Hiroshima e Nagasaki, ottant'anni dopo
DOMENICA 03/08/2025
Mario Trufelli, il poeta giornalista
Il ricordo di Rai Cultura nel primo anniversario della scomparsa
Per ricordare la figura del poeta e giornalista Mario Trufelli, scomparso il 3 agosto 2024, Rai Cultura ripropone lo speciale “Mario Trufelli, il poeta giornalista”, di Caterina Intelisano, in onda domenica 3 agosto alle 11.30 su Rai Storia. Volto noto del giornalismo televisivo, Trufelli nasce a Tricarico, in provincia di Matera, il 5 luglio 1929 e sin da giovanissimo scrive poesie, racconti e testi teatrali. Nel 1958 inizia la carriera giornalistica, collaborando con il quotidiano “Il Popolo”. Nel 1961 la Rai gli propone di lavorare per la sede lucana, appena aperta, così lascia Roma e si trasferisce a Potenza. Qui realizza numerosi reportage dedicati alla trasformazione ambientale e socioeconomica della regione Basilicata. Molti sono i riconoscimenti nazionali e internazionali assegnati a Mario Trufelli, sia per le sue cronache e i suoi documentari, sia per le sue opere letterarie. La biografia ripercorre la sua intensa attività professionale, sapientemente coniugata con l’amore per la sua gente e la sua terra, la Basilicata.
Passato e presente
I figli della guerra
Durante e dopo la Seconda guerra mondiale, l’infanzia è tra le vittime più colpite, anche in Italia. Mentre il Paese cerca di risollevarsi, i “figli della guerra” continuano a pagare il prezzo della violenza, della povertà e dell’emarginazione. Paolo Mieli e la storica Silvia Cassamagnaghi ne parlano a “Passato e Presente”, in onda domenica 3 agosto alle 20.30 su Rai Storia,.
Le storie di questi bambini sono diverse: dai “figli del nemico”, nati da relazioni tra donne italiane e soldati tedeschi, a quelli venuti alla luce da rapporti con militari alleati, spesso interrotti alla fine del conflitto. Ci sono poi i figli della fame e della violenza, segnati da gravi traumi, mutilazioni e abbandono. Per molti di loro si aprono le porte di istituti religiosi o laici, altri vengono adottati o accolti da famiglie, anche all’estero, soprattutto negli Stati Uniti.
Binario cinema
La verità sta in cielo
Roma, il 22 giugno 1983: si perdono le tracce della quindicenne Emanuela Orlandi. La famiglia la cerca ininterrottamente, ma nessuno sa fare luce sul mistero che avvolge la sua scomparsa. La vicenda, accuratamente ricostruita, è alla base della pellicola diretta da Roberto Faenza, “La verità sta in cielo” con Riccardo Scamarcio, Maya Sansa, Greta Scarano, Valentina Lodovini, in onda domenica 3 agosto alle 21.10 su Rai Storia per il ciclo “Binario Cinema”.
LUNEDI’ 04/08/2025
Il sole tramonta alle spalle
Un racconto inedito di Sergio Zavoli a cinque anni dalla scomparsa
“Ho raccontato tante storie, ma ancora nessuno ha raccontato la mia” così aveva detto Sergio Zavoli al regista e autore Mauro Bartoli in uno dei loro ultimi incontri, prima della scomparsa del grande giornalista avvenuta nel 2020. Parole che – insieme a due interviste inedite del 2008 e del 2017 – danno vita allo speciale di Mauro Bartoli “Il sole tramonta alle spalle”, che Rai Cultura ripropone lunedì 4 agosto alle 17.30 su Rai Storia nel quinto anniversario della scomparsa, il 4 agosto 2020.
Nel film – realizzato grazie al sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso l’Emilia-Romagna Film Commission e al contributo del Comune di Rimini e della Repubblica di San Marino – Zavoli racconta non tanto la propria storia quanto le proprie “radici”, l’amicizia con Federico Fellini, il legame poetico con l’Emilia-Romagna e in particolare con la città di Rimini, l'inizio di una grande avventura professionale: un “Amarcord”, come aveva scritto Zavoli in “Romanza”.
Le parole del giornalista, che per la prima volta interviene in modo ampio e dettagliato sul rapporto con Fellini e sul rapporto di entrambi con Rimini, si intreccia con le interviste ai registi Pupi Avati e Gianfranco Angelucci, e a Gianfranco Miro Gori, storico del cinema già direttore della Cineteca di Rimini.
Passato e Presente
Livia Drusilla la prima imperatrice
Nella storia dell’antica Roma la figura di Livia Drusilla, moglie di Ottaviano Augusto, occupa un posto speciale. Donna di potere, si è conquistata fama e rispetto e ha lasciato un’impronta decisiva sul futuro di Roma, affidando al figlio Tiberio e alla sua discendenza il controllo dell’Impero creato dal consorte. Un personaggio raccontato da Paolo Mieli e la storica Francesca Cenerini a “Passato e Presente”, in onda lunedì 4 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.
Gli storici latini di orientamento filo senatoriale, come Tacito, ci hanno tramandato un ritratto di Livia pieno di ombre, accusandola di aver tramato contro i naturali discendenti di Augusto per favorire l’ascesa al potere di suo figlio Tiberio, avuto da un precedente matrimonio. Altri storici, come Svetonio, sono più indulgenti sulla sua figura e descrivono l’unione tra Livia e Augusto non come un affare politico ma come una lunga storia d’amore.
Italia viaggio bellezza
La memoria del ferro
La storia delle miniere di ferro nell’isola d’Elba e nei parchi della val di Cornia in Toscana, dal popolo etrusco che grazie a questo materiale poté arricchirsi ed espandersi, al medioevo con la monumentale presenza della Rocca di San Silvestro a Campiglia Marittima. Un’estrazione, quella del ferro, che non si è mai arrestata fino alla fine degli anni 70 del 900 e che ha lasciato tracce, paesaggi e panorami che sono oggi la ricchezza del parco. È “La memoria del ferro” di Alessandro Varchetta con la regia di Eva Frerè in onda lunedì 4 agosto alle 21.10 su Rai Storia per “Italia. Viaggio nella Bellezza”.
Ancora oggi, nell’immaginario comune, Populonia è legata a due elementi forti che la connotano: gli etruschi e i paesaggi. Adagiata in uno dei più splendidi contesti paesaggistici del nostro paese, grazie alle lavorazioni del ferro fu una delle più grandi, ricche e potenti città della Dodecapoli etrusca assieme a Vulci, Volterra, Vetulonia e molte altre. Una città che aveva migliaia di abitanti e che era il principale centro metallurgico dell’Etruria. Poi, nel III secolo avanti Cristo, arrivarono i romani: la città cambiò volto, adattandosi agli usi del conquistatore. La storia comincia però all’isola d’Elba, non lontano dalla cittadina etrusca dove fin dalla preistoria altri uomini avevano cominciato ad utilizzare i preziosi giacimenti ferrosi.
Sotto la dominazione Etrusca, per la purezza del suo minerale, l'Elba, denominata "L'isola dei Mille Fuochi", raggiunse il periodo di massima espansione che si protrae fino alla fine del I° secolo avanti Cristo.
Successivamente, a causa dell'esaurimento dei boschi, e quindi del combustibile per la riduzione del ferro, la lavorazione si spostò sul litorale toscano, a Populonia dove vennero abbandonati oltre un milione di tonnellate di scorie ferrose. È una memoria che al tramonto brilla ancora sulla spiaggia nera di Baratti. Scorie che restarono incredibilmente immobili per più di venti secoli, fino al 1915, quando si iniziò a lavorarle industrialmente.
Ma l’estrazione del materiale ferroso non si era mai fermato. Tra il X e l’XI secolo nacque vicino a Campiglia Marittima la rocca di San Silvestro, un villaggio medioevale straordinariamente conservato fino ai giorni nostri. Un sito unico per la sua monumentalità.
Oggi è possibile vedere i pozzi d’origine etrusca, percorrere le strette vie aperte nel Medioevo, entrare nel mondo sotterraneo trasportati da un trenino che corre sulle vecchie rotaie della miniera dismessa in età moderna. Verso la fine degli anni 70 del 900 la grande crisi: quasi tutte le miniere chiudono. All’Elba l’ultima nel 1981. Le lotte sindacali sono accesissime. Per una intera comunità è la fine di un’epoca, forse anche della vita come l’avevano conosciuta fino allora scandita dai ritmi e dalle consuetudini di quel lavoro così logorante.
Storia delle nostre città
Arezzo
Un viaggio ad Arezzo è un atto d’amore verso la Toscana più vera, dove il rapporto tra uomo, arte e natura è ancora legato a scenari e atmosfere che richiamano un passato glorioso e indimenticabile. Conosciuta nel mondo come Città della Giostra del Saracino, della moda, dell'oro, è stata sede della più antica università della Toscana e una delle prime al mondo. Un passato ricostruito da “Storia delle nostre città”, in onda lunedì 4 agosto alle 22.10 su Rai Storia. Arezzo è sempre stato il passaggio naturale per chiunque volesse attraversare l’Appennino Tosco-Emiliano e ha sfruttato proprio il suo essere crocevia di importanti arterie di comunicazione per diventare grande ed affermarsi in differenti epoche, mantenendo sempre il suo ruolo di protagonista. Qui sono passati etruschi e romani, longobardi e carolingi, fino ai Medici fiorentini e agli Asburgo Lorena. Qui hanno lasciato le loro impronte Petrarca, Piero della Francesca, Cimabue. E qui, ancora oggi, si sente vibrare il suono della storia e delle antiche tradizioni che da secoli si ripetono nella stessa maniera.
Di origine certamente etrusca, fu conquistata dai Romani nel 311, che la battezzarono Arretium trasformandola in un’importante stazione militare sulla via Cassia. Nel periodo augusteo, la città continuò a prosperare divenendo la terza città più grande in Italia, nota per i suoi manufatti ceramici. Nel III-IV secolo, divenne sede episcopale ed è una delle poche città la cui successione di vescovi è conosciuta per nome senza interruzione fino ai giorni nostri. Durante il primo medioevo la città romana venne demolita dalle invasioni dei barbari e in parte smantellata per riutilizzare le pietre nella costruzione delle fortificazioni della nuova città. Dello storico passaggio di Roma rimase in piedi solo l'antico anfiteatro. Il comune di Arezzo abbandonò il controllo del suo vescovo nel 1098. Per tre secoli si mantenne come città-stato indipendente, di tendenza ghibellina, opposta ai Guelfi di Firenze. Dopo la disfatta della battaglia di Campaldino nel 1289, cedette definitivamente alla dominazione fiorentina nel 1384 e la sua storia fu “sommersa” da quella del Granducato mediceo toscano. Alla fine del XVIII secolo le truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte conquistarono la città che si trasformò però in una base di resistenza contro gli invasori. Nel 1860 Arezzo divenne parte del Regno d'Italia. Anche se diversi edifici della città subirono gravi danni durante la seconda guerra mondiale, i suoi monumenti, i parchi, i resti archeologici, le chiese e le piazze custodiscono ancora oggi i segreti di generazioni di aretini che hanno contribuito a costruire questa sorprendente città intrisa di magia e di infinita arte.
MARTEDI’ 05/08/2025
Passato e Presente
Il Titanic
Da oltre un secolo il naufragio del Titanic viene ricordato non solo come uno dei più gravi disastri navali mai avvenuti ma come la vicenda simbolo della fine di un’epoca. Lo raccontano Paolo Mieli e la storica Fiamma Lussana a “Passato e Presente”, in onda martedì 5 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. La nave “inaffondabile”, la più grande, la più moderna e la più sicura mai costruita, affondò al suo primo viaggio urtando contro un iceberg, condannando a morte centinaia di persone nelle acque gelide dell'Atlantico Settentrionale. Tutto l’ottimismo e la fiducia che gli uomini della bella époque avevano riposto nella scienza, nella tecnica e nel progresso umano sembrarono andare a picco assieme allo scafo del Titanic.
Un mondo diviso
Little boy
Joan Hinton si laurea in fisica nel 1944. A ventitre anni viene reclutata per il “Progetto Manhattan” top-secret a Los Alamos. Lì è una delle poche scienziate del team di Enrico Fermi e Robert Oppenheimer, impegnati nello sviluppo della prima bomba atomica. Il 16 luglio 1945 assiste al primo test di armi nucleari: il test Trinity. Da qui parte il quarto appuntamento con “Un mondo diviso” in onda martedì 5 agosto alle 21.10 su Rai Storia. Il giovane soldato Frantz Fanon, intanto, rischia la vita nella lotta per la liberazione dell'Alsazia. Nel frattempo, nell'esercito subisce ripetutamente discriminazioni razziali. Questo fa sì che Frantz dubiti sempre più di combattere dalla parte giusta. Nel maggio 1945, l'Europa viene liberata dagli occupanti tedeschi e la Seconda Guerra Mondiale termina sul continente. Hedwig Hoess, nazionalsocialista convinta, fugge dalle truppe sovietiche. Con la sua famiglia, si ritira nel nord della Germania. Quando gli inglesi la catturano, deve scegliere tra i suoi figli e suo marito. Chi tradirà e consegnerà all'odiato nemico? Contemporaneamente, gli americani pongono fine alla guerra nel Pacifico con l'uso delle bombe atomiche “Little Boy” a Hiroshima e “Fat Man” a Nagasaki. Il mondo intero è sconvolto. Anche Joan Hinton nutre profondi dubbi. La guerra è finita, ma a quale prezzo?
'14-'18: Grande Guerra cento anni dopo
La fine degli zar
Il 12 marzo 1917, a Pietrogrado, scoppia una rivolta popolare. L’estendersi dell’insurrezione costringe lo Zar Nicola II ad abdicare. Vanno al potere i socialisti rivoluzionari, appoggiati dai menscevichi, che cercano di continuare la guerra contro gli Imperi centrali. Il 7 novembre i bolscevichi di Lenin attuano un nuovo colpo stato (Rivoluzione d’ottobre) e conquistano il potere. Il caos dilaga, le truppe abbandonano il fronte. A dicembre la Russia firma un armistizio con Austria e Germania e il 3 marzo 1918 la pace di Brest-Litovsk. Eventi raccontati da “La fine degli Zar”, in onda martedì 5 agosto alle 22.10 su Rai Storia per la serie “’14-’18: la Grande Guerra cento anni dopo”.
MERCOLEDI’ 06/08/2025
"Storie della Tv", Domenico Modugno, a braccia aperte
L’omaggio di Rai Cultura nell’anniversario della scomparsa
Il rivoluzionario della canzone italiana, non solamente a livello musicale: Domenico Modugno è il protagonista di “Storie della Tv”, il programma sui personaggi e sui programmi che hanno reso unica la Tv italiana, raccontata da Aldo Grasso e dai suoi testimoni, in onda mercoledì 6 agosto alle 15.00 su Rai Storia in occasione dell’anniversario della scomparsa avvenuta il 6 agosto 1994. La puntata, curata da Caterina Intelisano, parte dal suo exploit del 1958 all’ottavo Festival della Canzone di Sanremo con ‘Nel blu dipinto di blu’, un brano nuovo come il gesto che accompagna l’esecuzione, due braccia aperte che mimano il ritornello ‘Volare’ e che diventano simbolo di un’epoca nuova, dominata dalla televisione. Ma, al di là di quella che è diventata la canzone italiana di maggior successo di tutta la storia, la carriera di Modugno - attore diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia – è fatta anche di interessanti e poco conosciute incursioni nella neonata Tv (lo sceneggiato “L’alfiere” e “Invito a bordo”, del 1956) e nella commedia musicale, dove coniuga musica e recitazione, e infine nella cosiddetta “trilogia siciliana” degli anni ‘70 e ‘80: “Il marchese di Roccaverdina” (1972), “Don Giovanni in Sicilia” (1977) e “Western di cose nostre” (1984), sceneggiati dove Modugno si fa interprete di quella sicilianità che l’ha sempre caratterizzato agli occhi del pubblico, pur essendo pugliese nativo di Polignano a Mare.
La puntata ospita le testimonianze del cantautore Don Backy, che ricorda cosa abbia rappresentato Modugno per la canzone italiana; di Gigliola Cinquetti, che ha diviso con lui la vittoria a Sanremo 1966 con “Dio come ti amo”; Liana Orfei, sua partner nella commedia musicale del 1965 “Scaramouche”; Tuccio Musumeci, attore nello sceneggiato “Il marchese di Roccaverdina”; Alessandra Cacialli, che ha recitato con Modugno nello sceneggiato “Don Giovanni in Sicilia”.
Ninni Cassarà, un bravo poliziotto
Il ricordo di Rai Cultura a quarant’anni dall’omicidio
La figura del vicequestore aggiunto della città di Palermo Antonino Cassarà, assassinato dalla mafia il 6 agosto 1985, è al centro dello speciale realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato che Rai Cultura ripropone mercoledì 6 agosto alle 18.00 su Rai Storia. Lo speciale racconta, a 40 anni dalla morte, la vita e il lavoro del capo della sezione investigativa della Squadra Mobile di Palermo: un personaggio scomodo che ha combattuto Cosa Nostra con i suoi metodi innovativi, il suo coraggio e soprattutto la sua integrità, anche al prezzo della vita.
Passato e presente
Hiroshima e Nagasaki l’apocalisse atomica
Il 6 agosto 1945 un aereo americano sgancia la prima bomba atomica della storia sulla città giapponese di Hiroshima, provocando la distruzione totale della città e la morte immediata di 80.000 persone. A 80 anni di distanza, nel giorno dell’anniversario, Paolo Mieli e lo storico Leopoldo Nuti ne parlano a “Passato e Present”,e in onda mercoledì 6 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Tre giorni dopo tocca a Nagasaki, con gli stessi esiti devastanti e 40.000 morti. Il 15 agosto il Giappone si arrende e finisce la Seconda guerra mondiale. Ma le radiazioni prodotte dalle bombe, sottovalutate dagli scienziati che le avevano costruite, continuano a uccidere gli abitanti delle due città negli anni e nei decenni successivi. Nel dibattito che segue molti si pongono il dubbio sull’opportunità di usarla con un Giappone già sull’orlo del collasso; altri sottolineano come, insieme al Giappone, l’obiettivo sia stato anche quello di intimidire l’Unione sovietica, alleata in guerra ma già nemica nella nascente Guerra fredda.
Illuminate
Suso Cecchi d’Amico
A "Illuminate", la docu-serie prodotta da Anele in collaborazione con Rai Cultura, Anna Ferzetti interpreta l’esemplare figura della prima e unica sceneggiatrice degli anni d’oro del cinema italiano, Suso Cecchi D’Amico. Mercoledì 6 agosto alle 21.10 su Rai Storia, la narrazione prende il via nel momento in cui tutto cominciò: era il 1946 quando il marito, Fedele D’Amico, malato di tubercolosi, viene ricoverato in Svizzera. Suso, rimasta sola ad occuparsi della famiglia, lavora alla stesura del suo primo film, "Avatar ", che sancirà il suo battesimo come sceneggiatrice.
Cresciuta fin da piccola in un ambiente culturale molto stimolante - il padre, Emilio Cecchi, era un critico letterario e giornalista tra i più importanti del Novecento, mentre la madre, Leonetta Pieraccini, era una scrittrice e pittrice di successo - Suso era anche una profonda indagatrice dell’animo umano, amava scavare nel profondo e cogliere, nelle più piccole e semplici cose, stimoli e spunti per la stesura delle sue magnifiche storie. Il fatto che fosse donna e che avesse una famiglia da mantenere non fu mai un ostacolo per la sua crescita professionale: riuscì, infatti, a ritagliarsi un ruolo di spicco in un ambiente prettamente maschile e cambiò per sempre l’immaginario del cinema italiano del Novecento, ottenendo numerosi premi e il Leone D’Oro alla carriera nel 1994.
Girato a Roma, ricostruendo la casa dove ha vissuto Suso Cecchi D’Amico, il docu-film si arricchisce di materiali di archivio e dei contributi di testimoni illustri, tra parenti, colleghi e amici: il figlio Masolino D’Amico, i nipoti Lorenzo D’Amico e Margherita D’Amico, Ivan Cotroneo, Luca Zingaretti, lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni e la Direttrice del Premio Solinas Annamaria Granatello.
GIOVEDI’ 07/08/2025
Raimondo Franchetti: esploratore della Dancalia
Il ricordo di Rai Cultura a 90 anni dalla scomparsa
La storia del celebre esploratore Raimondo Franchetti e sulle sue leggendarie spedizioni in Africa, di Mario Craveri e Enrico Gras (1963) è di scena in “Raimondo Franchetti: esploratore della Dancalia” riproposto giovedì 7 agosto alle 16.30 su Rai Storia a 90 anni dalla scomparsa. Tra il 1928 e il 1929 Franchetti compì la sua impresa più grandiosa: esplorò la quasi del tutto sconosciuta Dancalia da Est a Ovest, dalle coste dell'Eritrea fino all'Acrocoro etiopico, da Assab a Mai Ceu, per poi ridiscendere nel deserto dancalo tornando poi alla costa.
Passato e presente
Luigi Barzini l’avventura del giornalismo
Luigi Barzini è il testimone privilegiato degli eventi cruciali che segnano la prima metà del XX secolo. Nei primi anni del Novecento s’impone come star del giornalismo internazionale con i suoi avventurosi reportage dall’estremo oriente, dalla guerra di Libia e dalla Francia del primo conflitto mondiale. Un personaggio raccontato da Paolo Mieli e dallo storico Mauro Canali a “Passato e Presente” in onda giovedì 7 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.
Con il suo stile asciutto ed essenziale, lancia un nuovo tipo di giornalismo, che diventerà di moda e conoscerà molti emuli. Durante il ventennio fascista, mentre il figlio Luigi junior segue le orme paterne e diventa a sua volta inviato del “Corriere della sera”, Barzini senior collabora con Il Popolo d’Italia, la testata del regime, e dopo l’8 settembre segue il governo repubblichino a Salò. Una scelta che pagherà a caro prezzo negli anni successivi alla guerra.
5000 anni e più. La lunga storia dell'umanità
Gengis Khan. La storia segreta
Il più famigerato guerriero del XII secolo: “Gengis Khan. La storia segreta” – in onda giovedì 7 agosto alle 21.10 su Rai Storia per “5000 anni e più. La lunga storia dell’umanità”, ripercorre l'ascesa di Khan dall'oscurità fino a diventare il leader che unì le tribù mongole in guerra, prima di minacciare la civiltà occidentale con le sue campagne. Un personaggio di cui Giorgio Zanchini parla con lo storico Lorenzo Pubblici.
RAInchieste
Viaggio in seconda classe
“Sono tanto fotogenica. Avrei potuto fare l’attrice”. Senza filtri, ignara delle telecamere, mai avrebbe immaginato di diventare la protagonista di uno spaccato di Italia la simpatica signora di Martinafranca ripresa durante un viaggio in treno. Era il 20 aprile 1977 e su quel treno viaggiava anche Nanni Loy. E con lui, l’intera Italia del piccolo schermo, imbarcata in quel “Viaggio in seconda classe” che Rai Cultura ripropone giovedì 7 agosto alle 22.10 su Rai Storia per “RAInchieste”, con Giorgio Zanchini.
In seconda classe – secondo il padre della candid camera - perché lì c’era lo spaccato più autentico dell’Italia del tempo, e microfoni e telecamere nascoste catturavano momenti di ordinaria spontaneità trasformandoli in straordinarie cartoline dell’epoca. Un’Italia che difficilmente arrivava sugli schermi, gente comune che compone un mosaico di dialetti, paesaggi e storie.
La casalinga di Martinafranca ripercorreva, così, anche la genealogia della sua grande famiglia di buona discendenza pugliese, finita in bancarotta durante il fascismo. Artisti da parte di madre, avvocati da parte di padre. Incalzata dagli attori, che si fingevano comici di avanspettacolo, parlava dei trulli, cantava in martinese e raccontava di quando stava a Milano, soffrendo la nostalgia per la sua lingua: “Se parlavamo in martinese i milanesi ci chiamavano giargianesi”. Poi le sue foto, la sua casa, lei da giovane: “sembro Ingrid…come si chiamava quell’attrice?”.
Un giovane sardo, “un caro concittadino” della sua Sardegna - lo definiva Nanni Loy - raccontava il “razzismo” subìto a scuola perché figlio di contadini. La rabbia per la differenza tra chi può e chi non può. Ma soprattutto il desiderio di rivalsa. Aveva 23 anni e un lavoro in banca. Ma stava andando a fare il militare, suo malgrado. Le due attrici della candid camera sue compagne di viaggio interpretavano una madre e una figlia depressa, alla quale lui diceva: “A sopravvivere si fa in fretta, vivere è difficile. Poi ti accorgi che se sopravvivi, stai vivendo”. E c’era, poi, l’attore che interpretava un giovane musulmano che sconvolgeva i compagni di viaggio mettendosi a pregare. Accadeva nel 1977. E così, nella leggerezza delle chiacchierate spontanee, si toccavano tematiche profonde, quanto attuali: il razzismo, la migrazione interna, il servizio di leva obbligatorio, l’ateismo, la crisi, gli scioperi, le diverse religioni. Con una chiusura alla Loy, all’insegna del politicamente scorretto.
VENERDÌ 08/08/2025
Passato e presente
L’Expo di Parigi 1900
Il 14 aprile 1900 prende il via, a Parigi, la tredicesima Esposizione Universale, l’evento internazionale più importante dell’epoca. La capitale francese ha già ospitato la manifestazione quattro volte, ma questa edizione è speciale: è il saluto al nuovo secolo, che si preannuncia carico di novità. Cinquanta milioni di persone giungono da ogni parte del pianeta per vedere le meraviglie di un mondo in rapido cambiamento, a partire dalla prima linea del metrò. Ne parlano Paolo Mieli e lo storico Emilio Gentile a Passato e presente in onda venerdì 8 agosto alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.
Siamo al culmine di quella che sarà ribattezzata dagli storici la Belle époque. L’Europa immagina un futuro di pace e benessere. Ma non mancano le inquietudini, che da lì a poco si concretizzeranno con lo scoppio della Grande Guerra.
Generazioni
Marcinelle: memorie dal sottosuolo
L’8 agosto 1956, un incendio scoppiato nella miniera di carbone del Bois du Cazier presso Marcinelle, in Belgio, causa la morte di 262 persone, di cui 136 italiani. Rai Cultura ricorda le vittime della tragedia con lo speciale “Marcinelle, memorie dal sottosuolo” di Giuseppe Giannotti in onda, nel giorno dell’anniversario, venerdì 8 agosto alle 21.10 su Rai Storia. I minatori restano intrappolati nella miniera senza via di scampo e vengono uccisi dalle esalazioni di gas. Le operazioni di salvataggio vanno avanti fino al 23 agosto. Inutilmente, perché non ci sono sopravvissuti. Lo speciale ripercorre gli anni delle massicce migrazioni italiane in Belgio e la tragedia di Marcinelle, con testimonianze, interviste e filmati di repertorio.
Florence Nightingale
Attivista, riformatrice sociale, esperta di statistica e infermiera, Florence Nightingale ha aperto la strada al lavoro “eroico” degli infermieri. Lo Speciale “Florence Nightingale. La prima infermiera” – in onda venerdì 8 e 15 agosto alle 22.10 su Rai Storia, introdotto e contestualizzato dalla professoressa Barbara Bracco - racconta una donna straordinaria, un’autentica pioniera, una personalità capace di ribellarsi alle regole sociali dell’Inghilterra vittoriana e lasciare un segno profondo in tutto il mondo.
Nata nel 1820 in una ricca famiglia inglese, Florence Nightingale sviluppa la passione per la medicina. In un momento in cui le donne britanniche sono obbligate a rimanere a casa, scuote i codici della società vittoriana non solo scegliendo una professione che la appassionava, ma anche compiendo progressi in un campo allora riservato agli uomini. Le sue esperienze durante la guerra di Crimea sono basilari per costruirsi le sue vedute sulla sanità: fonda il St. Thomas' Hospital e la Nightingale Training School for Nurses nel 1860 e i suoi sforzi per riformare l'assistenza sanitaria influenzano in modo notevole la qualità delle cure nel XIX e XX secolo. Unendo materiali da archivio, testimonianze e ricostituzioni, questo film ripercorre la vita di questa donna straordinaria il cui lavoro pionieristico ha lasciato una brillante eredità di cui beneficiano tutti nelle cure mediche.
SABATO 09/08/2025
Franca Valeri. La Signorina Snob
Il ricordo di Rai Cultura nel quinto anniversario della scomparsa
A cinque anni dalla scomparsa di Franca Valeri, il 9 agosto 2020, Rai Cultura ripropone sabato 9 agosto alle 16.30 su Rai Storia, lo speciale di Pierluigi Castellano, “Franca Valeri. La Signorina Snob”, che mostra le sfaccettature più note ed importanti della grande artista, i suoi sketch, le sue battute sarcastiche ed ironiche, la sua intelligente comicità, in un lungo excursus attraverso importanti trasmissioni televisive: da “Poltronissima” del 1957, a “Le Divine” del 1959, fino agli anni Sessanta e Settanta con “Eva ed io”, “Sabato Sera”, “Studio Uno”, “Milleluci”, “Speciale per Noi”.
Passato e Presente
Ildegarda di Bingen l’altro sapere
C’è chi la chiama abbatissa, chi magistra, o domina, lei, Ildegarda di Bingen, dice di sé di essere solo una paupercula foeminea forma, un poverissimo essere femminile. Se non avesse ricevuto l’ordine divino di rendere pubblico il contenuto delle sue visioni profetiche, manifestate fin da quando è bambina, forse la sua vita sarebbe rimasta nell’anonimato. E invece, nonostante le gravi malattie, Ildegarda ebbe un’esistenza lunga e ricca di capacità carismatiche. È stata profetessa, teologa, musicista, guaritrice, perfino scienziata, interprete dell’universo femminile nelle cose umane e in quelle divine, una figura immensa nel panorama medievale che ancora oggi continua ad affascinare. Un personaggio raccontato da Paolo Mieli e dalla storica Maria Giuseppina Muzzarelli a Passato e presente sabato 9 agosto alle 20.30 su Rai Storia.
Cinema Italia – I clowns
Il mondo in via di sparizione dei pagliacci del circo: lo celebra nostalgicamente Federico Fellini nel lungometraggio del 1970, a metà tra la finzione e l’inchiesta, “I clowns” riproposto sabato 9 agosto alle 21.10 su Rai Storia, per il ciclo “Cinema Italia”.
Documentari d’autore
Ezio Bosso, le cose che restano
Il racconto di una grande storia umana: la carriera di Ezio Bosso. Il maestro stesso si svela agli spettatori, per farci entrare nel suo mondo e nel suo immaginario, come in un diario. Con le testimonianze di tanti collaboratori e amici dell'artista, tra cui Gabriele Salvatores, Enzo Decaro, Paolo Fresu, Silvio Orlando. Di Giorgio Verdelli, “Ezio Bosso, le cose che restano” andrà in onda sabato 9 agosto alle 22.45 su Rai Storia per il ciclo “Documentari d’autore”.
