L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Nuova musica per Verona

 di Mario Tedeschi Turco

Otto concerti e il sostegno a una Giornata di studi musicologici: si presenta in grande stile e con notevole ambizione il programma artistico e culturale della Gaspari Foundation di Verona (https://gasparifoundation.org/), fondazione privata che ha come obiettivo la promozione della arti e della cultura, nonché la valorizzazione di giovani musicisti come il benessere della comunità sociale. Fondata da Giuseppe Gaspari, imprenditore con quarant’anni di esperienza nei settori tessile, elettronico, automobilistico e della cosmetica, con il fattivo contributo della moglie Nadia e delle figlie Elisabetta, Carlotta e Donatella, la Gaspari Foundation rappresenta un significativo esempio di esperienza imprenditoriale, di alto livello nell’innovazione e nella ricerca specifica, che si trasforma in servizio alla società attraverso un qualcosa che, al giorno d’oggi, appare assai poco scontato: la gestione del tempo libero volta all’edificazione di sé, con gli strumenti dell’arte musicale e della cultura storico-critica ad essa legata. Nel programma dei concerti (https://www.primaveramusic.it/), infatti, la Gaspari Foundation ha previsto sempre dei momenti di presentazione, affidati a noti studiosi, i quali avranno il compito di guidare il pubblico, con semplicità ma con rigore, a un ascolto consapevole dei classici musicali in programma nelle varie serate. In aggiunta, Gaspari Foundation ha scelto di sostenere fattivamente anche l’organizzazione di una Giornata internazionale di studi pensata dal Comitato nazionale per le celebrazioni dell’anniversario della scomparsa di Arrigo Boito, e segnatamente sull’Opera Amleto, musicata dal veronese Franco Faccio sul testo appunto del grande letterato e drammaturgo. Un’apertura a una proposta di carattere eminentemente scientifico coraggiosa e lungimirante.

Abbiamo incontrato il Presidente Giuseppe Gaspari, per meglio capire in che modo intenda questo suo cospicuo impegno nel lavoro culturale.

Presidente Gaspari, dopo una vita nell’industria, ai livelli più alti, cosa l’ha convinta ad intraprendere con la sua famiglia un cammino forse solo apparentemente così diverso?

Mi ha convinto la frequentazione di giovani musicisti, che ho conosciuto durante la mia presidenza del Rotary Club Verona. In quella mia annata infatti, 2011-2012, ricostituii il sodalizio giovanile affiliato (Rotaract), che era cessato da 19 anni, e diversi ragazzi erano appunto già peritissimi esecutori, diplomati e perfezionati in diversi Conservatori italiani. Ne rimasi molto colpito, e già all’epoca avevo in animo di costituire una Fondazione per perseguire tre importanti obiettivi, che ho sintetizzato in formula con altrettante parole-chiave: cultura, giovani e beneficenza. L’idea fu ben presto condivisa da Tommaso Benciolini, Luca Bertaiola e Sara Prandin, rotaractiani, nonché da mia moglie Nadia, che da 30 anni si occupa attivamente, anche con incarichi importanti, dei Gruppi di Volontariato Vincenziano. Occuparmi di questa iniziativa mi tiene impegnato quanto gestire un’azienda, seppur con finalità molto diverse: ma per quanto attiene a professionalità, vigore, intensità di presenza e vastità di visione complessiva, vi trovo molte analogie, in realtà.

La Gaspari Foundation per questo primo anno opera nella sua città, Verona. Da quel che si può intuire, però, la spinta ideativa del suo team di lavoro pare destinata ad andare anche oltre, in prospettiva nazionale…

Effettivamente nel 2019 gli eventi (una decina di Concerti) si tengono solo nella realtà veronese, nelle sue sedi “storiche”: Teatro Filarmonico, Sala Maffeiana dell’Accademia Filarmonica, Teatro Ristori, Aula Magna dell’Università di Verona e Teatro Romano. Saranno importanti per consolidare un già collaudato gruppo di organizzatori, dal Direttore Artistico Benciolini, ai consiglieri Bertaiola e Prandin. Ma per il futuro, senz’altro abbiamo già progetti ben precisi, al di fuori di Verona: nei grandi teatri nazionali e con qualche esperienza all’estero, grazie ai contatti che già abbiamo avviato con società concertistiche e istituzioni varie di Austria, Germania, Svizzera e Francia.

Un forte accento, nel suo manifesto programmatico, è posto sul servizio alla società. La qual cosa mi pare di leggere non solo in chiave meramente assistenziale (l’utile dei concerti andrà devoluto completamente in beneficenza), bensì come impegno globale. Per Lei la cultura musicale è un tassello essenziale del civismo avanzato di una società: in che senso lo intende?

Gli scopi principali della Foundation li abbiamo descritti. L’esperienza personale, nei confronti della musica, nascono soprattutto dalla mia assidua frequentazione della chiesa e delle liturgie diverse. Sono ricordi personali molto formativi, per dir così, legati a un’intera vita: il suono dell’organo del maestro Tognetti, il Coro diretto dal maestro Sprea, ma anche le lezioni di musica del pianista Renzo Bonizzato, che studiò tra gli altri con Arturo Benedetti Michelangeli. Persino suonare la vecchia fisarmonica del nonno, per la mia vita interiore, ha plasmato un mondo spirituale: in un modo che non posso spiegare nel dettaglio, naturalmente, ma certo indelebile. In prospettiva generale, quello che ritengo importante è la funzione e l’utilità della musica nella formazione delle persone, giovani nella fattispecie, perché in essa c’è genio, tecnica al suo più alto grado di sviluppo, passione, poesia e scienza. Penso a Bach e immagino allo stesso tempo un artista e un “geomètra”, a dirla con Dante…

Trovo molto interessante l’intento di valorizzare i giovani talenti, senza tuttavia creare una rassegna apposita (che spesse volte si è rivelata una trappola, vagamente ghettizzante). L’innovazione continua che ha sperimentato nella sua attività imprenditoriale, che mette sempre in dialogo l’esperienza professionale con la fantasia giovanile, ha a che fare con questa sua scelta, e con quali prospettive?

Oggi, spesso, si pensa che chi ha bisogno di aiuto, siano solo i disagiati senza tetto e cibo. Ma esistono altre categorie di persone che hanno bisogno, e tra queste c’è quella verso la quale io da sempre presto molta attenzione, i giovani con enormi potenzialità inespresse in vari ambiti, per mancanza di opportunità. Quello della musica è uno dei settori in cui latitano occasioni frequenti di impiego professionale e artistico, ed è dunque in questo mondo che con la Foundation riversiamo tutte le nostre energie. Quindi i giovani devono essere trattati come donne e uomini tout court, inseriti a pieno titolo nel lavoro, nelle strutture e nelle istituzioni civili: appunto, non nel loro piccolo spazietto apposito, ma nella vastità del mondo che appartiene a loro quanto alla “vecchia guardia”!

Il suo gruppo di lavoro vede altresì una forte presenza femminile…

Nel consiglio direttivo della Gaspari Foundation ci sono 2 donne, cioè la vicepresidente Nadia Testi Gaspari e la consigliera Sara Prandin. In effetti sono nato e cresciuto in ambienti prettamente femminili (sei sorelle, mia moglie e tre figlie), e le mie aziende anche oggi sono gestite da donne. Non lo ritengo doveroso per principi generali, badi bene, ma qualificante e produttivo per le mie attività: io scelgo la qualità, solo la qualità, e ormai da molti anni la trovo in percentuale sensibilmente maggiore tra le donne, sia come preparazione che come attitudini relazionali. Non so se sia un dato generale, né mi interessa, sinceramente: è la mia esperienza e mi è sufficiente.

Se dovesse indicare un concetto generale che presiede alle scelte artistiche della sua rassegna?

Gliene indico due: musica novecentesca e innesti tra le arti diverse. Nel programma di questa stagione primaverile il pubblico veronese potrà ascoltare Messiaen, Gershwin, Schönberg, un recital tra musica e poesia e il grande pianista Mikhail Rudy, che suonerà accompagnando la proiezione di dipinti di Chagall e Kandinsky. La musica del «Secolo breve» e l’incrocio plurilinguistico costituiscono dunque un momento forte della stagione concertistica, i suoi «concetti» di cui mi chiede. Una bella occasione la quale, è negli auspici, potrà diventare un appuntamento fisso a Verona ancora per molti anni.


 

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