L’Ape musicale

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Non riusciranno a zittirci, né a dividerci

I lavoratori del Gran Teatro La Fenice commentano la mancata erogazione del welfare aziendale votata all'unanimintà dal Consiglio di Indirizzo del teatro. Una scelta che sa di ritorsione, stante il recente voto di viducia del CdI a Colabianchi e Venezi, e si pone in palese contraddizione con gli ottimi risultati vantati proprio in questi giorni dal sovrintendente. 

RSU GRAN TEATRO LA FENICE - VENEZIA

Venezia, 24 Novembre 2025

giunto il momento di dire con chiarezza ciò che non può più essere celato dietro finti sorrisi e una confidenza di facciata.

Il Consiglio di Indirizzo (CDI) ha votato all’unanimità la fiducia al Sovrintendente Colabianchi e alla direttrice Venezi. Tra questi voti figura anche quello di un musicista.

Applausi. Stima.

Tutto ironicamente corretto, se non fosse per ciò che non è stato scritto sulla stampa, e che viene accuratamente nascosto dietro le loro parole di “tregua” e di “buon andamento”.

Sempre all’unanimità, infatti, gli stessi consiglieri hanno votato per non erogare al personale della Fondazione Teatro La Fenice la ormai consueta rata del cosiddetto welfare aziendale:uno strumento di gratificazione economica che le lavoratrici e i lavoratori di questo teatro si sono guadagnati con anni di impegno e con anni di bilanci in pareggio—unici in Italia.

Welfare significa aiuto alle famiglie, per spese quotidiane, per spese mediche, per tasse scolastiche, per mezzi di trasporto, per tutte quelle voci di spesa che solo chi deve fare i conti a fine mese comprende veramente.

Mentre la dirigenza, Presidente incluso, da un decennio compaiono sorridenti sui giornali accanto alla pubblicità del “Modello Fenice”, chi questo modello lo costruisce ogni giorno, oggi viene punito.

Punito per aver espresso, in modo legittimo e democratico, un’opinione diversa dalla loro. Punito per un dissenso che non è personale, ma condiviso dal mondo del lavoro che rappresentiamo.

Siamo di fronte a un paradosso: il Sindaco Brugnaro pretende di insegnare proprio a noi come si gestiscono i soldi pubblici.Eppure, sappiamo bene che le motivazioni che daranno questi signori —il rischio di non chiudere il bilancio in pareggio, l’accusa di “giocare” con risorse pubbliche—sono argomentazioni deboli, quando non deliberatamente fuorvianti.

Non siamo arrabbiati: la rabbia non appartiene a chi può guardarsi allo specchio con serenità e onestà.

Siamo però profondamente delusi dalla decisione del CDI, presa peraltro a un mese dal Natale. Una decisione che chiaramente indica da quale parte si è scelto di stare.

Ma vogliamo rassicurare tutti: i mezzi ritorsivi adottati non ci intimoriscono. Non riusciranno a zittirci, né a dividerci.

Perché noi siamo, e resteremo, dalla parte della verità.

Ci auguriamo che chi ha il potere di cambiare questa triste decisione pensi ai lavoratori non come pericolosi sovversivi ma come cittadini che sono consapevoli di avere un significativo ruolo sociale e che ce la mettono tutta per esprimerlo al meglio dentro e fuori il proprio orario di lavoro.

La RSU del Gran Teatro La Fenice di Venezia


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