L’Ape musicale  

rivista di musica, arti, cultura

 

   

La musica come espressione di sofferenza e di lotta

per gentile concessione del Festival di Salisburgo

Il passaggio all'anno nuovo è sempre un'occasine per volgere lo sguardo al passato e, contemporaneamente, guardare al futuro. La presidente del Festival di Salisburgo ne parla con Daniel Barenboim, che è stato ospite del Festival fin dal 1965 e ha contribuito in maniera decisiva al successo dell'edizione del centenario nell'estate, particolarissima, del 2020 come pianista e direttore della sua West-Eastern Divan Orchestra, e che – naturalmente, si sarebbe tentati di dire – sarà anche presente con due concerti nel programma 2021.

traduzione a cura di Roberta Pedrotti

Helga Rabl-Stadler: Daniel Barenboim, qual è il tuo sguardo sul 2020?
Daniel Barenboim: Penso sia stato un anno particolarmente difficile. Non c'era mai stato un problema globale di questa portata. Perfino durante la Seconda guerra mondiale c'eranno posti dove poter fuggire. Oi siamo tutti in balia di questa panemia. Bisogna considerare qui problemi molto diversi: naturalmente, il primo pensiero deve essere per la salute in tutto il mondo e per tutte le persone. Il secondo pensiero deve essere per gli immensi problemi economici. Ci sono moltissime persone che la pandemia ha gettato nella povertà. Terzo, non dobbiamo dimenticare che qusta pandemia ha attaccato tutti noi. Un grande nervosismo ha afferrato tutte le nostre relazioni umane e professionali nel mondo. Ci sono persone più ansiose, altre meno, ma siamo tutti sotto pressione.

Rabl-Stadler: Qual è il ruolo della cultura nel mondo di oggi? Come hanno potuto dare forza in questi momenti estenuanti l'arte e la cultura?
Barenboim: Dobbiamo ammettere che non ci siamo comportati in modo lungimirante con le arti e la cultura negli ultimi anni. La formazione dei giovani musicisti e del pubblico è in declino. Bisogna dirlo in tutta onestà. L'educazione del giovane musicista è qui: diventano specialisti, per esempio favolosi oboisti o violinisti, con uno strumento, ma lo sviluppo della loro conoscenza, la loro cultura generale, è stata spesso trascurata. Ma se suoni Beethoven, che tanto è stato eseguito quest'anno,devi sapere chi era Goethe, chi era Schiller e quali fossero le loro idee, perché sono anch'esse il contenuto della sua musica. 
L'altro lato è il pubblico: una buona parte di esso ha meno educazione musicale di un tempo. Arthur Rubinstein mi disse negli anni '70 che il suo pubblico all'inizio del XX secolo suonava Chopin al piano in casa nei fine settimana. Oggi nel migliore dei casi avranno i walzer di Chopin in registrazione. Ciò è diventayo sempre più drammatico da allora.

Rabl-Stadler: Che ruolo può avere la musica, che ruolo può ancora avere oggi?
Barenboim: La musica come espressione dell'umanità che ha sofferto e deve combattere la sofferenza. Gli esseri umani hanno l'opportunità di dare il meglio in una situazione come la pandemia, ma anche il peggio.

Rabl-Stadler: Significa che la gente deve essere responsabile per sé e il prossimo?
Barenboim: Sì, si tratta di diritti umani, ma anche di responsabilità umana, per quanto nessuno ne parli. L'atteggiamento positivo sarebbe "Sì, il Coronavirus ci attacca tutti, tutti allo stesso modo, donne e uomini, vecchi e giovani, senza riguardo alcuno. La conseguenza sarebbe: dobbiamo pensare e agire insieme. Invece è molto difficile perché il senso di responsabilità reciproca si è perduto. Forse dobbiamo anche forzare i politici ad assumere una linea dura perché dall'inizio le persone non si sono mostrate sufficientemente responsabili le une verso le altre. L'uomo, in generale, è un genio nell'inventare, ma poi non sa cosa significhi la sua responsabilità etica per ciò che ha scoperto.

Rabl-Stadler: Sei ottimista sul fatto che il pubblic voglia tornare allo spettacolo dal vivo dopo il lockdown? Come tornerà l'arte sulla scena?
Barenboim: Condivido la tua preoccupazione, ma non devi dimenticare che la musica è stata creata nello spazio che è dal vivo, sulla scena, con pubblico. Così, noi godiamo della musica e impariamo molto da essa. Non c'è un'alternativa a questa esperienza comune. Lo streaming è una buona cosa, ma non si sostituisce ai concerti e all'opera dal vivo.

Rabl-Stadler: Come possiamo convincere i politici che la musica, l'arte e la cultura sviluppano un potenziale speciale per la società? 
Barenboim: Larga parte dei politici non è interessata alla musica, lo accetto. Ma un politico che un ruolo nella società deve trattare la musica e le arti come un tesoro. Che gli interessi personalmente è secondario, la musica è importante per la società. 

Rabl-Stadler: Tu hai compiuto un vero e proprio atto politico fondando la WEDO, la West-Eastern Divan Orchestra, nel 1999.
Barenboim: La fondazione della WEDO non è stato un atto politico ma umanistico. Ho voluto dimostrare come giovani provenienti da mondi politcamente opposti hanno punti di contatto e possono fare musica insieme. Io sono profondamente grato per quanto l'orchestra sia cresciuta musicalmente negli ultimi vent'anni. Ma, per essere onesti, mi sarei aspettato maggior popolarità nella regione. Sfortunatamente, non è questo il caso. D'altra parte, abbiamo altrettante persone che ci ammirano e che non ci accettano in Palestina, Israele e nei paesi arabi.Ciò significa che c'è qualcosa di giusto in quel che facciamo. Non è unilaterale, è un progetto che mostra come le persone possano trovare un linguaggio comune, se vogliono. 

Rabl-Stadler: La West-Eastern Divan Orchestra è ospite al Festival di Salisburgo ogni anno. Anche quest'anno, con due concerti. 
Barenboim: È un particolare piacere e un onore per me personalmente che il Festival di Salisburgo ci sostenga così e che noi si possa suonare Salisburgo ogni anno. È molto importante per me.

Rabl-Stadler: Cosa apprezzi in particolare di Lahav Shani, il giovane diretto che che debutterà con la WEDO a Salisburgo la prossima estate?
Barenboim: È un talento straordinario, già a capo di due orchestre, sta tracciando la sua strada e ha appena diretto la Mozart Week.

Rabl-Stadler: Cosa puoi dire a un giovane direttore in questi tempi turbolenti?
Barenboim: Il talento da solo non basta: leggere una partitura è più difficile che leggere un libro. Se non capisci una frase, puoi rileggerla nel libro. Il direttore deve capire che il talento è come un giardino che ha bisogno d'acqua. Devi pensare nella e con la musica, non basta fare centinaia di concerti. Devi concervare nella mente ciò che è stato in passato e nello stesso tempo essere nel presente, perché è quello che suona e pensa il futuro, che avviene in dinamica, armonia e melodia nelle prossime battute.

Rabl-Stadler: Come sono stati ideati i concerti che ascolteremo l'11 e il 12 agosto a Salisburgo?
Barenboim: Michael Barenboim e Kian Soltani suonano il doppio concerto di Brahms nella prima serata. Suoneranno come solisti e come membri della WEDO. Io amo la sinfonia di César Franck, ma è di raro ascolto; cominceremo con l'ouverture Prometheus di Beethoven. Nella seconda serata, Lahav Shani dirigerà due brani del XX secolo, il Divertimento di Bartók e la prima sinfonia di Prokof'ev. E io suonerò il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms.

Rabl-Stadler: Ti piace suonare con familiari e amici. In estate, la tua "amica musicale" Martha Argerich si esibirà con Renaud Capuçon a salisburgo, dove festeggeremo il suo ottantesimo compleanno. Come vi siete conosciuti?
Barenboim:Ho incontrato Martha nel 1949 in casa di un ebreo austriaco, Mr Rosenthal, che a Buenos Aires invitava persone a suonare ogni venerdì e mi sono innamorato subito musicalmente di lei. Rappresenta il meglio di tutto quel che potrei immaginare.


 

 

 
 
 

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