultura. Un ministero da cui ci si aspetta molto e per il quale ci piacerebbe che Lei alimentasse speranze e concrete prospettive. Non aperture a tutti i costi, per carità, ma un bel dialogo costruttivo su cosa ha funzionato e cosa no nelle aperture effettuate fra giugno e ottobre, cosa possiamo prendere ad esempio positivo e negativo delle esperienze simili di altri paesi. Sarà d’accordo: il settore dello spettacolo dal vivo ha mostrato una vitalità straordinaria nell’elaborare soluzioni, molte delle quali eccellenti, alcune straordinarie. Poi, ci sono ostacoli di forza maggiore, l’indice rt, l’andamento della campagna vaccinale, ma dal Suo ministero ci si aspetta il riconoscimento di questa vitalità e l’impegno a metterla a frutto, a elaborare insieme le strategie migliori per ripartire davvero, gradualmente, seriamente. Ministro, mentre tanti al Suo nome si disperano, provi a stupirli: convochi le associazioni di settore, le metta in dialogo con il CTS (evitando che qualche malintenzionato additi coloro i quali sono preposti al bene comune come dei nemici e che qualcuno ci caschi seguendo le sirene del complotto). C'è chi dubita che si possa tornare alla normalità, c'è chi addirittura pensa che Lei non sia interessato alla riapertura di teatri, cinema, sale da concerto. Io non ci credo, io voglio guardare con fiducia al ritorno allo spettacolo dal vivo, ma anche oltre, perché la questione non è solo riaprire i battente: è molto più ampia e profonda. La tragedia, anzi, deve essere uno stimolo alla rigenerazione.

C’è molto da fare, perché tutto non deve tornare come prima, ma essere meglio di prima. Sono necessari, oltre che misure adeguate per l’emergenza, garanzie per i lavoratori, contratti aggiornati in base a un dialogo condiviso. Bisogna rivedere i meccanismi di finanziamento, ma anche molto nella gestione, nelle nomine, nei bilanci. Aspettiamo l’esito di inchieste già avviate anche per stabilire nuovi punti di partenza nella riorganizzazione del settore. Serve, anche con i Suoi colleghi con delega a turismo, scuola, università e ricerca (la dottoressa Messa viene dall’Orchestra Verdi di Milano, sarà senz’altro sensibile alla questione), la pianificazione di una vera politica culturale. Abbiamo visto, ahinoi, quanti danni stiano facendo l’ignoranza e l’approssimazione, quanto ci sia bisogno di vero spirito critico e competenze. Non vorrei, non voglio cercare di insegnarLe il Suo lavoro, ma vorrei tanto che Lei ci stupisse mostrandoci come sa farlo bene. Non pretendiamo la bacchetta magica contro un’emergenza a cui nessuno è preparato, ma auspichiamo dialogo costruttivo, vorremmo vederLa coinvolto e propositivo per elaborare progetti con noi che gravitiamo intorno alle competenze del Suo ministero. Non è impossibile e, se c’è chi pensa che Lei stia solo occupando una poltrona, o addirittura che sia lo strumento di dismissione di un settore, sfrutti questa occasione per dimostrare che quella poltrona ha un valore, che il settore è fondamentale, deve rinnovarsi e ripartire con i valore e le competenze di cui dispone. 

Certo, non è tutto oro, e anche fra gli addetti ai lavori e il pubblico c’è molto da fare. Nell’emergenza bisogna impegnarsi a rispettare le regole. So che se vogliamo riaprire dobbiamo essere rigorosi, tutti. I teatri devono avere (ed esercitare) il potere di imporre tutte le precauzioni necessarie: tamponi, esami, mascherine etc. Non è ammissibile, ma succede, che in un coro o un’orchestra si presentino persone che non garantiscano la sicurezza dei colleghi. 

Tuttavia, caro Ministro, indisciplinati e carenze normative devono essere corretti, non devono divenire danno e rischio per il lavoro di tutti. Non devono potersi trasformare in alibi per impedire a un intero settore di elaborare strategie e ripartire. Il Suo è il ministero della Cultura, e questione culturale è anche avere a cuore il bene comune, riconoscere e rispettare le competenze (in questo caso scienziati, virologi, epidemiologi, che hanno già i loro grattacapi a interpretare una situazione nuova e in divenire: non dovremmo pretendere che siano infallibili, ma ammettere che siano più qualificati di noi). Un buon lavoro nel Suo ambito può fare molto anche per la salute, anche in corpore.

Caro Ministro, non La invidio perché i problemi sono tanti, immensi, però Lei ha in mano una straordinaria occasione. Tutti ce l’hanno con Lei: dimostri che sbagliano, può farlo. Può portarci fuori dal tunnel.

Buon lavoro Ministro, a Lei e ai Suoi colleghi.

Roberta Pedrotti


 

 

 
 
 

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