Il Programma
La Sinfonia da Il barbiere di Siviglia, opera buffa che Rossini scrisse in pochi mesi tra la fine del 1815 e l’inizio del 1816 quando andò in scena al Teatro Argentina a Roma, è il brano strumentale forse più noto di Rossini etra quelli che il compositore ha utilizzato più di frequente: Rossini l’aveva scritto per l’Aureliano in Palmira, andato in scena a Milano nel 1813 e usato come Sinfonia per Elisabetta Regina d’Inghilterra andata in scena a Napoli pochi mesi prima del Barbiere. Il brano ha lo schema formale tradizionale bipartito, alla francese: all’Andante Maestoso iniziale fa seguito l’Allegro con Brio. Si tratta di un brano che ricalca il topos definito da Philip Gossett nel 1979: un’introduzione lenta seguìta da un tempo principale, che è una sorta di ‘forma-sonata’ senza sviluppo. Qui Rossini riesce a raggiungere un equilibrio formale che pone il brano a eguale distanza sia dalle brevi e leggere sinfonie delle opere giovanili, sia dal monumentalismo della maturità (Semiramide). Dopo un’introduzione lenta, dove una distesa melodia di violini e flauto è preceduta da un incipit melodicamente frammentario e armonicamente cangiante (quasi una ‘messa in moto’ della macchina musicale), il tempo principale si apre sul celeberrimo primo tema in mi.
Mendelssohn completò la sua Quarta Sinfonia “Italiana” nel 1833, all’età di 24 anni, ma il primo abbozzo risale a tre anni prima, nel corso di un viaggio a Roma che fu anche l’occasione per conoscere Berlioz. Nello stesso tempo lavorava alla Terza “Scozzese” che fu terminata un decennio più tardi. La prima dell’Italiana ebbe luogo presso la Società Filarmonica di Londra il 13 maggio 1833 per la direzione dell’autore. La partitura è ricca di riferimenti al folklore italiano (specie nel Saltarello finale), ma non cede mai alla tentazione del descrittivismo, restando anzi un modello di eleganza e compiutezza formale.
La sinfonia n. 4 di Čajkovskij fu eseguita per la prima volta il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinštein a Mosca. La composizione della Quarta, contemporanea all’Onegin, si inserisce in uno snodo cruciale dell’esistenza del compositore, tra il catastrofico matrimonio con Antonina Milyukova – celebrato nel luglio 1877 e durato meno di tre mesi – e l’incontro con la mecenate Nadežda von Meck, cui la sinfonia è, seppur cripticamente, dedicata. Nelle lettere all’amica Čajkovskij dichiara la Quarta il suo lavoro migliore e ne descrive il programma, al cui centro è ancora una volta il tema del Fato: nel primo movimento esso appare invincibile fonte di una tristezza senza scampo; l’andantino che segue « esprime lo stato malinconico in cui ci si trova la sera quando si è soli e stanchi dopo il lavoro », mentre lo Scherzo propone le immagini « capricciose e incoerenti » della « prima fase dell’ebbrezza ». Il Finale, rutilante quadro di festa popolare, esprime il tentativo di annegare l’infelicità nella gioia degli altri. La prima a Mosca fu un deprimente insuccesso, ma la sinfonia non tardò ad imporsi tra le pagine più eseguite del compositore.
