L'ape musicale - rivista di musica arti cultura

 

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Con Rossini nel cuore

di Luigi Raso

Il mezzosoprano Teresa Iervolino, a soli trent'anni, è già un punto di riferimento per gli appassionati di Belcanto, applaudita da Pesaro a Salisburgo. In occasione del debutto come Andromaca in Ermione, ci racconta i pilastri del suo repertorio e le prospettive future, il rapporto con la sua voce e i suoi personaggi, con i colleghi e con la vita fuori dalle scene.

Napoli, 5 novembre 2019 - Abbiamo incontrato la Teresa Iervolino al termine della prova generale di Ermione, una nuova produzione dell’opera di Rossini andata in scena al Teatro San Carlo di Napoli dal 7 al 10 novembre, dove ha interpretato la parte di Andromaca (leggi la recensione)

La chiacchierata con la simpaticissima ed estroversa Iervolino è stata l’occasione per alcune riflessioni su questo personaggio, sulle eroine rossiniane, sui prossimi approdi artistici dell’apprezzato mezzosoprano italiano.

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Partiamo dal presente: in questi giorni Teresa Iervolino è Andromaca - dall’opera Ermione di Rossini - al Teatro San Carlo di Napoli; è una nuova produzione dell’opera di Rossini che mancava dalla scene del San Carlo dal lontano 1988.

Come vede questo personaggio e quanto è adatto alla sua vocalità?

Per mia fortuna Rossini ha scritto tantissime parti per il “mezzosoprano scuro”, per il cosiddetto contraltino, una voce dal timbro molto ambrato, quasi da contralto, ma con estensione da mezzosoprano molto ampia. La parte di Andromaca, collocandosi quanto a scrittura  tra il cosiddetto contraltino e il mezzosoprano, la percepisco affine alla mia vocalità; inoltre, dal punto di vista drammaturgico, mi attrae molto la complessità psicologica di Andromaca. Rossini indaga la femminilità, il carattere e il potere delle sue eroine con un’analisi dettagliata e approfondita: le donne di Rossini possono sembrare delle sconfitte - qual è appunto Andromaca -, ma, se notiamo bene, in realtà sono delle vincitrici, e ciò accade sia nel repertorio buffo sia in quello drammatico.

Proprio questo aspetto di Andromaca mi attira maggiormente: apparire una vinta, ma non esserlo. In più, adoro interpretare personaggi connotati da una spiccata drammaticità.

In questo spettacolo - d’accordo con il regista Jacopo Spirei - abbiamo puntato a sviluppare il lato materno di Andromaca - che c’è, ovviamente -, ma evidenziando soprattutto l’aspetto di una madre che, conservando il proprio portamento da ex principessa, ha un rapporto distaccato, quasi algido con il proprio figlio; anche da prigioniera, Andromaca non dimentica di essere stata una principessa. È una donna tormentata, che vive nel ricordo del marito scomparso; in Astianatte scorge continuamente Ettore. Nel secondo atto questo personaggio subisce un’evoluzione: da donna vinta, ridotta quasi a un oggetto, riesce ad ingannare Pirro facendogli credere di amarlo pur di conservare la vita al figlio: ed è in questo momento che si manifesta la sua natura di donna vincitrice!

Dal punto di vista strettamente vocale quella di Andromaca ha una scrittura che, frequentando assiduamente il repertorio rossiniano, percepisco adatta alla mia vocalità, come ho detto in precedenza.

Rossini è dunque uno dei capisaldi della sua carriera.

Certamente! Rossini è fondamentale per me! Posso dire che il mio repertorio ha attualmente tre pilastri: Händel, Rossini, Donizetti. Nel mio futuro, neppure tanto lontano, vedo anche il repertorio francese nel quale mi sto addentrando. Recentemente, inoltre, c’è stata una breve incursione nel repertorio verdiano: ho debuttato nella Messa da Requiem e in Falstaff (Mrs Quickly). Per Verdi però nutro tanta devozione che voglio aspettare la mia maturità artistica e vocale per affrontarlo al meglio! Ogni tanto mi concedo delle incursioni in questo repertorio che mi godo appieno!

Per me l’importante è cantare le parti giuste al momento giusto. Occorre assecondare la propria evoluzione vocale e artistica per ampliare il repertorio, senza abbandonare quanto si è fatto. Ed io difficilmente abbandonerò il mio amato Rossini, di questo sono sicura! La mia carriera è iniziata a 21 anni, proprio all’insegna di Rossini. Sono stati proprio i suoi personaggi a farmi comprendere, senza esitazioni, di essere un mezzosoprano. Come potrei abbandonarlo?

Colgo l’occasione per ringraziare la bravissima logopedista Stefania Porcaro, la quale mi ha accompagnato - e tuttora lo fa - nel mio percorso vocale, consentendomi di mettere a fuoco la mia voce, di lavorare molto su me stessa. Il canto, infatti, è uno strumento atipico: non è uno “strumento” esterno, ma si trova in noi stessi. È di fondamentale importanza saper “toccare con mano” i suoi componenti. La voce non è composta soltanto dalle corde vocali, ma è l’intero corpo di una persona; la “voce” comprende laringe, faringe, polmoni, respirazione, seni nasali, muscolatura, palato molle, bocca, zigomi, diaframma, ecc: tutte queste cose fanno la voce! Grazie alla dott.ssa Porcaro ho capito come farla risuonare bene, cos’è l’emissione, come respirare, come tenere il proprio strumento in perfetta salute; e tuttora lavoro su questo.

In fondo noi cantanti ci dobbiamo esercitare costantemente; in fondo, coinvolgendo il canto organi e muscolatura, noi cantanti siamo degli atleti.

Il corpo cambia e così anche la propria voce e bisogna imparare a percepirla ed assecondarla.

Quindi si può dire che adegua il repertorio all’evoluzione naturale della sua voce?

Certamente! Quando sentirò il bisogno e avrò la possibilità di inoltrami in un determinato repertorio lo farò, ma solo se potrò. Al momento posso dire che la mia voce si è sviluppata e conseguentemente anche il repertorio si sta ampliando. A breve ci sarà un’altra “incursione” nel repertorio verdiano con Fenena (in cui debutterò all’Arena di Verona e poi a Monaco di Baviera): lavorerò molto sull’emissione continua del fiato e sul fraseggio.

Due anni fa al Teatro Verdi di Salerno ho interpretato Adalgisa, parte che ho amato moltissimo (leggi la recensione)

Mi godo ciò che sto facendo, perché sento che fisiologicamente posso affrontarlo.

Per rimanere in tema, qual è il personaggio dei suoi sogni, quello che in assoluto le piace di più, a prescindere dal fatto che un giorno potrebbe affrontarlo o meno?

Il mio sogno è... cantare Amneris! Vedremo se un giorno si realizzerà..

Mi piacerebbe interpretare di nuovo Tancredi, che è il mio personaggio preferito tra quelli di Rossini. Lo amo, lo adoro, mi sento perfettamente a mio agio interpretandolo! Devo ammettere che amo i ruoli en travesti come Arsace, Tancredi; mi piacerebbe affrontare Malcolm un giorno. A Roma, nel 2014, ho debuttato come Calbo nel Maometto II e lo riprenderò proprio al San Carlo il prossimo anno.

Qual è stata la personalità artistica, conosciuta personalmente o attraverso registrazioni, che l’ha impressionata maggiormente?

Quanto alle incisioni, io ascolto tutto ciò che non devo cantare: non amo imitare le grandi interpreti. Devo però ammettere che da sempre due personalità musicali mi hanno impressionato: sono Ewa Podleś e Lucia Valentini Terrani. Quest’ultima, in particolare come Angelina, per me è un punto di riferimento costante, per l’anima che sapeva infondere al personaggio. Ho osservato i video di queste straordinarie artiste per capire come emettevano i suoni.

Ho avuto la fortuna di conoscere nel corso degli anni tanti grandi colleghi e ognuno di loro mi ha lasciato sempre qualcosa: mi viene in mente Daniela Barcellona, persona che ammiro e che adoro anche osservare per capire tante cose su come si canta, come si gestisce l’emissione. In questa produzione di Ermione ho modo di confrontarmi con il carissimo Antonino Siragusa al quale non esito a chiedere consigli.

Per me anche il canto è un lavoro di squadra: da un collega che hai accanto puoi imparare il modo per risolvere tante difficoltà. Bisogna avere l’umiltà di imparare sempre!

Colleghi come Juan Diego Florez e Krassimira Stoyanova sono persone squisite; con loro mi sono confrontata su tanti aspetti ricevendo consigli preziosissimi. Anche questo è un aspetto estremamente interessante del nostro lavoro d’artisti: confrontarsi, mai sentirsi arrivati a un punto fermo!

Ciò denota grande umiltà da parte sua. Chi è Teresa Iervolino quando non è in scena?

Una ragazza molto estroversa alla quale piace tanto viaggiare, cucinare e mangiare!! . Da poco su Instagram curo una pagina che si chiama timandateresa - il cui motto è “Viaggia, ama, danza ma pensa sempre alla panza!” - nella quale do consigli culinari...ultimamente mi sono dedicata a fare dei biscotti.

Sono una ragazza alla quale piace stare con gli amici, divertirsi, ridere della vita. Sono sempre me stessa, fingo solo sulle scene. E so che resterò sempre così.

Ritorniamo al San Carlo e a Rossini: che effetto le fa cantare nel teatro dove Rossini, dal 1815 al 1822, fu il dominatore musicale assoluto, e in un’opera che nacque proprio su questo palcoscenico giusto duecento anni fa?

Al San Carlo ho debuttato qualche anno fa nel Pulcinella di Stravinskij, ma Ermione è la prima opera che interpreto qui. È un teatro che mi ha sempre impressionato, un po’ perché è quello della mia terra, e perché - spero che non me ne vogliano - è il teatro più bello del mondo! Ho cantato in tanti teatri in giro per il mondo, ma il San Carlo resta il più bello di tutti! Qui si respira la storia: si avverte la presenza di Rossini e di Donizetti nei palchi di proscenio... si percepiscono i fantasmi del passato... la Callas, la Tebaldi... è una grande emozione cantare qui... indescrivibile!

Un’ultima domanda a conclusione di questa chiacchierata. Quali sono i suoi prossimi impegni?

Ce ne sono molti: a gennaio sarò Rosina alla Staatsoper Unter den Linden, poi, alla Bayerische Staatsoper di Monaco La Cenerentola con la storica regia di Jean-Pierre Ponnelle; all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia debutterò, in aprile, con il maestro Pappano nella Messa di Gloria di Rossini.

Sarò Arsace al Liceu di Bacellona in una Semiramide che vedrà Joyce DiDonato nel ruolo della protagonista.

A Venezia sarò Rinaldo, poi ci sarà il debutto come Fenena accanto al grande maestro Domingo nelle vesti di Nabucco e poi... di nuovo qui al San Carlo per Maometto II... cosa volere più dalla vita?!

Una agenda piena di impegni molto interessanti! La ringrazio per la disponibilità e le faccio gli in bocca lupo da parte mia e dell’Ape musicale!


 

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