Euphonium e oficleide
Kinetic valves
Musiche di Tundo, Punzo, Agresti, Vulpiani, Nono
Euphonium e oficleide: Marina Boselli
Registrato a Milano, 2022-2023
CD Stradivarius STR 37303
Esistono interpreti che amano tanto il proprio strumento da dedicare una parte fondamentale della propria attività alla ricerca di nuove possibilità, esplorando nuovi metodi di scrittura, le espressività insondate; Marina Boselli – ormai riconosciuta come autorità per quel che riguarda l’euphonium – non solo si occupa del repertorio storico (anche quello meno frequentato), ma rappresenta un costante impulso per la composizione di nuova musica, tanto che una percentuale significativa del nuovo repertorio scritto in Italia è direttamente connessa a lei.
L’euphonium è uno strumento senz’altro molto apprezzato e tuttavia fino al secondo novecento non ha mai conosciuto grandissime considerazioni da parte dei compositori come strumento solista, relegandolo a gregario nelle bande o poco oltre. Considerate le sue possibilità, anche solo in termini di estensione, è davvero uno spreco. Il lavoro di Boselli vuole dichiaratamente colmare questa lacuna ed è bastata un’idea così semplice per trasformare il vecchio flicorno basso in uno degli strumenti più interessanti per i compositori di oggi; un primo frutto di questo paziente ed esteso lavoro è il CD Kinetic Valves, pubblicato da Stradivarius, quasi un manifesto informale (niente retorica, per cortesia: poche chiacchiere e molti fatti).
L’antologia racchiude sei titoli di cinque diversi compositori – Matteo Tundo, Pasquale Punzo, Maria Vittoria Agresti, Daniele Vulpiani e Luigi Nono – e il fatto che si tratti di un’opera collettiva è senz’altro un valore aggiunto: cinque modi completamente diversi di scrivere, cinque prospettive che evidenziano via via aspetti differenti e nuovi dello strumento. Si parla di cantabilità (tratto non scontato nella contemporanea) come anche di tutta quella gamma di soffi dalla semplice aria agli effetti percussivi, la ricerca di timbrature attraverso tecniche tipicamente tradizionali e altre di più recente scoperta, con il cuivré che fa capolino nella stessa pagina della mezza valvola o del quarto di valvola. Alcune idee richiedono persino nuovi studi mai compiuti finora e nessun caso lo esprime meglio del brano di Maria Vittoria Agresti, Mutea, che prevede un tipo di sordina appositamente costruito da Francesco Manenti; come riportato nel libretto, «si tratta di una sordina preparata che presenta sulla propria sommità una cordiera da rullante tesa al di sopra della pelle, che può essere ingaggiata secondo due diversi gradi di tensione».
E ancora, c’è chi preferisce concentrarsi sullo strumento in sé e chi, invece, esplora le sue possibili combinazioni con l’elettronica (Mirrored in the brass I di Punzo e Inventario di oggetti introvabili di Vulpiani in cui l’euphonium è sostituito dall’oficleide) e il live electronics (Innesti di Tundo e Post-Prae-Ludium per Donau di Nono). La musica elettronica è spesso sovra-abusata, producendo solo interminabili paesaggi sonori di fruscii; in questo caso, invece, l’oggetto dell’indagine era proprio la fusione fra strumento e componente elettronica, un’unione è così felice per concetto e così ben realizzata in sede d’esecuzione che l’elettronica risulta parte integrante della composizione in perfetto dialogo con lo strumento. Il risultato, come accennato peraltro dalle note per Innesti, è sorprendentemente organico in senso post-ligetiano: costanti germinazioni e ramificazioni originate da uno specifico evento sonoro conducono a nuovi, inattesi orizzonti.
In tutto questo, Marina Boselli emerge non solo come figura propositiva ma anche come autentica virtuosa del proprio strumento. La parete della difficoltà tecnica richiesta è davvero impervia e pochi altri interpreti avrebbero saputo scalarla con la stessa grazia e la stessa nonchalance; ogni suono è pulito, l’intonazione è sempre impeccabile, il fraseggio non potrebbe essere più accurato e l’esecuzione delle (tantissime) tecniche richieste nell’esperienza di chi scrive non ha molti termini di paragone. Cionondimeno, non si vuole indurre nell’errore che Boselli sia solo una tecnica straordinaria: il suo lavoro non avrebbe la stessa qualità se anche l’espressione non fosse curata con la stessa dedizione. Il gusto per la gestione dell’emissione – così importante nella nuova scrittura – e la direzionalità nell’impostazione della frase, l’espressività che quando necessario si rivela in tutta la sua forza (ad esempio Germinazioni di Tundo) non possono che renderla l’interprete ideale.
Non ultima, preme sottolineare che anche la selezione dei brani da riunire sotto il comune denominatore di Kinetic Valves è stata davvero accurata, in quanto esiste la molta e differenziata varietà cui si è già accennato, però ciò non toglie che i sei titoli stiano effettivamente bene insieme, quasi ricostruissero l’intreccio di un dialogo a più voci in cui ognuno apporta il proprio contributo a una finalità comune; un dato che non può che andare a ulteriore merito dei quattro autori viventi coinvolti.
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