L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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La passione (per l'insegnamento) prima di tutto

a cura di Roberta Pedrotti

Melomane prima di tutto, e per questo studioso di melodramma, in particolare del repertorio italiano dei primi decenni dell'Ottocento, ma per Gabriele Cesaretti, autore della monografia su Dionilla Santolini, le definizioni vanno strette e, accanto alla passione per l'opera, la gratificazione più grande è quella dell'insegnamento, che definisce "il lavoro più bello del mondo" nonostante le difficoltà sofferte dalla categoria.

Quattro domande per conoscere meglio il biografo della "diva inattuale" e il lavoro di ricerca che ha portato alla pubblicazione del volume per Zecchini Editori.

Chi è Dionilla Santolini? Perché la sua vicenda, artistica e personale, ci può interessare?

Dionilla Santolini è un contralto, nato nel 1813, che con la sua carriera ha attraversato alcuni degli anni più intensi e convulsi della storia dell'opera italiana. Il debutto assoluto avvenne nel 1826, ma la vera e propria carriera professionale prese vita nel 1829, durando fino al 1858. In questi trent'anni l'Italia ha vissuto momenti storici e artistici di grandissima importanza e credo che la visione offerta “dal di dentro” costituita dalla carriera di Dionilla Santolini possa offrire un parziale spaccato di questo mondo in continuo movimento, anche prescindendo dall'interesse vero e proprio legato alla sua figura. Dionilla fu comunque una donna nubile e libera, che non si sposò mai e che gestì in prima persona la sua carriera, un fatto che ho trovato molto interessante; inoltre fu una patriota, legata agli ambienti liberali del Risorgimento. Insomma un personaggio decisamente curioso che, a duecento anni dalla nascita, credo meritasse un ricordo.

Come è nato l’interesse sulla sua figura?

L'anno scorso, durante l'edizione 2012 del Macerata Opera Festival con la direzione artistica di Francesco Micheli, è stata allestita una mostra (Violetta Carmen Mimì) che prendeva spunto dalle protagoniste delle tre opere della Stagione 2012 dello Sferisterio per presentare al pubblico un ampio patrimonio artistico contenuto negli archivi dei musei civici. La curatrice della mostra, Prof.ssa Francesca Coltrinari, ha trovato anche delle stampe e delle litografie ottocentesche che testimoniavano buona parte dell'attività del Teatro di Macerata, attuale Teatro Lauro Rossi (lo Sferisterio non veniva usato per l'opera nel XIX secolo): queste litografie sono state esposte e, ovviamente, un posto d'onore lo ha avuto proprio Dionilla dato che, oltre ad essere maceratese, veniva ritratta con i curiosi baffi che si vedono anche nella copertina del libro. Io ho partecipato alla mostra curando proprio la sezione relativa alle litografie, su invito della Prof.ssa Coltrinari, e da lì ho iniziato a scoprire piano piano questa affascinante figura di primadonna dimenticata.

Come si sono svolte le ricerche, quali le difficoltà e le eventuali sorprese?

Le ricerche si sono svolte sempre con il fiato sul collo! Poter cavalcare l'onda del bicentenario era essenziale per ricordare la figura di Dionilla, ma questo ha significato effettuare il lavoro di ricerca in tempi relativamente ristretti. Alla base del volume c'è stato l'utilizzo di recensioni d'epoca ma gran parte di materiale proviene dagli archivi della Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, che conserva l'enorme lavoro svolto (documenti, lettere, stesura delle voci) da Radiciotti e Spadoni per il mai pubblicato Dizionario biobiliografico dei musicisti marchigiani: un'impressionante raccolta di materiale che è auspicabile prima o poi veda la luce in un'edizione critica.

Chi è Gabriele Cesaretti? Come oggi vive uno studioso? Quali le difficoltà, le motivazioni, le gratificazioni?

Gabriele Cesaretti è, prima di ogni altra cosa, un melomane che adora quella particolare nicchia di repertorio costituita dall'opera italiana preunitaria, ragion per cui approfondire la figura di Dionilla è stato veramente appassionante. La mia attività principale, però, è quella di insegnante nelle scuole secondarie di secondo grado e fatico, anche per carattere, a riconoscermi nella parola “studioso”. Uno “studioso”, comunque, oggi vive di passione: è difficile, per non dire impossibile, potersi mantenere esclusivamente con attività di ricerca, ma la soddisfazione e la gratificazione di aver contribuito, sia pure con poco, a far scoprire una figura di artista dimenticata compensa quasi tutto. Tengo a sottolineare che questo tipo di motivazioni e gratificazioni non sono nulla, però, se messe a confronto con quelle che si riescono a ottenere insegnando in classe: la professione del docente è sempre più bistrattata ma resto convinto che sia il lavoro più bello del mondo... Dionilla mi perdonerà.


 

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