L’Ape musicale

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RENATA TEBALDI

Figlia di due genitori ben presto separati, Renata cresce a Langhirano vicino a Parma, terra di profumi verdiani. Da bambina dimostra una netta vocazione musicale e viene indirizzata dalla madre allo studio del pianoforte. La sua insegnante sta a Parma, e per seguire le lezioni la piccola Renata deve alzarsi all’alba e fare due ore di treno dopo una lunga camminata a piedi. Possiede un carattere d’acciaio: è ostinata e solida. Avrebbe mantenuto sempre quest’autodisciplina.

Ha 17 anni quando la sua insegnante di piano la sente cantare e scopre in lei un immenso talento vocale. La spedisce a fare un’audizione nel Conservatorio di Parma, dove Renata è ammessa al corso del maestro Ettore Campogalliani, uno tra i massimi conoscitori di voci dell’epoca. Il celebre soprano Carmen Melis l’ascolta ed è in visibilio. Perciò si offre di darle lezioni gratis. La voce della ragazza emerge in tutto il suo fulgore.

Il suo debutto teatrale avviene durante la guerra a Rovigo, il 23 maggio del 1944. L’opera è Mefistofele di Boito e Renata interpreta il ruolo di Elena. Ma la rivelazione più determinante avviene grazie al direttore d’orchestra Arturo Toscanini che, preparando il suo ritorno alla Scala dopo gli anni dell’esilio americano, cerca voci per il concerto inaugurale. Renata si presenta con un pezzo difficile, “La mamma morta”da Andrea Chénier di Giordano. Toscanini l’applaude incantato e lei è scelta per partecipare alla serata d’apertura della Scala ricostruita dopo la distruzione bellica, l’11 maggio del 1946. Le viene affidata la preghiera del Mosè di Rossini e la parte solistica del Te Deum di Verdi. Si trova al centro del coro e Toscanini, non individuandola, a un tratto, durante le prove, pronuncia la frase che avrebbe condizionato tutta la vita della cantante: «Mettetemi in alto quella ragazza. Voglio che la sua voce d’angelo scenda dal cielo».

Si moltiplicano i successi e le acclamazioni. Eccelle nei ruoli lirici della fine del XIX secolo: Verdi, Boito, Puccini, Giordano… Il suo repertorio tocca anche il Rossini “serio” e Wagner, cantato in italiano. È la regina della Scala quando una cantante greca, Maria Callas, dotata di una voce magica benché imperfetta, e soprattutto di un carisma perentorio, giunge a monopolizzare il campo scaligero, sostenuta dal Sovrintendente Ghiringhelli. La soave Tebaldi non è portata ai duelli e preferisce emigrare, accettando l’invito del Metropolitan di New York. Diventa l’idolatrata sovrana del maggiore teatro statunitense.

Ecco qui di seguito un singolo e rapido esempio dei grandiosi successi newyorkesi di Renata. Il canto di cui vi facciamo partecipi è la romanza “Quando me’n vo’”, dalla Bohème di Puccini. Suona la Filarmonica di New York diretta da Richard Bonynge, marito di Joan Sutherland.

Al Metropolitan di New York Tebaldi regna per quasi vent’anni, e quando vi torna nel 1995, dopo due decenni di assenza, per presentarvi la sua biografia, il sindaco della città Rudolph Giuliani organizza per lei una settimana di festeggiamenti, coronata da un Tebaldi’s Day. Cinquemila persone sfilano al Lincoln Center per incontrarla e farsi firmare il libro, e Tebaldi stringe le mani dei suoi fan per otto ore.

Renata chiude la propria carriera, senza drammi, con un ultimo concerto tenuto alla Scala il 23 maggio 1976, trentadue anni dopo il suo debutto. Concede sette bis e termina la serata con Non ti scordar di me. Il pubblico grida, applaude, invoca, canta e piange.

Trascorre gli ultimi anni della sua vita, circondata da amici e adoratori, e costantemente accudita dalla sua tata Tina Viganò, tuttora vivente. È Tina lo scrigno delle sue memorie.


 

 

 
 
 

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