L’Ape musicale

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Legge 160

 

La nascita della Legge 160

Giusto per tornare dalle presunzioni ai fatti, ricostruiamo la nascita di questa Legge e il suo contenuto relativamente alla parte incriminata. Dovendoci districare tra rimandi ad altre leggi, al fine di non appesantire la lettura con tecnicismi, effettuiamo una “traduzione” dal burocratese dei singoli commi, introducendo come link gli estratti rigorosamente desunti dalla Gazzetta Ufficiale, per chi volesse approfondire punto per punto (e per gli increduli: probabilmente ce ne saranno tanti anche fra i lavoratori delle Fondazioni).

Il 24 giugno 2016 il Governo vara il Decreto-legge n.113 “Misure finanziarie urgenti per gli enti territoriali e il territorio” in 25 articoli, il cui art.24 reca il titolo “Misure urgenti per il patrimonio e le attività culturali” che, senza trucco e senza inganno, riportiamo integralmente, come pubblicato nella GU Serie Generale n.146.

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Il comma 1 e 2 dell’art.24 altro non fanno che introdurre sempre la medesima modifica puntuale in tutti i passi della cosiddetta Legge Bray del 2013 (Decreto-legge 8 agosto 2013 n. 91 convertito dalla Legge 7 ottobre 2013 n. 112). E allora ricordiamo cosa prevedeva quella Legge che, con il lungo art.11, si occupava proprio di Fondazioni lirico-sinfoniche istituendo un fondo di rotazione di 75 mln€ per quelle interessate da gravi problemi di liquidità, purché si vincolassero a varare e seguire un piano triennale di risanamento per rientrare nei binari della normalità; come condizione deterrente al rispetto del piano la legge Bray all’art.11 comma 14 impone il raggiungimento del pareggio di bilancio, sia per quanto riguarda il conto economico sia per la situazione partrimoniale, entro la fine del 2016 a pena liquidazione coatta (segue stralcio dalla GU Serie Generale n.186 del 2013).

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Il pareggio di bilancio è obbiettivo relativamente “umano” da raggiungere, basta sapere prevedere le spese a inizio anno in funzione della programmazione varata, stimare verosimilmente le entrate (incassi futuri al botteghino e contributi pubblici e privati che si prevede vengano assegnati) e fare in modo che le prime non superino le seconde; in altre parole è sufficiente dotarsi di un Sovrintendente con un minimo di buon senso e mediamente capace. L’equilibrio patrimoniale è cosa molto diversa, che ha a che fare con il livello di indebitamento pregresso della Fondazione, che non può (o non dovrebbe potere) superare il patrimonio disponibile (ossia vendibile a compensazione dei debiti) dell’istituzione stessa.

Tanto per fare un esempio la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino a fine 2015 ha un patrimonio netto addirittura negativo di -7 mln€, mentre il valore del suo patrimonio netto non potrebbe scendere al di sotto di 40 mln€, per cui a fine 2015 versa in uno stato di gap patrimoniale da colmare di 47 mln€; tradotto sarebbe che, ammettendo il riuscire a chiudere ogni conto esercizio con 1 mln € di attivo reale (risultato d’esercizio non di poco conto, di per sé), impiegherebbe 47 anni a risanare il proprio stato patrimoniale.

Si comprende bene come il termine del 2016 della Legge Bray, conseguibile per il pareggio di conto dell’esercizio ma certamente fuori portata per l’equilibrio patrimoniale, sarebbe stato inevitabilmente votato all’italica pratica della procrastinazione all’infinito, di anno in anno. E in effetti così è stato. Intanto è intervenuta un’altra legge ad incrementare il fondo di rotazione di altri 50 mln nel 2014 (v. l’art.5 c.6 della cosiddetta legge “artbonus” in GU Serie Generale n.175 del 30-7-2014). Poi è intervenuta la Legge di stabilità del 2016 che, oltre all’aumento del fondo di altri 10 mln€, in vista del fatto che l’equilibrio patrimoniale entro il 2016 era poco più di una pia illusione, con il suo art.1 comma 355, procrastina il termine “capestro” dalla fine del 2016 alla fine 2018, purché si rediga un piano di risanamento integrativo, insomma purché si sommassero carte a quelle già prodotte.

Il punto è sempre quello che il pareggio di conto economico è un obbiettivo possibile, mentre l’equilibrio patrimoniale, almeno per quattro o cinque fondazioni lirico-sinfoniche in Italia, è impossibile da centrare sia nel 2016, ai nel 2018 e forse anche nel 2050. Ecco che su questo punto interviene il tanto discusso decreto-legge “balneare” del Governo, che sostituisce tutti i punti in cui la Legge Bray chiede il pareggio di conto economico e patrimoniale entro il 2016 con “il pareggio economico” (senza data, ossia entrate e uscite di ogni esercizio) accompagnato a un non meglio precisato “tendenziale equilibrio patrimoniale”… In altre parole l’aggiunta dell’aggettivo “tendenziale” ha reso vago, ha sostanzialmente annacquato la minaccia della liquidazione coatta contenuta nella versione originaria della Legge Bray.

Tutto qui l’oscuro colpo di mano del Governo che ha messo a rischio, ha minato, ha attentato, ha sabotato le Fondazioni? Verrebbe da dire più o meno sì: in sostanza aver affievolito una misura di controllo già prevista in passato, mentre contestualmente si erogavano 75+50+10mln€ extraFUS sotto forma di fondo di rotazione. In realtà le cose non si fermano al Decreto-legge n.113, poiché il testo è passato in Commissione alla Camera a partire dal 30 giugno, il 19 luglio ha iniziato il suo iter in Assemblea, il 31 luglio è approdato al Senato fino all’approvazione definitiva il 2 agosto della Legge di conversione, ossia la Legge n.160 citata nei comunicati.

pagina 1: A proposito della Legge 160

pagina 3: "Modelli organizzativi, gestionali"

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