L’ape musicale

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Nate sul palcoscenico

di Roberta Pedrotti

Il Teatro Coccia di Novara risponde al blocco dell'attività imposto dall'emergenza sanitaria con un'opera nata appositamente per le piattaforme online. Abbiamo chiesto agli interpreti e agli artefici di raccontarcela. Davinia Rodriguez ci parla del suo personaggio in Alienati e del suo rapporto con il palcoscenico, che calca dall'età di otto anni. E a tre anni ha debuttato al suo fianco, in una Bohème, anche sua figlia Sofia Frizza (il padre è il direttore Riccardo) anche lei nel cast di Alienati e anche lei pronta a raccontarci il suo punto di vista (Intervista a Sofia Frizza).

leggi anche -> Novara, Alienati: un'opera sperimentale per il Teatro Coccia

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Alienati, intervista a Nicola Ulivieri

Intervista a Sofia Frizza

Davinia, parlaci un po' del tuo personaggio.

Thais Valéry, ovvero la rovina famiglie è una donna molto scaltra, piena di sé a cui piace avere tutto sotto controllo, soprattutto l’innocenza di sua figlia. È disposta a tutto pur di non farle sapere che ha dovuto chiudere in cantina il suo amante (il marito della nutrizionista) dato lo stato di emergenza che ha mandato per aria tutti i suoi piani.

 Ha qualcosa in comune con le donne di temperamento su cui si basa il tuo repertorio?

Se devo trovare qualcosa in comune con i personaggi del mio repertorio direi che la sua necessità di controllare gli eventi e gestire il potere mi fa pensare a Lady, anche se questo è un contesto comico e quindi il temperamento è al servizio della comicità.

“In scena” con te ci sarà anche tua figlia. Anche se, con i genitori musicisti, sarà abituata fin dalla nascita a frequentare i teatri, immagino che questo sia il suo debutto! Come lo sta affrontando? Quale sarà il suo ruolo?

Si può dire che Sofia sia quasi nata sul palcoscenico. Non avendo mai smesso di cantare durante la gravidanza ed avendo ripreso a lavorare già subito dopo il parto é stata praticamente sempre al mio fianco ed ha vissuto tutta la su vita in teatro. Ancora si emoziona quando ricorda il suo debutto nella Boheme di Puccini all’opera di Dallas come piccolo Parpignol, con la mamma in scena ed il papa’ in buca a solo tre anni. Si è divertita moltissimo ed è stato un momento importante della sua giovane esistenza. Da allora  ci chiede sempre di partecipare, ove possibile, nelle produzioni operistiche.

In Alienati, il ruolo che interpreta è proprio quello di mia figlia, anche se ispirato al personaggio Mercoledì della Famiglia Addams. Ci stiamo divertendo tanto lavorando insieme.

Qual è il tuo rapporto con la musica contemporanea? È la prima volta che canti in una prima assoluta? Come ti trovi a collaborare direttamente con i compositori?

È la seconda volta che partecipo ad una prima assoluta ed è sempre emozionante dare vita per la prima volta ad un personaggio. Mi è capitato di farlo in passato al Festival di Macerata.

Poter realizzare un lavoro affiancando il compositore è una cosa fantastica perché  ti permette di discutere ogni piccolo dettaglio.  Chiedere spiegazioni o risolvere dubbi è qualcosa a cui non siamo abituati nel repertorio che solitamente affrontiamo.

Un'opera in “smart working” come hai accolto la proposta? Come sta andando questo esperimento?

 Devo ammettere che è stata una cosa assolutamente inaspettata. In questo momento di incertezza, mi ha portato molto entusiasmo e voglia di ricominciare dopo giorni molto difficili. Ha creato in me molta curiosità e mano a mano che il lavoro di gruppo proseguiva, più mi innamorava. Abbiamo un team di persone meravigliose ed allo stesso tempo artisti di grandezza assoluta, con tanta voglia di partecipare ed essere protagonisti di questa nuova creatura.

Come stai vivendo questo periodo, da artista ma non solo? Che timori e che speranze hai per il futuro?

Sono stata attraversata da diversi stati d’animo.  Sapere di tutte queste persone che hanno perso la vita mi ha scosso enormemente. La situazione di incertezza e smarrimento ti lascia un vuoto interiore e poi la paura di non sapere fino a dove si sarebbe potuto portare questo mostro non ti permette di rasserenarti. La paura per tutti i sacrifici fatti per costruirti una carriera ed il tuo futuro messo in pericolo di fronte a questa situazione me hanno fatto molto riflettere sulla precarieta’ della vita e sulle cose veramente importanti. 

L’esperienza di fare musica tra amici da casa mi ha portato un raggio di luce e fa sì che si possa  dimenticare la realtà che stiamo vivendo. Spero possa avere lo stesso effetto anche col publico che assisterà da casa.

Cos'è per te il teatro dal vivo, il rapporto con il pubblico?

Per me è tutto. Come dicevo all’inizio sono sul palcoscenico da quando avevo otto anni. Non concepisco la mia vita senza ed il rapporto col publico è l’essenza vera del teatro. Tra artista e pubblico c’e’ sempre uno scambio di energia inspiegabile. Un rapporto bellissimo e indescrivibile che purtroppo e’ stato momentaneamente sospeso ma speriamo presto possa essere ripreso.

Il mondo dell'arte si è mobilitato in vari modi, esprimendo grandi preoccupazioni, cercando di sfruttare in ogni modo i mezzi tecnologici e i social, a volte cercando di trasferire la fruizione on line con streaming in diretta o di registrazioni, a volte, come in questo caso, sperimentando strade nuove. Cosa ne pensi? Cosa resterà insostituibile e irrinunciabile e quali potranno essere nuove esperienze utili?

Premettendo che il teatro dal vivo non può essere sostituito da nessun mezzo tecnologico proprio per il rapporto diretto col pubblico, va detto che la gente ha voglia di taetro e come artisti abbiamo l’obbligo morale di far sentire la nostra vicinanza al loro. Stare a casa aspettando di sapere quando si potrà tornare non è una cosa positiva. Preferisco partecipare a queste  nuove idee che mi permettono di poter continuare a fare il mio mestiere, anche se in maniera molto diversa.

Prima di tornare a teatro dovremo sapere quali saranno le norme future per evitare contagi. A questo proposito non scarterei la possibilità di studiare altre opzioni ed altre proposte alternative.

Speriamo di rivederci a Parma e a Bergamo! Ci puoi dire qualcosa del ritorno a Lady Macbeth (ma in francese!) e del Belisario che hai in programma per l'autunno?

Mi emoziona molto il pensiero di rivedermi a teatro cantando di nuovo insieme a tutti i miei colleghi e sopratutto in questi due meravigliosi Festival.

Lady Macbeth sarà sempre lei, col suo temperamento e tutte le sfumature, anche se questa volta cambia la lingua e dovrò riadattare tutto il canto in funzione della dizione. Sono molto fiera di avere l’opportunità di affrontare il ruolo anche in francese perché credo di essere l’unica ad aver cantato tutte e tre le versioni di questo capolavoro. 

Per quanto riguarda il ruolo di Antonina del Belisario è un ruolo molto complesso dal punto di vista vocale e ricco di sfaccettature psicologiche. Per me sarà la prima volta al Donizetti Opera e questo mi emoziona tantissimo. 


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