L’ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

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La vita fra le sfumature

di Roberta Pedrotti

Negli ultimi mesi, nonostante il blocco delle attività dal vivo, Mariangela Vacatello non è rimasta inattiva. Anzi, appena le orchestre hanno potuto riprendere a suonare insieme ha subito partecipato ad alcune sessioni di registrazione di un omaggio a Beethoven con l'Orchestra di Padova e del Veneto per la Rai. Rimandato il programma in presenza del Memoria Festival di Mirandola, ha preso parte alla sua versione digitale con un concerto/conferenza sempre a tema beethoveniano in streaming. 

Il ritorno di fronte a un pubblico è, invece, avvenuto a Montepulciano, con il Terzo concerto di Beethoven per la chiusura dell'edizione 2020 del Cantiere internazionale d'arte. Cominciamo la nostra conversazione con la pianista partenopea dall'invidiabile bouquet di premi internazionali proprio parlando di quest'ultima esperienza, della ripresa della musica dal vivo.

Questo è stato proprio un primo concerto ufficiale: all'aperto; con vento, almeno nella mia parte, a trenta nodi; lo scenario bellissimo della piazza di Montepulciano; tutti divisi, ovviamente, con i leggii a distanza debita di almeno un metro e questa Orchestra Poliziana con cui non avevo mai lavorato. Devo dire: ho scoperto una realtà molto bella, perché Montepulciano è una località nota, ma non una grande città, eppure grazie anche all'idea di Henze l'Istituto di Musica Poliziano  funziona benissimo. Conta dai 400 ai 600 iscritti e l'orchestra è composta quasi esclusivamente da loro studenti, per i quali il concerto è stato un banco di prova molto forte, dato che all'esterno non è sempre semplice suonare con i solisti, anche per le orchestre più esperte e anche con un direttore e un musicista in gamba come Roland Boer... senza contare questo vento a trenta nodi!

E ritrovare il contatto con il pubblico, il direttore, l'orchestra come è stato?

Con un paio di prove con il direttore e l'orchestra abbiamo trovato subito un'affinità. Montepulciano ha anche un altro fattore positivo: il suono arrivava, riuscivamo a sentirci, per quanto si fosse all'aperto, grazie anche al clima di collaborazione e di intesa che si è creato nel lavoro musicale delle prove. C'è una piccola amplificazione in piazza, estremamente discreta. Non si percepisce affatto, ma permette a tutti di sentire benissimo. L'ho testata personalmente: io non amo l'amplificazione, ma quando è discreta e precisa come in questo caso è piacevole, fa sì che il pubblico possa ascoltare in ogni angolo della piazza, che comunque è stata chiusa con pannelli fonoassorbenti, senza disperdere il suono.

Ritrovarsi a suonare dal vivo poi, è sempre un'altra cosa.La tensione che prova un solista davanti a un pubblico è sempre diversa da quella davanti a un microfono o una videocamera. Comunque, molti artisti nel periodo di lockdown si sono dati da fare per rimanere in contatto con il pubblico. Anch'io l'ho fatto. Nei social non c'è solo glamour, ma ci sono anche molte persone che seguono perché davvero amano, hanno la necessità di sentire la musica e a questo non si può sopperire con un video, attraverso lo schermo. Per questo un concerto all'aperto è una condizione diversa di ascolto e di comunicazione fra pubblico e solisti.

Al mio primo concerto dopo il lockdown mi sono commossa fino alle lacrime nel ritrovare il suono fisico degli strumenti lì, presente in teatro. E non si può dire che anche a casa non abbia ascoltato musica, durante la chiusura.

È vero, e poi le prove, ma perfino i rumori del pubblico... il suono dal vivo, è un'emozione diversa! Un CD anche registrato meravigliosamente non potrà mai sostituire il momento, l'attimo di una creazione, qualunque essa sia, di qualunque livello. Quando guardi, ascolti il live, chiunque stia suonando, è una creazione unica, un istante che non potrà essere replicato in versione digitale. A volte io penso che si possa paragonare a un film in 3D, ma anche oltre, per quello che riesci a percepire, ognuno con la propria vista, il proprio occhio, il proprio modo di vedere le cose, le sfumature. Ecco: le sfumature. Non si possono replicare, solo realizzare e percepire in un momento e chi è appassionato, chi segue, chi sente la musica è sempre alla ricerca di sfumature.

È come la vita, le sue problematiche e i momenti belli, che non si possono riprodurre. E questo vale soprattutto per l'arte non statica, l'arte come la musica, che si rinnova ogni volta che si ricomincia, anche da un minuto all'altro. Penso che anche per il pubblico che voglia sentire veramente, il live sia qualcosa di insostituibile e indispensabile.

Penso che condividere tutto questo con un'orchestra giovanile sia particolarmente significativo ora.

Ho scoperto questa realtà dell'Orchestra Poliziana e mi ha fatto veramente molto piacere. Come dicevo, Montepulciano è un luogo rinomato ma non una metropoli e vedere che in ogni famiglia ci sono giovani che suonano non solo per la carriera, ma soprattutto per passione è meraviglioso. Non studiano solo con la prospettiva, poi, di andare al conservatorio, ma suonano con pazienza e dedizione e attenzione arrivando a un livello che ha permesso loro di essere lì in piazza, con le problematiche e la bellezza di un concerto live all'aperto. A me questo ha aperto il cuore, perché ci sono realtà al mondo di questo tipo, ma in paesi molto lontani dal nostro. Per me è stata una bellissima scoperta. Ho suonato con grandissime orchestre di tutto il mondo ed è stato sempre un piacere, però è stata veramente una gioia vedere l'atteggiamento di questi ragazzi, la loro attenzione e la loro serietà anche di fronte alle difficoltà. Un solista nel momento in cui siede allo strumento non cambia atteggiamento a seconda dell'orchestra che si trova di fronte, è sempre lo stesso, ma veramente il loro comportamento è stato una cosa meravigliosa, mi sono commossa. Spero che possano svilupparsi molte altre realtà di questo tipo in Italia ma non solo: ovunque. È un discorso molto importante che mi fa tornare un po' con il pensiero a quando una volta anche in Italia molte famiglie avevano uno strumento e si faceva musica in casa, non solo con la prospettiva di una carriera. Non tutti, per diversi motivi, possiamo fare delle nostre passioni un lavoro: magari non siamo portati, magari è un altro il nostro talento, magari i casi della vita ci portano da un'altra parte. Io avrei potuto fare, per esempio, il veterinario, non l'ho fatto ma non significa che non possa amare gli animali, o avere altre passioni. E questo che mi ha colpito, il fare qualcosa per passione e non necessariamente per la carriera, per il business. Questa cosa mi ha commosso: è molto, molto bello.

Putroppo, invece, si pensa che solo chi ha una prospettiva di carriera debba studiare musica, uno strumento.

Io sono stata in America molti anni, ho suonato più oltreoceano che in Italia e lì è molto più ampio il discorso e ci sono molte orchestre di amatori. Questi ragazzi non si possono chiamare amatori, perché stanno studiando, magari qualcuno di loro diventerà un solista, qualcun altro farà parte di un'orchestra, altri faranno il medico... non lo so, però penso che un essere umano non possa andare solo nella direzione del business, dei soldi, del marketing. Altrimenti si perdono tutte le sfumature di una persona. Non prendere più in considerazione anche nella scuola la musica e l'arte è assolutamente una perdita della creatività umana. La creatività va alimentata, le arti alimentano l'essere umano e, che si abbia o meno un talento naturale, non significa che non si possano coltivare le proprie passioni in maniere diverse. Ecco perché vedere questi ragazzi, soprattutto in tempi così difficili, mi ha davvero commossa.

Proprio in questo periodo, in cui abbiamo visto cambiare le priorità, mancare cose che davamo per scontate, come anche solo far la spesa, avremmo dovuto ripensare a cosa significa, a cosa è essenziale per vivere e sopravvivere.

Ecco, anch'io ho usato queste parole in questi mesi “vivere e sopravvivere”. Anch'io ho conosciuto persone che purtroppo in questo periodo non sono state bene e purtroppo non tutti sono riusciti a capire, anche perché non abbiamo avuto un tempo illimitato e ognuno deve arrivarci per se stesso. Capire cosa serve per vivere e sopravvivere e non confondere troppo le cose. Certo, mangiare è fondamentale, se manca quello non si può pensare alla creatività: è una base, ma comunque meno di quanto si immagini. C'è anche altro che ci può mantenere in vita oltre al cibo, un altro alimento, un'altra gioia, un'altra ricerca. Una passione, il piacere di svolgere un'attività alimenta la mente ma anche il fisico: capita che si salti un pasto e quasi non ce ne si accorga, mentre si è presi da altro. Un modo di dire, ma davvero capita di essere così felici di fare qualcosa da non accorgersi che l'ora del pasto è passata. Non voglio dire che si possa stare senza mangiare, ma non è solo quello che ci tiene in vita: è una linea sottile, bisogna trovare un bilanciamento.

Speriamo che soprattutto i giovani possano far tesoro di questi momenti e comprendere cosa è veramente importante per l'essere umano, l'arte, la sensibilità, le sfumature. Sono cose molto importanti a cui spesso, magari, non si pensa, e questo perché non capita, non perché i giovani siano stupidi.

Io ho degli allievi, ho proseguito anche on line le mie lezioni e ho notato anche aspetti utili, come le registrazione, la possibilità di riascoltarsi, ripetere, conoscersi meglio. Però, dall'altra parte, i ragazzi hanno anche la necessità del confronto diretto. Chi vuole veramente apprendere non può non pensare anche a un minimo di artigianato che si crea solo face to face. Diciamo che si può ampiamente essere aiutati dalle tecnologie, ma non si può sostituire l'esperienza diretta. Sono sfumature, anche in un sistema ottimo: non si parla solo di qualità del suono, ma di quello che si può ottenere solo a contatto. E i ragazzi stessi lo comprendono, loro stessi lo chiedono.

Parliamo un po' dei prossimi impegni. Fra l'altro sarà anche nel cartellone autunnale di riapertura della Scala.

Come tutti ho avuto cancellati gli impegni della primavera, da fine febbraio in poi, quindi piano piano ora si sta ritornando! Questo concerto alla Scala era già programmato per il 18 ottobre ed è un'occasione alla quale tengo molto non solo perché si tratta della stagione di Milano Musica, a me molto cara, ma anche per il repertorio che andrò a eseguire, con prime assolute di tre compositori diversi. Due di loro (Georges Aperghis e Yan Maresz) li conosco già personalmente e li ammiro umanamente quanto artisticamente, Marco Stroppa l'ho incontrato una sola volta ma ho sentito diversi suoi lavori anche dal vivo e trovo che tutti e tre abbiano personalità molto ben delineate e interessanti. I brani che eseguirò sono totalmente diversi tra loro per sensibilità e stile, sono scritti molto bene e questo mi affascina moltissimo: dal punto di vista pianistico è senz'altro stancante perché sono anche difficili, ma è un'esperienza esaltante. Sono tre mondi diversi, diversissimi da creare: è uno studio molto eccitante Sono molto contenta di questo programma.

Poi è confermato anche il concerto a Trieste con il Quarto di Beethoven il 9 ottobre, il 22 agosto è appena arrivata la conferma per le Sonate sempre di Beethoven a Stresa, per recuperare il concerto di Mirandola, invece, non c'è ancora una data precisa ma dovrebbe essere sempre in ottobre: un mese molto ricco! [qui gli aggiornamenti sul programma]

Parlando della Scala abbiamo toccato, poi, un tema che mi sta molto a cuore: quello del suo rapporto con la musica del XX e XXI secolo.

Sì, anche se alla Scala ci sarà anche un brano a cui tengo molto, i Kleisleriana di Schumann, un pezzo romantico, ma che ancora oggi presenta molti interrogativi. È sicuramente ben noto agli addetti ai lavori e non solo, ci sono tante registrazioni storiche, ma nel reperotorio ottocentesco mantiene un suo carattere contemporaneo, nel senso che non ha una sua collocazione precisa, ci sono ancora molti dubbi su come Schumann l'abbia veramente concepito, amato, se abbia pensato di rivederlo, se fosse adeguato per il pubblico dell'epoca e per quello di oggi... Però è sicuramente un brano che contiene tutta la sua anima e sono piccole miniature estremamente intense. Tutto il mio programma è basato sulle miniature e tutti i brani che suonerò hanno in comune la breve durata e l'autonomia, come, appunto, i Kleisleriana: ogni pezzo ha una propria personalità ben definita, non c'è un legame fra loro,ma la personalità del compositore si espande al loro interno. Tutto il concerto parte da questa idea.

Oltre ai vari concerti dal vivo a Trieste, Montepulciano, Stresa, anche il progetto per la Rai con l'Orchestra di Padova e del Veneto riprenderà le celebrazioni beethoveniane congelate dalla pandemia. 

Povero Beethoven: è stato un po' sfortunato. Però nella sfortuna bisogna vedere anche il positivo e io noto con piacere che moltissime stagioni si stanno organizzando per prolungare le celebrazioni nel 2021. Io non amo molto "l'bbligo" di dedicarsi a un compositore in base alle ricorrenze di nascita, morte, anniversari, però devo dire che c'è anche qui del positivo nell'opportunità di scoprire brani di rara esecuzione, di approfondire musica meravigliosa che magari non si conosceva abbastanza. Con un grande come Beethoven sono contenta che le celebrazioni di estendano ancora nel prossimo anno e di poter partecipare, ora con il Terzo e il Quarto concerto e alcune sonate. Poi vedremo cosa ci riserverà il 2021.

A proposito. Già si dice spesso che in Italia la programmazione musicale avviene in tempi molto ravvicinati: immagino ora quante difficoltà comporti rimodulare le nuove stagioni e recuperare i concerti cancellati.

Sarà sicuramente per tutti gli artisti un periodo complicato da gestire, perché tutti cercheranno di recuperare gli appuntamenti persi. Poi c'è anche la questione degli spostamenti: artisti italiani che avrebbero dovuto recarsi all'estero e viceversa. Tutti hanno avuto blocchi e cancellazioni, anche ad altissimi livelli. Si dovranno ridefinire tutte le stagioni, nella speranza che non ci siano nuove chiusure. Sì, sarà tutto da rimodulare, ma potrà essere anche un'occasione per artisti locali, per  trovare nuovi spazi per i giovani: in Italia siamo sicuramente pieni di giovani e meno giovani che hanno dedicato la propria vita costantemente alla musica. Quindi, anche in questo, cerchiamo di vedere un lato positivo, delle opportunità, per il momento. Poi si vedrà strada facendo. Non so se torneremo o meno come prima, ma anche se tutto tornerà come qualche prima della pandemia, avremo vissuto un periodo che spero lasci in tutti noi un pensiero un po' più profondo, per riflettere giorno per giorno sulla nostra vita e il nostro lavoro. Siamo positivi.

Grazie! Speriamo davvero!


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