L’Ape musicale

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Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Riccardo Chailly e Vasily Barkhatov portano Šostakovič al 7 dicembre

La Scala celebra il cinquantenario della morte del compositore

Il 4 dicembre l’anteprima Under30

Il 7 dicembre diretta su Rai1 e Rai Radio3 dalle 17.45

Inaugura la Stagione d’opera 2025/2026 del Teatro alla Scala Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore.

Il Direttore musicale Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, dirige Orchestra e Coro del Teatro alla Scala. La regia è di Vasily Barkhatov, le scene sono di Zinovy Margolin, i costumi sono firmati da Olga Shaishmelashvili, le luci sono a cura di Alexander Sivaev. Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov).

L’opera andrà in scena domenica 7 dicembre alle ore 18 (con l’Anteprima Under30 giovedì 4 dicembre alle ore 18), mercoledì 10 dicembre alle ore 20 (turno Prime Opera), sabato 13 dicembre alle ore 20 (turno A), martedì 16 dicembre alle ore 20 (turno B), venerdì 19 dicembre alle ore 20 (turno C), martedì 23 dicembre alle ore 20 (turno D) e martedì 30 dicembre alle ore 20 (fuori abbonamento).

L’opera

Il compositore, autore anche del libretto tratto dal romanzo di Nikolaj Leskov, aveva immaginato l’opera come prima anta di un trittico che avrebbe descritto la condizione della donna in diverse epoche della storia russa. La vicenda, ambientata nella campagna russa negli anni 1860 (la servitù della gleba è abolita nel 1861), vede protagonista la giovane Katerina Izmajlova che, sposata contro la sua volontà a Zinovij, un giovane possidente imbelle, e soggetta alle angherie anche sessuali del suocero, è attratta dal garzone Sergej, sfacciato e brutale. Quando il suocero li scopre e frusta Sergej, Katerina lo avvelena con una zuppa di funghi. Al ritorno del marito, Katerina e Sergej si liberano anche di lui e si sposano, ma durante la cerimonia un servo scopre il cadavere di Zinovij nascosto in cantina. Katerina e Sergej (che nel racconto di Leskov uccidono anche un nipote per sottrargli l’eredità) sono condannati ai lavori forzati. Durante il viaggio Sergej preferisce a Katerina una ragazza più giovane: Katerina la uccide trascinandola con sé nelle acque ghiacciate del fiume.   

Dopo la doppia prima, il 22 gennaio 1934 a Leningrado e due giorni dopo a Mosca, l’opera gode di un clamoroso succès de scandale, sia per la spietata critica sociale sia per l’inedito realismo nella rappresentazione della sessualità. Šostakovič abbandona la vena satirica astratta e surreale della sua prima opera, Il naso - tratta da Gogol’ e andata in scena per sole sei rappresentazioni a Mosca nel 1930 - per rifarsi alla ruvida aderenza al vero di Musorgskij, e il pubblico risponde entusiasta: duecento rappresentazioni in due anni tra Leningrado e Mosca. Il vento però sta cambiando, come spiega Galina Vishnevskaya, celebre interprete di Katerina, nelle sue memorie: “I compositori dell’ex-Proletkult che in passato erano stati spietatamente criticati da Šostakovič stavano ora monopolizzando l’Unione dei Compositori proprio di fianco al Cremlino, e covavano il loro rancore verso Šostakovič”.

Ma soprattutto, le direttive di Ždanov, nuovo responsabile della cultura del Partito comunista, chiedono ottimismo, eroi positivi e finali lieti. Nel gennaio 1936 Stalin assiste a una rappresentazione. L’articolo della Pravda segna il bando per l’opera in Russia e la disgrazia del compositore, che dura fino agli anni di Kruščëv, quando Šostakovič accetta di curare una versione emendata del suo lavoro che va in scena a Mosca nel 1963 con il nuovo titolo Katerina Ismailova. Le scene di erotismo più acceso sono soppresse, il linguaggio musicale è meno abrasivo.

Il rapporto di Riccardo Chailly con la produzione operistica di Šostakovič ebbe inizio proprio al Piermarini più di cinquant’anni fa: “Tutto cominciò nel 1972, quando avevo 19 anni. Ebbi il privilegio di assistere alle prove e alle rappresentazioni dell’opera Ilnaso di Šostakovič, diretta da Bruno Bartoletti con la regia di Eduardo De Filippo. Rimasi letteralmente stordito per giorni. Mi colpì enormemente la modernità, il coraggio di affrontare un testo di Gogol’ in quel modo”.

Da una parte, la tecnica compositiva di uno Šostakovič appena ventiquattrenne che realizza un’orchestrazione di rara fattura, in cui - come continua Chailly - “non si corregge niente, non si taglia niente, e che mostra nella scrittura un sapiente e innovativo uso della politonalità”. Dall’altra, una conoscenza capillare del patrimonio delle melodie popolari russe, fattore determinante per lo strabiliante successo riscosso nel periodo precedente alla sua censura, che porta questo titolo a essere rappresentato quasi duecento volte tra Leningrado e Mosca nell’arco di un anno e mezzo. Continua Chailly: “Šostakovič accenna, ammicca, inserisce quasi a mosaico elementi riconoscibili dalla tradizione popolare russa”.

Ma non finisce qui. In Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk coesiste con questa tradizione folklorica anche un aspetto legato alla musica mitteleuropea, come attesta la citazione all’interno della seconda aria di Katerina nel Quarto Atto, dell’Abschied dal Lied von der Erde di Gustav Mahler, come ricorda Chailly: “Qui Šostakovič aveva bisogno di rappresentare musicalmente il vuoto totale di una donna delusa da tutto, a un passo dalla disperazione definitiva”.

Del resto - come ci ricorda Franco Pulcini - nel Quarto Atto “l’alchimia dell’orchestrazione raggiunge effetti lugubri. Pensiamo all’impressionante ‘Passacaglia’, interludio posto fra i due quadri del secondo atto. Il finale dell’opera, l’ultimo atto, è di abissale pessimismo, con musica in presa diretta emotiva. Qui e altrove, insieme a Musorgskij, il faro dell’ispirazione resta soprattutto l’ultimo Mahler, poeta sinfonico della morte, per le tinte cadaveriche che traspaiono nel tessuto strumentale”.

Una partitura piena di contrasti, dunque, in cui, al fianco di questo elemento struggente, convive l’elemento grottesco, magistralmente rappresentato musicalmente da Šostakovič. Continua il Direttore musicale: “Il grottesco in quest’opera sconvolge fin dal primo ascolto. Basta concentrarsi sul canto del prete dopo aver scoperto che Boris è stato avvelenato da Katerina. Una scrittura che rimanda quasi al mondo dell’operetta, un linguaggio musicale completamente diverso, quasi da tragedia satirica, in cui s’impone l’idea del grottesco”.

L’opera alla Scala

La revisione dell’opera negli anni ‘50 aveva suscitato un vivo interesse anche in via Filodrammatici. Il successo planetario del romanzo Il dottor Zivago, proibito dalla censura sovietica e pubblicato per la prima volta dall’editore italiano Feltrinelli nel 1957, aveva creato un’ondata di interesse per le opere del dissenso e il Direttore artistico Francesco Siciliani aveva avviato invano le trattative per ottenere che la prima assoluta della Katerina avvenisse alla Scala. L’opera vi arriva invece solo nel maggio 1964, con la direzione di Nino Sanzogno, la regia di Milo Wasserbauer e Inge Borkh nei panni di Katerina. Negli anni seguenti Mstislav Rostropovich si fa paladino della riscoperta della prima e più radicale versione dell’opera: una battaglia insieme artistica e politica per le ragioni autentiche, ancorché rinnegate, del lavoro poetico. Bisognerà attendere il 1992 perché Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk arrivi anche alla Scala, con la regia di André Engel e la direzione di Kazushi Ono, per poi tornare nuovamente nel 2007, con la direzione di Myung-Whun Chung e la regia di Richard Jones.

Riccardo Chailly, direttore

Con la sua dodicesima inaugurazione di stagione il maestro Riccardo Chailly prosegue una collaborazione con il Teatro alla Scala che risale al 1978 e che proseguirà anche nei prossimi anni. Le opere di Giuseppe Verdi, dai titoli giovanili fino a Aida e Don Carlo, la scoperta delle versioni originali di titoli pucciniani, il ritorno di capolavori che ebbero alla Scala la loro prima rappresentazione, nonché una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna, sono solo alcuni dei percorsi approfonditi dal Maestro in un rapporto sempre più stretto con l’Orchestra e il Coro scaligeri. Tra questi filoni, anche il repertorio russo: con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk Chailly corona un percorso iniziato nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022.

Riccardo Chailly ha intessuto negli anni un rapporto profondo con Orchestra e Coro scaligeri. Un legame che, come nel caso del repertorio operistico di Šostakovič, vede strettamente connesso il Direttore musicale al Teatro alla Scala, in un lavoro di perpetua ricerca e condivisione di meravigliose pagine del repertorio, e che proietta questa sinergica e prolifica collaborazione nel futuro garantendo al pubblico la presenza di Riccardo Chailly al Piermarini negli anni a venire.

Vasily Barkhatov, regista

Vasily Barkhatov segna con questa regia il suo debutto scaligero. Quello fra direzione musicale e regia è stato in questo caso un lavoro capillare e profondo nella partitura, iniziato da molto tempo, come ricorda il regista: “Questa è la mia prima collaborazione con Riccardo Chailly. Quasi due anni fa abbiamo parlato per la prima volta dell’opera. Grazie al lavoro con lui ho potuto scoprire ulteriori aspetti interessanti della partitura: una partitura molto cinematografica, in cui vengono forniti minuziosi dettagli per l’azione scenica e che ci consente dunque di rappresentare minuziosamente i personaggi dal punto di vista psicologico. Stiamo osservando e discutendo insieme tutto, è una collaborazione che ci vede affiancati molto in profondità”.

Ne deriva una regia concentrata sul personaggio di Katerina Izmajlova, in una drammaturgia che si sviluppa lungo i suoi ricordi e le sue confessioni. Le coordinate della messa in scena si basano proprio sulla drammaturgia suggerita da Šostakovič, che, secondo le parole di Barkhatov, “oscilla tra humour e tragedia cinematografica, tra l’assurdo, il realistico e la tragedia violenta. Facciamo lo stesso, cercando di salvaguardare l’intero contenuto della partitura”.

E chi è Katerina, nella visione di Barkhatov? Afferma il regista: “Katerina sta compiendo un delitto per la sua libertà e per la sua identità, ma rimane pur sempre un delitto. Proviamo a entrare nella sua mente. Katerina ha bisogno di fare questo, non ha altro modo per fuggire da una costrizione. Ma quando diventa cosciente del tradimento di Sergej, in Siberia, realizza profondamente di aver commesso nient’altro che un omicidio, capisce di essere un mostro, capisce di non aver fatto niente di buono”.

Una donna che, lottando per la sua identità, compie un gesto efferato. Tuttavia, continua Barkhatov, “non la vedo assolutamente come una pazza, ma come una donna scontenta e frustrata, che ha preso questo amore con Sergej come qualcosa di grande”.

Un’opera che parla ancora molto al presente e porta in scena, ad esempio, l’attuale tema della libertà sessuale, una delle conquiste della Rivoluzione russa, che, come si diceva al tempo, avrebbe dovuto garantire che la possibilità di soddisfare i propri istinti dovesse essere semplice come “bere un bicchier d’acqua” quando si ha sete. Ma è nel 1934, anno di pubblicazione dell’opera, che l’Unione Sovietica introduce il divieto di aborto, cerca di assumere contromisure significative contro il divorzio e mette al bando l’omosessualità. Come ci ricorda Franco Pulcini, tra gli altri, “il successo dell’opera coincide con l’abolizione di tale libertà”, e rappresenta in qualche modo un riscatto di queste libertà perdute.

Del resto, Šostakovič ambienta la vicenda nel mondo provinciale del distretto di Mcensk, una società rurale, arretrata e patriarcale, che fa sì che il testo sia connotato da un linguaggio esplicito e prosaico, atto a rappresentare una società fortemente patriarcale in cui la considerazione della donna è estremamente arretrata, e che il compositore mette in scena per condannarla.

Anche per questo 7 dicembre si rinnova la collaborazione con Rai, che propone la Prima in diretta su Rai1 il 7 dicembre a partire dalle 17.45, con una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali, come già avvenuto negli anni scorsi con Don Carlo e La forza del destino. Si tratta della quarantanovesima apertura della Stagione d’opera del Teatro alla Scala trasmessa in diretta dalla Rai, preludio all’anniversario del 2026, che segna i cinquant’anni di questa importante collaborazione, iniziata nel 1976. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini, e sarà prevista la trasmissione sul Circuito Euroradio in diretta in Romania, Croazia, Slovacchia, Serbia, Portogallo, Bulgaria e Slovenia, e in differita in Spagna (data da destinarsi), Francia (13 dicembre), Svezia (data da destinarsi), Svizzera (data da destinarsi) e Belgio (27 dicembre).

Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Rai Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la Prima. Anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta. Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla Svizzera RSI, dalla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La Prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda.

Aspettando il 7 dicembre. Come ogni anno, il Teatro alla Scala propone un ampio palinsesto di appuntamenti di avvicinamento all’apertura della Stagione d’opera. Un calendario che prosegue fino al 7 dicembre, e che è iniziato nelle scorse settimane con l’incontro di studio intitolato “La donna e la storia: un’inquietante tragedia satirica”, a cui, insieme al Riccardo Chailly e al curatore Raffaele Mellace, hanno partecipato Paolo Nori, Franco Pulcini e Anna Giust.

Agli incontri organizzati dal Teatro si aggiunge il calendario di eventi compresi nel progetto “Prima diffusa” promosso da Comune di Milano, Rai e Edison.

Qui di seguito il calendario dei prossimi incontri.

  • VENERDÌ 28 NOVEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Secondo appuntamento del ciclo “Note di storia - musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli

Algeria, Francia e Italia: l’Affaire Audin, Luigi Nono e la rivolta della cultura

Dialogo tra Mariamargherita Scotti e Veniero Rizzardi

  • LUNEDÌ 1° DICEMBRE, ore 18.30, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro con il regista Vasily Barkhatov,riservato agli abbonati Under30

  • GIOVEDÌ 4 DICEMBRE, ore 18:Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anteprima Under30

  • VENERDÌ 5 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Incontro dedicato ai lettori di ViviMilano

Dialogo tra Gian Mario Benzing e il M° Riccardo Chailly

  • SABATO 6 DICEMBRE, ore 18, Ridotto dei palchi “A. Toscanini”:

Moda, scene e costume teatrale”, incontro a cura di Fabiana Giacomotti

In collaborazione con ‘Il Foglio quotidiano’. Si ringrazia Bellavista – Terra Moretti

  • DOMENICA 7 DICEMBRE, ore 17.15, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5:

Terzo appuntamento del ciclo “Note di storia - musica, intellettuali, censura”,

in collaborazione con Fondazione Feltrinelli.

Prima Diffusa alla Fondazione Feltrinelli: breve introduzione di Carlo Boccadoro all’opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, approfondimento con guida all’ascolto durante la proiezione della Prima.

Rappresentazioni

Giovedì 4 dicembre 2025 ore 18 ~ Anteprima Under30

Domenica 7 dicembre 2025 ore 18 ~ Inaugurazione Stagione 2025/2026

Mercoledì 10 dicembre 2025 ore 20 ~ Abb. Prime Opera

Sabato 13 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno A

Martedì 16 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno B

Venerdì 19 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno C

Martedì 23 dicembre 2025 ore 20 ~ Turno D

Martedì 30 dicembre 2025 ore 20 ~ Fuori abbonamento

Prezzi

Serata inaugurale 7 dicembre 2025

da 3.200 a 150 euro

Repliche

da 300 a 40 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org


I Partner del Teatro alla Scala:

dal sostegno alla Prima a quello agli spettacoli della Stagione 2025/2026

Il 7 dicembre 2025 il percorso di Riccardo Chailly, alla sua dodicesima inaugurazione di Stagione, giunge a una nuova tappa con Una Lady Macbeth del distretto diMcensk di Dmitrij Šostakovič, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa del compositore. Una tappa fondamentale, un titolo mai proposto fino a ora per l’apertura della Stagione d’opera, che consacra lo stretto legame fra il Teatro alla Scala e il repertorio russo, in un percorso cominciato dal Direttore musicale nel lontano 1991 con La fiera di Sorocincy di Modest Musorgskij e proseguito poi con L’angelo di fuoco di Prokof’ev nel 1994 e con Boris Godunov nel 2022. Si tratta solamente di uno dei filoni intrapresi da Riccardo Chailly, che si affianca alla riscoperta delle versioni originali delle opere di Giuseppe Verdi e di Giacomo Puccini, e di una vastissima ricognizione del repertorio sinfonico, che negli ultimi anni si è concentrato in particolare sulla Seconda Scuola di Vienna.

Quello del Maestro è un rapporto sempre più stretto con l’Orchestra e il Coro scaligeri, che in occasione dell’apertura del 7 dicembre dirigerà una nuova produzione firmata da Vasily Barkhatov, con le scene di Zinovy Margolin, i costumi di Olga Shaishmelashvili e le luci di Alexander Sivaev. Il cast vocale è guidato da Sara Jakubiak (Katerina L’vovna Izmajlova), Najmiddin Mavlyanov (Sergej), Yevgeny Akimov (Zinovij Borisovič Izmailov) e Alexander Roslavets (Boris Timofeevič Izmailov).

Per la Stagione 2025/2026, sostenuta dallo Sponsor principale Intesa Sanpaolo, il Teatro alla Scala presenta un calendario di oltre 200 spettacoli tra Opera, Balletto, Concerti e programmazione per i ragazzi e per le famiglie. I grandi nomi della direzione d’orchestra, della regia, del canto e della danza compongono un panorama ricco di conferme ma anche di proposte inattese, completato da mostre, incontri, visite e approfondimenti per stringere ancora di più il rapporto con il nostro pubblico milanese, nazionale e internazionale. Con percentuali di riempimento che si confermano sopra il 90%, un vistoso riassestamento delle fasce d’età con la crescita percentuale del pubblico più giovane e con una consolidata presenza sul territorio grazie a iniziative come la ‘Prima diffusa’, la Scala contribuisce a disegnare il panorama culturale di una città in rapida trasformazione e parla agli spettatori di tutto il mondo.

Da molte stagioni ormai la collaborazione che il Teatro alla Scala ha costruito con i suoi Partner non si limita alla Serata inaugurale, né al mero supporto alla programmazione dei singoli spettacoli, ma si sviluppa con continuità in progetti condivisi che al valore artistico aggiungono i valori comuni dell’innovazione, dell’inclusione e della sostenibilità aprendo il Teatro a nuove categorie di pubblico e portandolo fuori dalle sue mura a incontrare la città.

Si ricordano nel dettaglio alcune di queste collaborazioni.

La collaborazione tra Rai e Teatro alla Scala per il 7 dicembre si rinnova e si rafforza con Una Lady Macbeth del distretto di Mcenskin 4K. Rai Cultura propone la Prima in diretta su Rai 1 il 7 dicembre con una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali, come già avvenuto negli anni scorsi con Don Carlo e La forza del destino. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Lo spettacolo, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà trasmesso in diretta anche su Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere visto per 15 giorni dopo la prima. Anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta. Per Rai Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini. Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla Svizzera RSI, alla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La Prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaforma Medici Tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda. Proiezioni live in programma al Rainey Auditorium del Penn Museum di Filadelfia e a Berlino, in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura.

Edison, Fondatore Permanente del Teatro alla Scala, rinnovaper il quattordicesimo anno il suo impegno al fianco del Teatro alla Scala in occasione della Prima, rinnovando un legame che ha le sue radici nella storia: il 26 dicembre 1883 Edison illuminò per la prima volta il Teatro alla Scala in occasione della sua Prima: fu l’avvio delle attività della Società che coincise con l’inizio del processo di elettrificazione del Paese.

Dal 2018 a oggi Edison, grazie alle competenze di Edison Next, ha portato a termine importanti interventi tecnici presso le sedi della Fondazione del Teatro alla Scala, dal Museo Teatrale alla Scala ai Laboratori ex-Ansaldo, fino alla Sala del Piermarini accompagnando il Teatro nel percorso di transizione ecologica.

Edison conferma inoltre la collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e il Teatro alla Scala, per la ‘Prima Diffusa’: la manifestazione culturale che dal 28 novembre al 7 dicembre 2025 porta l’opera della Prima in oltre 40 luoghi di Milano con più di 60 eventi gratuiti.

Rolexsi avvicina naturalmente alle istituzioni che incarnano l’eccellenza, come il Teatro alla Scala, di cui è Orologio Ufficiale dal 2006 e di cui sostiene il Progetto “Grandi Artisti alla Scala”. Con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič diretta dal Maestro Riccardo Chailly, Rolex conferma il suo ruolo di Partner Ufficiale della Serata inaugurale del 7 dicembre per la diciannovesima volta. A partire dalla Stagione 2020/2021 è nata la decisione di sostenere anche il Museo Teatrale alla Scala, divenendone Partner Istituzionale. Rolex è felice di approfondire la sua collaborazione con la Scala attraverso questo Museo, istituzione di grandissimo successo. Si conferma anche quest’anno la partnership con il progetto educativo del Museo, strutturato in percorsi didattici multidisciplinari e multimediali. Partner di alcune delle più prestigiose istituzioni musicali internazionali, Rolex promuove l’eccellenza nell’arte e nella musica mantenendo viva una tradizione ispirata dal suo fondatore, Hans Wilsdorf.

BMW Italia si conferma Partner Ufficiale della Serata inaugurale del Teatro alla Scala del 7 dicembre 2025. BMW Italia è Partner del Teatro alla Scala dal 2002, nel ruolo di Fornitore ufficiale fino a diventare Partner Ufficiale della Serata inaugurale nel 2005 e Fondatore sostenitore nel 2016, in occasione delle celebrazioni per il centenario del brand BMW e dei 50 anni di presenza in Italia.

A partire dalla prima edizione del 2014 la filiale italiana del BMW Group ha supportato il progetto “Grandi Opere per Piccoli”, che mira a formare nuove generazioni di pubblico per l’opera e i concerti; nel 2022 BMW ha dato il suo supporto anche per la seconda edizione de “La Scala in città”.

Allianz, dal 2018 Fondatore Permanente del Teatro alla Scala, sarà anche quest’anno Partner ufficiale della Prima del Teatro alla Scala con Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič diretto dal Maestro Riccardo Chailly. Oltre al supporto per la Serata inaugurale del 7 dicembre, la partnership di Allianz con la Scala ha visto la Compagnia sostenere alcune iniziative per lo sviluppo e la modernizzazione del Teatro. Nel maggio del 2023 è stata inaugurata la nuovissima camera acustica che ha rivoluzionato l’esperienza di ascolto dei concerti. Allianz ha sostenuto inoltre il percorso di digitalizzazione e innovazione tecnologica del Teatro alla Scala, che ha portato alla sostituzione degli attuali display per i libretti con tablet touchscreen. Da ultimo la Compagnia ha contribuito al rinnovamento delle sedute dei palchi, migliorando il comfort e l’estetica e prosegue negli anni con il sostegno ai recital di canto.

Si ringrazia per il sostegno alla produzione di Una Lady Macbeth del distretto di Mcenskla Fondazione Milano per la Scala e la Signora Veronica Atkins.

È con particolare piacere che si ringraziano, inoltre, i Partner e Fornitori Ufficiali che affiancano il Teatro alla Scala in tutti i momenti più importanti della Stagione:

Bellavista

Bellavista, Partner e Fornitore Ufficiale dal 2004, celebra 21 anni di collaborazione con il Teatro proponendo come a ogni Prima le migliori selezioni di vendemmia che accompagneranno tutto il menu. Tra di esse, l’ormai tradizionale Franciacorta Brut Teatro alla Scala 2021 a essa dedicato.

Caffè Borbone

Si rinnova il legame con Caffè Borbone, che, per l’ottavo anno, si conferma Partner e Fornitore Ufficiale del Teatro alla Scala: il caffè preparato secondo la migliore tradizione napoletana sarà servito al termine della Cena di gala.

Elisenda

Si rinnova, anche per questa Prima, la collaborazione con Elisenda, l’alta pasticceria di Esselunga, che sarà presente con macaron e panettone alla Cena di Gala e, inoltre, potrà essere gustata dal pubblico nei bar del Teatro durante gli intervalli.

Artisia by Barilla

Si inaugura quest’anno la collaborazione con Artisia by Barilla, la prima e unica pasta stampata in 3D, novità della Cena di Gala al momento dell’aperitivo e in apertura del menù.

Meeting Project

Grazie alla collaborazione con Meeting Project, la diretta di Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk il prossimo 7 dicembre in Galleria Vittorio Emanuele II sarà realizzata con un’installazione realizzata dall’azienda per l’occasione: due maxischermi Ledwall, per combinare la tradizione dei contenuti con il design e la modernità tecnologica.


IL SOGGETTO

Alberto Bentoglio

ATTO PRIMO

Quadro primo

La giovane e bella Katerina Izmajlova, da cinque anni moglie del facoltoso mercante Zinovij, lamenta la sua triste condizione: di povere origini, trascorre una vita monotona e solitaria, segregata nella casa del non più giovane marito che raramente si prende cura di lei e sottomessa alle angherie del vecchio e violento suocero Boris. Quest'ultimo, dopo averle ordinato dei funghi per il pranzo, la rimprovera duramente per non avere ancora donato un erede al figlio e per non essere indifferente ai complimenti degli altri uomini. Prima di allontanarsi le ricorda, inoltre, di preparare il veleno per

i topi che infestano il granaio. Accompagnato dai servi, fra i quali il giovane Sergej, da poco entrato al servizio di casa Izmajlov, giunge Zinovij: una falla apertasi nella diga di un mulino di sua proprietà lo costringe ad allontanarsi dalla casa paterna e, congedandosi dalla moglie, le impone di giurargli in ginocchio, sotto consiglio paterno, fedeltà durante la sua assenza.

I servi partecipano ironicamente alla partenza del padrone, ostentando tristezza e commozione. Rimasta sola, Katerina apprende dalla serva Aksin'ja che Sergej è un seduttore tenace. Per tale ragione egli è stato allontanato dalla precedente famiglia dove, si racconta, abbia sedotto la padrona.

Quadro secondo

Nel cortile della casa, i servi si divertono grossolanamente ai danni di Aksin'ja: alle sue richieste di aiuto, sopraggiunge Katerina.

La padrona rimprovera la servitù di prendersi gioco di una donna e coglie l'occasione per esaltare le virtù femminili. Ingaggia una lotta con Sergej che, ostentando la propria forza, la provoca pubblicamente. La scena è conclusa dal repentino arrivo del sospettoso Boris che, cacciati i servi, ricorda alla nuora di cucinare i funghi.

Quadro terzo

Ritiratasi nella sua camera, Katerina non riesce a prendere sonno, nonostante i rimproveri di Boris che le ingiunge di dormire e di non consumare inutilmente la candela. Mentre si spoglia, compiange appassionatamente la sua solitudine. Con il pretesto di un libro, Sergej penetra nella stanza da letto della padrona e, vinte le di lei reticenze, ostentando uno spirito nobile e raffinato, elude la vigilanza del suocero, abbraccia Katerina e la seduce.

ATTO SECONDO

Quadro quarto

Sergej da una settimana è l'amante di Katerina che, innamoratasi del giovane, lo riceve segretamente ogni notte nelle proprie stanze. Il vecchio Boris si aggira vigile . Egli rimpiange la giovinezza e non nasconde una certa propensione per la bella e giovane nuora, eccitandosi all'idea di poterle fare visita per consolarla durante l'assenza del marito. Tuttavia, la luce che proviene ancora dalla finestra di Katerina lo insospettisce e, celatosi nel cortile della casa, coglie in flagrante i due amanti. Boris attende allora Sergej, lo afferra e, dopo aver chiamato la servitù, lo frusta selva gli occhi dell'impotente Katerina, a stento trattenuta dai servi. Al termine dell'atroce scena, Boris ordina di rinchiudere il servo in un magazzino e di richiamare il figlio Zinovij. Indifferente ai sentimenti della nuora, la invita, quindi, a preparargli i funghi. Katerina obbedisce, ma ai funghi mischia una forte dose di veleno per topi che rapidamente uccide il suocero. Nessuno dei servi accorsi, tuttavia, si accorge del delitto, nonostante le ambigue parole che Boris riesce a pronunciare nell'estrema agonia. Il vecchio muore, benedetto dal prete e compianto dalla nuora che indica nei funghi mangiati la sera precedente la causa dell'improvvisa morte del suocero.

Quadro quinto

Sergej, rimesso in libertà da Katerina, teme ora il ritorno del padrone. Dice all'amata di non poter vivere senza di lei. Katerina lo conforta: nessuno romperà il legame d'amore che li unisce ed ella presto farà di lui il suo legittimo sposo. Tuttavia, la giovane è turbata dall’apparizione dello spettro di Boris che le preannuncia una vendetta spietata. In quel mentre sopraggiunge Zinovij. Dopo avere allontanato l'amante, Katerina accoglie il marito con estrema indifferenza. Egli chiede notizie della morte del padre e, insospettito dal ritrovamento di una cintura da uomo nella stanza da letto della moglie e dalle parole udite dai servi, si scaglia contro Katerina, accusandola di infedeltà, e la frusta con la cintura dell'amante. Alle urla della donna, Sergej accorre e, durante una lotta, incitato da Katerina, uccide Zinovij. I due amanti nascondono il cadavere in cantina.

ATTO TERZO

Quadro sesto

Katerina e Sergej stanno per recarsi in chiesa a celebrare il loro matrimonio. La porta della cantina, rigorosamente chiusa, custodirà per sempre il loro macabro segreto. Rimasto solo, un misero contadino ubriaco forza la porta della cantina, nella speranza di rubare qualche bottiglia di vodka, e rinviene il cadavere di Zinovij. Terrorizzato, corre alla polizia per denunciare il reato.

Quadro settimo

Negli uffici del commissariato il capo dei poliziotti si lagna del duro e malpagato lavoro: egli è, inoltre, profondamente irritato per non essere stato invitato da Katerina Izmajlova alla festa di nozze. Gli agenti fanno eco alle sue lamentele. Neanche l'arresto dell'indifeso maestro del paese, accusato di essere un pericoloso nichilista, riesce a movimentare la giornata. Ma l'annuncio della scoperta fatta dal misero contadino sembra rianimare il commissariato: tutti si precipitano a casa di Katerina.

Quadro ottavo

Nel giardino di casa Izmajlov si sta svolgendo il banchetto nuziale. Fra i brindisi compiaciuti dei molti invitati, Katerina scopre che il lucchetto della porta della cantina è stato rotto e, dopo averne informato Sergej, risolve di fugire all'istante: il marito prenderà del denaro custodito in casa e con tale rendita potranno vivere agiatamente. Ma il piano di fuga è sventato dal repentino arrivo della polizia che trae in arresto Katerina. La giovane si autoaccusa di ogni misfatto ma i poliziotti trattengono anche Sergej, colto in flagrante mentre tenta di fugire. La coppia omicida sarà tradotta in carcere.

ATTO QUARTO

Quadro nono

In una fredda sera d'autunno, gli ergastolani, separati in due gruppi, uno maschile, uno femminile, sostano lungo le rive di un lago. Fra loro Katerina e Sergej, riconosciuti colpevoli del duplice delitto e condannati alla deportazione in Siberia. Katerina, corrompendo una guardia, raamato che, ormai indifferente alle attenzioni della moglie, spogliata della ricchezza e della posizione sociale, le rimprovera di essere la causa del suo triste stato. A sua volta, egli corrompe una sentinella, con il denaro avuto da Katerina, e si reca da Sonetka, sua nuova amante. La giovane gli promette il suo amore in cambio di un caldo paio di calze. Sergej non esita: ritorna da Katerina, implora perdono e le chiede un paio di calze per scaldarsi i piedi. La donna, convinta di soccorrere il marito, sfila le sue calze e le porge a Sergej che, dopo avere ra Sonetka, gliene fa dono. Katerina ha compreso di aver perduto irrimediabilmente il suo uomo e, schernita dalle altre deportate, osserva immobile il gelido lago che si estende dinanzi a lei e da dove le pare di udire la maledizione del primo marito Zinovij e del suocero Boris. I suoi tristi pensieri sono però interrotti dall'arrivo di Sonetka che sfrontatamente la ringrazia del dono che ha ricevuto dalle mani di Sergej. Katerina allora l’afferra e si getta con lei nella corrente del fiume gelido, mentre i deportati salgono sul traghetto che lentamente si allontana. 


LA MUSICA

FRANCO PULCINI

ATTO PRIMO

La cronaca della strage inizia con lunghe frasi musicali e nauseate divagazioni melodiche, miste a zoppicanti singhiozzi dei legni. Katerina intona un’aria della noia, premessa ai criminosi sviluppi dell’intreccio. I ritmi e i fremiti dell’orchestra svela-no un carattere ribelle immerso in un mondo ostile e repressivo. Un certo indifferente e trasparente vuoto strumentale lascia presagire sviluppi sonori maingombranti. Al suo ingresso l’odia-

to suocero Boris ha un furtivo passo di topo, sciattamente scandito da un fagotto. La brutalità delle sue parole, quando accusa Katerina di essere steri-le, si accompagna alla rudezza del canto. L’orchestra pare sempre in procinto di esplodere. Il tono grottesco con cui la musica caratterizza la narrazione s’intensifica nel passo sinfonico-corale, un valzer, in cui i lavoranti fingono di dispiacersi per l’imminente viadel padrone: dopo la caricatu-

ra di Boris, una nuova sfumatura del grottesco. La scena del giuramento di fedeltà di Katerina mentre si congeda dal marito ha una contorta sottolineatu-ra armonica ed è commentata da un versaccio: un glissando pernacchia dei tromboni, il cui significato corrivo, per non dire “esplicito”, verrà chiarito nella scena dell’adulterio.

Furia realistica, più che tono grottesco, nella sce-na corale degli scherzi pesanti dei contadini all’in-dirizzo della giovane e corpulenta cuoca Aksin’ja. Il ritmo inesorabile di uno scherzo sinfonico la-scia spazio, per contrasto, a un significativo ral-entamento dell’azione in cui la musica sottolinea l’incontro tra Sergej e Katerina. Il vuoto di suono interpreta la tensione erotica, quasi un anima-

lesco “puntarsi”, fra i due futuri amanti animali. S’instaura fra loro un’attrazione torbida e violen-ta, che la musica chiarisce in modo palese. Inquietante è il momento in cui Sergej stringe la mano di Katerina, che le duole a causa della fede nuziale, con evidente simbologia. Il tempo è lento ed este-nuante. La scena viene interrotta dall’ingresso del sospettoso suocero, con il suo canto sgraziato, minaccioso e amusicale. Calata l’oscurità, Katerina resta sola con la sua ardente insonnia. Introduce la scena il suono della celesta – strumento amato da Šostakovič – che gioca su un semplicissimo accordo magiore: il solito apprensivo vuoto tipico dell’opera. Katerina intona il canto di una donna che sfiorisce senza amore. Si tratta di una pagina di purezza musorgskiana, riutilizzata da Šostak-ovič nell’Elegia per quartetto d’archi, pubblicata prima dell’opera. Poco per volta la musica cresce d’intensità fino a esprimere in modo inequivocabile i bollori rabbiosi della protagonista. Con un beffardo pretesto Sergej s’introduce nella camera della donna. Il loro dialogo è all’insegna di una certa ipocrisia da parte di lei, e di una notevole sfacciatagine da parte di lui. Il servo la seduce quasi a tradimento al cospetto del pubblico, dopo una resistenza formale dalla recitazione piuttosto convincente. Le urla selvagge dell’orchestra, che tanto hanno inquietato i benpensanti d’Europa e d’America, oltre a contribuire probabilmente alla censura in URSS, accompagnano l’accoppiamento-stupro, da sempre di problematica soluzione scenica. L’autore non teme di trovare ritmi ed effetti per caricaturali allusioni fisiologiche. Il rap-porto sessuale, mimato dai tromboni, ha un inizio, una durata e una fine. Mentre gli amanti improvvisati riprendono il fiato, s’inserisce il suspence della voce del suocero, fino a quando l’orchestra chiarisce, con un effetto non privo di comicità, che la passione fra i due, malgrado il poco tempo trascorso, sta nuovamente avvampando. Soprattutto da parte di lei.

ATTO SECONDO

Boris, che s’aggira nella sua senile insonnia, pensa alla promettente nuora, ormai regolarmente frequentata dal servo nottetempo. Un appassionato valzer alla maniera di Richard Strauss rende le scatenate tentazioni dell’anziano patriarca. Quan-do Boris frusta accanitamente Sergej di fronte a Katerina disperata, il sinfonista viene in soccorso all’operista nella costruzione della scena: dopo lo “scherzo” dello stupro di gruppo (Aksin’ja), lo “scherzo” della fustigazione. In seguito la musica sottolinea la soddisfazione del vecchio attraverso l’improvviso tono di gentilezza nei confronti della nuora, elogiata come “cuoca di funghi”. È forse da intendersi ironicamente, dato che verranno condi-ti col veleno per topi? La scena ai fornelli è accompagnata da accordi wagneriani e dal violino solo. Durante la dolorosa agonia del vecchio, Katerina ha accenti molto aguzzi nel dichiarargli di aver-lo avvelenato. Dopo, di fronte ad altre persone, si torna al grottesco: ella simula disperazione per la scomparsa del suocero. La sua morte, commentata in modo operettistico da uno sciocco pope man-dato a chiamare per la benedizione, viene ritenuta la conseguenza di una cena a base di funghi. Ora Katerina e Sergej, in attesa del ritorno del marito Zinovij, godono istanti di idillio, accompagnati da una suadente orchestra mahleriana. Ma nel sonno lo spettro di Boris viene a lanciare tremende accuse alla donna. Tale apparizione provoca in Katerina più orrore che rimorso. Rincasando al suono di una combattiva fanfara, Zinovij interroga la mo-glie sulla strana morte del padre e l’accusa d’infedeltà. Katerina gli risponde in modo arrogante su registri striduli. La scena del battibecco ha una certa meccanicità rossiniana ed evidenzia l’atte bisbetico della donna nei confronti del marito. Quando questi inizia a picchiarla, interviene Sergej, e anche Zinovij viene ucciso con la complicità di Katerina. La sua morte è fredda, “tecnica”, e viene sottolineata con distacco da una marcetta funebre comica. Occultato il cadavere in cantina, alla fine del II Atto la felicità dei due amanti è apparentemente ra

ATTO TERZO

Nel III Atto si concentra il ma numero di macchiette grottesche, il cui compito drammatico sembrerebbe essere quello di esorcizzare il terrore tramite il tono satirico. Infatti l’esordio è all’insegna dell’apprensione, in una delle tante scene di furtivo spavento che caratterizzano l’opera e soprattutto l’epopea del terrore staliniano in cui venne musicata. Katerina è turbata perché teme di essere scoperta. L’amante, che sta per sposarla, la consola sbrigativamente con una punta d’incoscienza. Il contadino straccione che forza il lucchetto della cantina degli Izmajlov per rubare da bere è la prima macchietta. Classica fi-gura dell’etilista russo, è fotografato con simpatia dalla canzoncina che intona, spesso danzando-la. Ma, pure lui figlio di un regime minaccioso, quando scopre il cadavere di Zinovij, si risveglia dal generalizzato terrore dai fumi del vino o del-la vodka. L’ansia con cui galoppa alla polizia per denunciare il fatto rivela forse più del tempo di Šostakovič che di quello di Leskov. La scena al commissariato, significativamente inventata dal musicista e inesistente nel racconto, ha qualcosa di operettistico. Come dire: non c’è poi troppo da preoccuparsi. Fra polke e valzer alla Offenbach, i tutori dell’ordine si divertono a tormentare, con la loro proverbiale stupidità, il presunto nichilista del paese, che guarda caso è una persona istruita, ovvero un insegnante. Ma Katerina e l’amante hanno commesso il grave errore di non invitare questa polizia imbelle, corrotta e approfittatrice al pranzo di nozze. Il capo cerca un pretesto per recarvisi egualmente e lo trova nella denuncia del contadino cencioso. Introdotto da un interludio fugato, ha inizio il banchetto nuziale. Gli invitati, chi più chi meno, sono tutti abbozzati in modo caricaturale. Fra ridicoli brindisi e un’ubriacatura generale, la festa prosegue stancamente. Katerina, che tiene d’occhio la cantina in cui è stato nascosto il cadavere del marito, si accorge del lucchetto rotto. Ennesi-ma scena di terrore bisbigliato con immaginabili denti che battono per i tremiti. Gli amanti assassini non fanno in tempo a fula polizia arriva a passo militare. Grazie alla denuncia i poliziotti si sono liberati dal ridicolo stato d’impotenza, ir-rompendo sul luogo del delitto con un’altrettanto ridicola e tronfia marcia trionfale. Durante l’ar-resto Katerina perde la parola: per il suo animo distrutto parla la musica.

ATTO QUARTO

Nel IV e ultimo Atto, in cui si svolge la deportazione in" Siberia dei due criminali, la vicenda assume caratteri più dolorosamente umani. È una pagina forse meno originale, sicuramente meno novecentesca, ma necessaria e coerente. Essa rappresenta l’inaspettata e affascinante conclusione “patetica”, in senso čajkovskiano, della “tragedia satirica”. L’azione rallenta in modo straordinario e la musica pare mimare un lento scorrere verso la morte. Il tema romantico e melodrammatico della deportazione in Siberia porta Šostakovič a scrivere una musica più accorata e tradizionale. Essa ra livelli abissali di depressione: nulla di più lontano dall’ottimismo dell’arte socialista di Stato. La nudità delle melodie, d’impronta musorgskiana, si staglia su uno sfondo scenico d’informe oscurità. Ai cori strazianti dei deportati fanno eco i soliloqui della protagonista (mirabile quello con l’oboe solo). Sergej ora detesta Katerina, a causa delle sue disgrazie. Lei, invece, continua ad amar-lo. Lo si comprende anche dall’inflessione commovente con cui è cantato il suo nome, Serëza, ripetuto all’infinito nel vuoto senza echi dell’aria gelida percorsa dal tintinnare delle catene. La po-etica del lamento è trascinata dal musicista in una dimensione glaciale. I fatti di questo crudo epilo-go sono pochi. È come se fossimo tornati all’inizio dell’opera, poiché l’idea fissa di Katerina era e resta il desiderio inappagato di un uomo. Sergej s’è infatti invaghito di un’altra donna, che può avvicinare furtivamente grazie a una corruzione che pare dal volto umano in quello sfacelo esistenziale. La sensuale Sonetka, per concedersi al giovane, gli chiede in cambio un paio di calze di lana che ha visto a Katerina. I due neoamanti hanno una vivacità e, nel complesso, malgrado la deportazione, quasi una gioia esistenziale che fa contrasto con l’avvilimento della protagonista. Sergej ottiene per sé le calze dall’antica amante, che non sa negargli nulla, e le porta alla nuova, con la quale si apparta. La “mercenaria” Sonetka si fa poi beffe della “mercantessa” Katerina, pavonegiandosi con le sue calze di fronte alle altre deportate che la deridono. Katerina, affranta per il tradimento, si vendica trascinando Sonetka fra i gorghi di un gelido fiume, nel quale entrambe sprofondano. Conti-nuamente il musicista si muove fra i toni disperati di Katerina, quelli sarcastici della crudeltà carce-raria, il patetismo della situazione generale e il dramma dell’omicidio-suicidio per esasperazione. Che pure, anche musicalmente, resta sullo sfondo di un dramma collettivo, un incidente di percorso, un caso umano da dimenticare in una frazione di secondo. La morte delle due donne non viene commentata da Sergej, che pare ormai assente. L’opera si chiude con la colonna dei deportati che continua il suo doloroso cammino verso lo spopolato Est, una scia di passati umani distrutti, lunga come un serpente ininterrotto attraverso i secoli. Fino al tempo dell’autore, e con un ingrossamento contemporaneo alla censura dell’opera.


RICCARDO CHAILLY

Direttore musicale del Teatro alla Scala dal gennaio 2017, dal novembre 2015 Riccardo Chailly è Direttore principale della Filarmonica della Scala e nel 2021 è stato riconfermato alla guida dell’Orchestra del Festival di Lucerna. Nato a Milano, ha compiuto gli studi musicali nei Conservatori di Perugia, Roma e Milano, perfezionandosi all’Accademia Chigiana di Siena ai corsi di Franco Ferrara. Il primo incarico da Direttore musicale gli è stato conferito dalla Rundfunk-Sinfonieorchester di Berlino dal 1980 al 1988.

Nel 1988 ha assunto la carica di Direttore principale dell’Orchestra del Royal Concertgebouw di Amsterdam, che ha mantenuto per sedici anni. Nello stesso tempo è stato Direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna e dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano.

Nel 2016 si è concluso, dopo undici anni, il suo impegno come Kapellmeister dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, la compagine sinfonica più antica d’Europa.

Dall’agosto 2016 ha assunto l’incarico di Direttore musicale dell’Orchestra del Festival di Lucerna, succedendo a Claudio Abbado. Con l’Orchestra di Lucerna ha intrapreso un importante percorso discografico e un programma di tournée internazionali. Alla Scala, dove ha diretto un vasto repertorio operistico e sinfonico, ha proposto da Direttore musicale un importante progetto di lettura delle opere di Giacomo Puccini alla luce delle ricerche musicologiche più recenti, ma anche opere di Verdi, Rossini, Donizetti e Giordano. In campo sinfonico ha programmato un denso calendario di tournée internazionali e incisioni discografiche con la Filarmonica; con i complessi scaligeri ha proposto una nuova integrale beethoveniana in occasione del duecentocinquantenario del compositore. Nei mesi della pandemia è stato protagonista di una serie di concerti di grande significato simbolico: nell’autunno 2020 la Messa da Requiem di Verdi in memoria delle vittime nel Duomo di Milano, a Bergamo e a Brescia, e la riapertura del Teatro alla Scala con la Nona Sinfonia di Beethoven dedicata agli operatori sanitari.

Nel 2021 ha diretto Salome di Richard Strauss e il dittico Die sieben Todsünden e Mahagonny Songspiel di Kurt Weill a teatro vuoto per le telecamere della Rai e ha inaugurato la Stagione 2021-2022 con Macbeth. Nel dicembre 2022 ha aperto la Stagione 2022-2023 con Boris Godunov.

Dirige regolarmente le maggiori orchestre sinfoniche europee: Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, London Symphony Orchestra, Orchestre de Paris. Negli Stati Uniti ha collaborato con la New York Philharmonic, la Cleveland Orchestra, la Philadelphia Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra. In campo operistico ha collaborato regolarmente con i maggiori teatri: oltre alla Scala, il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago, l’Opera di San Francisco, il Covent Garden di Londra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, la Staatsoper di Vienna, l’Opera di Zurigo. È presente con regolarità nei principali festival internazionali, tra cui quelli di Salisburgo, Lucerna e i Proms di Londra.

Da più di quarant’anni è artista esclusivo della casa discografica Decca, che ha recentemente celebrato questo anniversario con un box di 55 CD, seguito nel 2021 da un nuovo box dedicato alle incisioni di opere di Stravinskij. La rivoluzionaria incisione delle Nove Sinfonie di Beethoven con il Gewandhaus gli è valsa il prestigioso premio “Echo Klassik” come miglior direttore del 2012. Nel 2013 sono stati pubblicati, tra l’altro, l’integrale delle Sinfonie di Brahms con il Gewandhaus, che ha vinto il Gramophone Award come Disco dell’Anno, e Viva Verdi, realizzato con la Filarmonica della Scala in occasione del bicentenario verdiano. Tra le ultime pubblicazioni ricordiamo la Messa per Rossini con i complessi scaligeri nel 2018, cui è stato assegnato il Premio Abbiati per la discografia. Riccardo Chailly è Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana e membro della Royal Academy of Music di Londra. Nel 1998 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana; nello stesso anno la Regina dei Paesi Bassi lo ha insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine del Leone d’Olanda. Nel 2011 è stato nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura francese Frédéric Mitterrand.

VASILY BARKHATOV

regista

Nato a Mosca, nel 2005 ha concluso gli studi presso l’Istituto russo di Arte teatrale per la regia e la recitazione nel teatro musicale. Da allora realizza regolarmente spettacoli in Russia e in Europa.

Nella Stagione 2013-2014 è stato Direttore artistico al Teatro Michajlovskij di San Pietroburgo, dove ha portato in scena, tra i vari titoli, L’olandese volante di Wagner.

Fra i suoi maggiori successi figurano la prima rappresentazione dell’Incantatrice di Čajkovskij e Le Grand Macabre di Ligeti messi in scena all’Opera di Francoforte; Simon Boccanegra di Verdi e L’Invisibile di Reimann alla Deutsche Oper di Berlino e la Turandot di Puccini realizzata al Teatro di San Carlo di Napoli.

Ha realizzato inoltre le produzioni dell’Idiota di Weinberg e di Norma di Bellini per il MusikTheater an der Wien, Siberia di Giordano al Festival di Bregenz e Chovanščina di Musorgskij al Teatro di Basilea. Recentemente ha messo in scena Rusalka di Dvořák alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf e Don Giovanni per l’Opera di Roma.

Nella Stagione 2025-2026 sarà impegnato nel Boris Godunov per l’Opera di Lione, in Morte a Venezia di Britten alla Bayerische Staatsoper, Stiffelio al Theater an der Wien, mentre alla Staatsoper metterà in scena Il castello di Barbablù di Bartók e Eine florentinische Tragödie diZemlinsky.

Nel 2028 sarà impegnato a Bayreuth per la realizzazione di una nuova produzione del Ring di Wagner.

ALEXANDER ROSLAVETS

Boris Timofeevič Izmailov

Basso. Diplomatosi nel 2014 al Conservatorio “Rimskij-Korsakov” di San Pietroburgo sotto la guida di Okhotnikov, si è presto distinto in ruoli come Mefistofele (Faust), Zar Dodon (Il gallo d’oro) e Tom (Un ballo in maschera) al Teatro Michajlovskij. Successivamente è entrato a far parte del Young Artist Program delTeatro Bol’šoj, diretto da Vdovin, debuttando nella Traviata e nel Barbiere di Siviglia come Don Basilio. Nello stesso periodo ha preso parte alla prima di Re Lear di Slonimsky con Jurowski alla Tchaikovsky Concert Hall e alla Damnation de Faust firmata da Peter Stein per il Bol’šoj.

Dal 2016 è membro della Hamburgische Staatsoper, dove ha cantato Lucia di Lammermoor, La bohème, Die Zauberflöte, L’elisir d’amore, Saint François d’Assise, Luisa Miller, Il trovatore, Ruslan e Ljudmila, Maria Stuarda, Don Giovanni, Otello, A Midsummer Night’s Dream e Il barbiere di Siviglia.

Vincitore di numerosi concorsi internazionali, ha cantato in alcuni tra i più prestigiosi teatri del mondo; è stato protagonista di Alì Babà alla Scala, Re René in Iolanta al Metropolitan, Ramfis e Colline alla Deutsche Oper di Berlino, Timur alla Royal Opera House; ha cantato il Naso alla Monnaie e Rusalka a Glyndebourne e alla Philharmonie di Berlino.

Al repertorio operistico affianca un’intensa attività concertistica sinfonica e cameristica.

Tra gli impegni recenti e futuri: Guerra e pace a Ginevra, Luisa Miller ad Amburgo, Roméo et Juliette a Malmö, Il gallo d’oro alla Komische Oper, Boris Godunov all’Opéra di Parigi e Tolosa, Mazepa al Tiroler Festspiele, Ivan il Terribile con l’Orchestra di Santa Cecilia e il ritorno alla Royal Opera House.

YEVGENY AKIMOV

Zinovij Borisovič Izmailov

Tenore. Nel 1996 è entrato a far parte del Teatro Mariinskij, dove è ancora oggi uno dei principali solisti. Il suo ampio repertorio comprende numerosi ruoli, tra cui Bajan in Ruslan e Ljudmila, Sujskiǰ nel Boris Godunov, Andrei Chovanskij e Vasilij Golicyn nella Chovanščina, Gric’ko nella Fiera di Sorocincy, Vladimir nel Principe Igor’, Sinodal nel Demone di Rubinstein, Berendej nella Fanciulla di neve, Andrej in Mazeppa diČajkovskij, Dante nella Francesca da Rimini di Rachmaninov, Mefistofele nell’Angelo di fuoco, Pierre Bezuchov in Guerra e pace, Foresto nell’Attila, Idomeneo, Narraboth in Salome, il Mercante indiano in Sadko, il Diacono nella Notte prima di Natale, il Pescatore in Le rossignol, Don José in Carmen e Froh in Das Rheingold. Invitato regolarmente a esibirsi in tutto il mondo, ha cantato Chovanščina, Dama di Picche e Boris Godunov alla Scala, Matrimonio al convento all’Opera di San Francisco, Boris Godunov e Il naso al Metropolitan, al Covent Garden, all’Opéra di Parigi, al Regio di Torino e al National Grand Theatre of China di Pechino. Ha collaborato con direttori d’orchestra del calibro di Maazel, Rostropovich, Salonen, Saraste, Noseda e Bychkov.

Il suo repertorio concertistico comprende il Requiem di Mozart e di Verdi, la Nona Sinfonia di Beethoven, l’Ottava Sinfonia di Mahler e la Sinfonia corale “Le Campane” di Rachmaninov.

Tra i recenti impegni figurano i ruoli del Contadino cencioso nella Lady Macbeth del distretto di Mcensk al Teatro San Carlo e Chekalinsky a Baden-Baden e con i Berliner Philharmoniker.

Artista Onorario della Russia, ha ottenuto due Maschere d’oro, due Sofit d’oro e due medaglie dalla Fondazione Sergej Rachmaninov.

SARA JAKUBIAK

Katerina L’vovna Izmajlova

Soprano. Originaria di Bay City, nel Michigan, ha studiato all’Università di Yale e al Cleveland Institute of Music, partecipando in seguito al festival dell’Opera di Francoforte.

Tra i ruoli di maggior successo degli ultimi anni figurano Katerina in Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk (Liceu di Barcellona), Chrysothemis in Elektra (Covent Garden, Palais des Arts di Valencia, Washington National Opera) e Arabella nell’opera omonima.

Ha debuttato inoltre nei ruoli dell’Imperatrice in Die Frau ohne Schatten con l’Opéra de Lyon, Sieglinde in una versione concertistica di Die Walküre con la Dallas Symphony Orchestra e nella pluripremiata produzione del Festival di Salisburgo della Passione greca di Martinů.

Il suo ampio repertorio concertistico comprende, tra l’altro, Vier letzte Lieder di Strauss, la Messa glagolitica di Janáček, il War Requiem di Britten per l’80° anniversario del bombardamento di Dresda, Erwartung di Schönberg, Sechs einfache Lieder di Korngold, Canti Zigani di Dvoráǩ e Vom ewigen Leben di Schreker.

Della sua ricca produzione discografica si segnala l’opera di Korngold Das Wunder der Heliane, vincitrice dell’Opus Klassik Award 2020 e la Messa glagolitica, nominata ai Grammy, con Edward Gardner e la Bergen Philharmonic.

Nella Stagione 2025-2026 debutterà nel ruolo di Isolde con Pappano e la London Symphony e in quello di Rusalka nello spettacolo inaugurale della Den Norske Opera. Riprenderà poi il ruolo della protagonista in Francesca da Rimini alla Deutsche Oper Berlin e sarà Elsa in Lohengrin alla Staatsoper di Amburgo, mentrecon la Danish Symphony Orchestra canterà i Wesendonck-Lieder di Wagner con Luisi.

NAJMIDDIN MAVLYANOV

Sergej

Tenore. Nato a Samarcanda, in Uzbekistan, ha studiato canto nella sua città e al Conservatorio di Tashkent in cui si è diplomato nel 2006. Dal 2010 fa parte dell’ensemble del Teatro Stanislavskij-Nemiròvič-Dancenkǒ di Mosca, dove ha interpretato numerosi ruoli, tra cui Alvaro, Alfredo, Hoffmann, Edgardo, Werther, Lenskij, Radamès, Giasone e Andrei Chovanskij.

Successivamente è stato Cavaradossi ad Anversa, Düsseldorf, Helsinki, Berlino, Nanchino, Tel Aviv, Budapest, Londra, Monaco, Mosca e New York. Ha cantato Iolanta con Gergiev a Monaco, Berlino, Lucerna e Budapest, Cavalleria rusticana a Düsseldorf e Carmen, La dama di picche, Don Carlo, Iolanta al Teatro Bol’šoj. Si è esibito inoltre nel ruolo di Macduff in Lussemburgo e ad Anversa, Radamès a Vladivostok e Ginevra, Gabriele Adorno ancora con Gergiev a Rimini e Macduff, Manrico, Don Carlo, Canio, Maurizio, Pinkerton, Andrey Chovanskij, Sadko, Hermann al Teatro Mariinskij.

Nella Stagione 2021-2022 ha cantato il ruolo di Ismaele alla Royal Opera, Otello al Teatro Stanislavskij, Dick Johnson nella Fanciulla del West al Mariinskij, Sadko e Vaudémont al Bol’šoj e Hermann nella Dama di picche alla Scala. Nella stagione successiva si è esibito ad Amsterdam come Calaf; ad Amburgo come Luiginel Tabarro e Pollione in Norma; al Bol’šoj come Hermann, Don Carlo, Grigorij, Alfredo e Otello; al Mariinskij come Maurizio, Hermann, Otello e Vaudémont e alla Sydney Opera House come Radamès.

Tra i suoi impegni recenti figurano Andrey Chovanskij in Chovanščina a Berlino, Otello a Dresda, Loris Ipanov in Fedora a Ginevra, Hermann ad Amburgo, Ernani al Mariinskij, Rodolfo in Luisa Miller e Andrea Chénier a Mosca.

ZINOVY MARGOLIN

scenografo

Nato a Minsk nel 1960, ha studiato all’Accademia Nazionale delle Arti della Bielorussia. Da allora si dedica alla creazione di scenografie per i maggiori teatri russi ed europei.

Al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo ha realizzato le scene per le produzioni de Il naso e L’età dell’oro di Šostakovič, Otello di Verdi, Rusalka di Dargomyžskij, Les contes d’Hoffmann di Offenbach, Tristan und Isolde di Wagner, Jenůfa di Janáček e Il giocatore di Prokof’ev, mentre per il Teatro Musicale Stanislavskij di Mosca ha curato la scenografia dell’Italiana in Algeri di Rossini e al Teatro Bol’soǰ ha lavorato a quelle di Die Fledermaus di Strauss, Il principe Igor’ di Borodin, Le nozze di Figaro di Mozart, Il barbiere di Siviglia di Rossini, La fiaba dello zar Saltan di Rimskij-Korsakov, Mazepa di Čajkovskij e Adriana Lecouvreur di Cilea.

Per la compagnia del Teatro Boris Eifman, ha creato le scenografie per i balletti Delitto e castigo, Onegin, Tenera è la notte, Rodin e Il gabbiano, mentre alla Staatsoper di Vienna per il balletto Anna Karenina. Nel 2015ha debuttato al Nationaltheater Mannheim con Vasily Barkhatov con La damnation de Faust di Berlioz; le altre collaborazioni includono Die Soldaten di Zimmermann ed Evgenij Onegin di Čajkovskij al Hessisches Staatstheater di Wiesbaden, L’Invisible di Reimann e Simon Boccanegra di Verdi alla Deutsche Oper Berlin e Faust di Gounod a Saarbrücken in Germania. Ha creato inoltre le scenografie per Chovanščina di Musorgskij, Madama Butterfly di Puccini e Il giocatore di Prokof’ev al Theater Basel; Der fliegende Holländer alla DeutscheOper am Rhein di Düsseldorf; Le Grand Macabre di Ligeti all’Oper Frankfurt; Turandot al Teatro San Carlo e Norma al Theater an der Wien.

Recentemente ha allestito le scene per Norma alla Staatsoper di Berlino e Don Giovanni all’Opera di Roma, mentre fra i progetti futuri figurano Boris Godunov all’Opéra National de Lyon, Awakening presso il Theater Bonn e Death in Venice alla Bayerische Staatsoper, sempre in collaborazione con Barkhatov.

Ha ricevuto più volte il prestigioso premio russo “Maschera d’oro”; è stato vincitore nel 1995 della Mostra internazionale di scenografia Quadriennale di Praga e nel 2007 del premio Triga d’oro, per un progetto sulle opere di Čechov al quale ha collaborato con altri scenografi russi.

OLGA SHAISHMELASHVILI

costumista

Nata a Leningrado, si laurea nel 1996 al Liceo Artistico Statale “Boris Ioganson” e nel 2002 presso l’Accademia Statale di Arte e Design di San Pietroburgo nella facoltà di Arte monumentale.

Dal 2011 lavora come scenografa e costumista in Russia, Germania, Svizzera, Francia, Austria, Svezia, Lituania, Lettonia, Kazakistan, Cina e Argentina, realizzando le scenografie e i costumi per oltre cinquanta produzioni.

Tra i lavori in ambito operistico si ricordano le scenografie e i costumi per The Rake’s Progress diretto da Andrey Prikotenko all’Opera di Perm; i costumi per Chovanščina al Teatro di Basilea; Die Soldaten al Hessisches Staatstheater a Wiesbaden; Evgenij Onegin al Hessisches Staatstheater, Teatro dell’Opera di Stoccolma e Teatro di Bonn; L’invisibile e Simon Boccanegra alla Deutsche Oper Berlin; Il giocatore al Teatro di Basilea e al Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Lituania; Madama Butterfly al Teatro di Basilea; Die tote Stadt alla Novaya Opera di Mosca; Der fliegende Holländer alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf; Le Grande Macabre all’Oper Frankfurt; Norma al Theater an der Wien e alla Staatsoper Unter den Linden diBerlino e Boris Godunov all’Opera di Lione, tutti diretti da Vasily Barkhatov.

Ha inoltre realizzato i costumi per Mazeppa e Il barbiere di Siviglia diretti da Eugeny Pisarev al Teatro Bol’soǰ di Mosca.

Le produzioni teatrali comprendono le scenografie e i costumi per Friends diretto da Motoi Miura; i costumi per I did not kill my husband, diretto da Ding Yi-Teng, e Bovary al Teatro delle Nazioni di Mosca; le scene e costumi per A Midsummer Night’s Dream al Teatro Nazionale Yanka Kupala di Minsk; Serotonin al Teatro Priyut di San Pietroburgo; I demoni al Krasny Fakel di Novosibirsk; Oblomov al Teatro Aleksandrinskij e Anna Karenina al Teatro Malyj di Mosca, tutti diretti da Andrey Prikotenko.

Per il Balletto Eifman di San Pietroburgo ha realizzato i costumi di Rodin, Up & Down, Requiem, Onegin, Tchaikovsky, The Pygmalion Effect, Il gabbiano, Delitto e castigo. Ha firmato in seguito i costumi di Requiem ancheper il Teatro di San Carlo di Napoli e di Rodin per il Teatro Colón di Buenos Aires. Ha disegnato scene e costumi per il Balletto di San Pietroburgo della Bella addormentata di Jacobson e per i balletti Carmen, Jussan e Taro con la regia di Mukaram Avachri all’Artana Ballet.


RAI1, RADIO3 E RAIPLAY: IN ESCLUSIVA LA PRIMA DELLA SCALA IN 4K

Il 7 dicembre la diretta di Rai Cultura diUna Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Un’opera dirompente e sensuale, censurata per la sua audacia e celebrata per la sua altissima qualità musicale. È Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, che inaugura la Stagione del Teatro alla Scala e che Rai Cultura propone in diretta su Rai1 il 7 dicembre apartire dalle 17.45. Come sempre grande cura è dedicata alle riprese dello spettacolo, con l’impiego di dieci telecamere in alta definizione, 45 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 15 radiomicrofoni dedicati ai solisti, per un gruppo di lavoro di 50 persone tra cameraman, microfonisti, tecnici audio e video. Una preparazione che vede lo staff di regia seguire fin dalle prime prove la messa in scena dello spettacolo – diretto dal Maestro Riccardo Chailly, con la regia di Vasily Barkhatov – e un numero crescente di addetti lavorare nelle due settimane precedenti il debutto. Come per gli scorsi anni la ripresa, con la regia televisiva di Arnalda Canali, sarà in 4K: avrà quindi una definizione quattro volte superiore rispetto agli standard televisivi abituali. L’opera sarà trasmessa in diretta anche su Radio3, su Rai1 HD canale 501, su Rai4K e su RaiPlay, dove potrà essere vista per 15 giorni dopo la prima.

Più di tre ore di trasmissione, completa di sottotitoli, per portare il capolavoro di Šostakovič nelle case degli italiani, perché la grande musica è di tutti. Oltre a trasmettere l’opera, con grande attenzione per la ripresa audio e video curata dal Centro di Produzione TV di Milano, come di consueto la Rai racconterà anche ciò che accade attorno allo spettacolo più atteso della Stagione. Su Rai1 Milly Carlucci e Bruno Vespa, con collegamenti di Giorgia Cardinaletti dal foyer, condurranno la diretta televisiva incontrando, prima dell’inizio e durante l’intervallo, i protagonisti e gli ospiti presenti. Per Radio3 seguiranno la diretta Gaia Varon e Oreste Bossini. Saranno coinvolte anche le diverse testate giornalistiche della Rai con dirette, servizi e approfondimenti, con ospiti in studio e dal foyer della Scala.

Come perLA FORZA DEL DESTINO del 2024, anche quest’anno la trasmissione dell’opera sarà corredata dall’audiodescrizione in diretta, grazie alla quale anche le persone cieche e ipovedenti potranno avvalersi di tutte quelle informazioni visive non trasmesse verbalmente – costumi, aspetto e mimica dei personaggi, azioni non parlate, location, scenografia e luci –, tale accessibilità sarà estesa anche a tutto ciò che accadrà intorno allo spettacolo e verrà trasmesso in TV prima dell’inizio e durante l’intervallo. Il servizio è realizzato da Rai Pubblica Utilità – Accessibilità. L’audiodescrizione, attivabile dal televisore sul canale audio dedicato – e fruibile anche in streaming su RaiPlay – fa parte del percorso di inclusione intrapreso con impegno e determinazione dalla Rai, con l’obiettivo di rendere sempre più concreta e ampia l’offerta di vero servizio pubblico. Si avvarranno delle riprese in Alta Definizione diffuse da Rai circa 40 sedi coinvolte nell’iniziativa sociale “Prima Diffusa” del Comune di Milano e il maxischermo collocato al centro dell’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, che offre la Prima ai cittadini.

Sono numerosi i broadcaster di tutti i continenti che trasmetteranno l’evento in diretta da Milano grazie agli accordi sottoscritti con Rai Com: da ARTE per Francia, Belgio, Austria, Germania, Liechtenstein e Lussemburgo alla svizzera RSI e alla portoghese RTP. Dall’Europa al Giappone, dove la NHK manderà in onda l’opera in differita in formato 4K HDR. La prima della Scala sarà fruibile in tutto il mondo sulla piattaformaMedici.tv e sarà proiettata in diretta anche nelle sale cinematografiche di Finlandia, Scandinavia, Spagna, Svizzera, America Latina, Australia e Nuova Zelanda e in Italia in un gruppo di sale indipendenti. Proiezioni live in programma al Rainey Auditorium del Penn Museum di Filadelfia della prestigiosa Penn State University, come evento di chiusura del 25° Festival del Cinema Italiano in collegamento con il segnale di Medici TV, e a Berlino, in partnership con l’Istituto Italiano di Cultura, in collegamento con il segnale di Rai1.


PRIMA DIFFUSA

PORTA IN CITTÀ UNA LADY MACBETH DEL DISTRETTO DI MCENSK’ CON OLTRE 60 EVENTI IN 40 LUOGHI DI MILANO TRA PROIEZIONI IN CONTEMPORANEA CON IL TEATRO ALLA SCALA E ATTIVITÁ COLLATERALI PER CONOSCERE MEGLIO L’OPERA DELLA PRIMA

Programma completo su https://www.yesmilano.it/primadiffusa

Tutte le proiezioni e le performance sono a ingresso gratuito

Da oggi 26 novembre al 7 dicembre il Comune di Milano – Cultura insieme a Edison porta in tutta la città l’opera che inaugura la Stagione 2025/2026 del Teatro alla Scala, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič, con la regia di Vasily Barkhatov.

‘Prima Diffusa’ accompagna anche quest’anno Milano nella settimana che precede la Prima della Scala, con una serie di guide all’ascolto, concerti, performance, proiezioni, mostre e rassegne, conferenze e incontri gratuiti, coinvolgendo oltre 40 luoghi tra teatri, istituzioni,luoghi della cultura, spazi cittadini e sedi non convenzionali.

Cuore dell’iniziativa è, come sempre, il 7 dicembre, giorno in cui la Prima va in scena sul palcoscenico del Teatro alla Scala: grazie a Prima Diffusa, la diretta dell’evento sarà proiettata in oltre 30 luoghi di Milano.

“Prima Diffusa è ormai uno dei progetti culturali più identitari della nostra città: un’iniziativa che porta la magia della Prima fuori dal Teatro alla Scala, rendendola davvero patrimonio di tutti. Anche quest’anno Milano si apre alla musica, all’opera e alla bellezza, trasformando spazi non convenzionali in luoghi di incontro e condivisione. Con oltre 30 proiezioni diffuse in diretta, l’opera di Šostakovič ‘Una Lady Macbeth nel distretto di Mcensk’ raggiunge ogni angolo della città, dai teatri e alle nuove istituzioni culturali come il Casva, dalla Casa delle Donne fino agli istituti penitenziari coinvolgendo, per la prima volta, anche una portineria di quartiere e un centro per persone con disabilità, perché la partecipazione è un diritto e la cultura funziona quando abbatte le barriere. Un progetto che, grazie alla grande rete di collaborazioni, conferma ancora una volta la vocazione inclusiva, innovativa e profondamente civica di Milano”, ha affermato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

“Il legame tra Edison e il Teatro alla Scala rappresenta un’alleanza virtuosa, fondata sulla convinzione che la cultura sia una leva di progresso sociale e un motore di sviluppo per la comunità. Sostenere il Teatro e la manifestazione La Prima Diffusa è per Edison un gesto civico di grande valore: significa offrire alla collettività una rete di esperienze e incontri capaci di trasformare Milano in un palcoscenico diffuso e la cultura in un’occasione di condivisione” ha dichiarato Cristina Parenti, Executive Vice President External Relations & Communication di Edison. “Questa collaborazione è anche un’opportunità concreta per dare forma all’impegno di Edison nella transizione ecologica del Paese: l’esempio di un’istituzione culturale iconica come il Teatro alla Scala diventa uno strumento fondamentale per diffondere la cultura della decarbonizzazione e del risparmio energetico consapevole, a beneficio di una migliore qualità della vita per le persone e per l’ambiente”.

Saranno circa 10.000 i posti disponibili nelle sedi di proiezione, confermando Prima Diffusa un grande progetto di inclusione culturale sul territorio e nei luoghi dove la cultura spesso fatica ad arrivare, come le case di accoglienza e le carceri. Confermato anche quest’anno il grande schermo all’Ottagono.Le proiezioni del 7 dicembre, con inizio alle 18.00 in contemporanea con il Teatro alla Scala, sono rese possibili dalla collaborazione con Teatro alla Scala e Rai, che cura le riprese e la diffusione in diretta su Rai 1 e via satellite.

Tra i tanti luoghi dove sarà possibile assistere alla Prima, il Teatro della Quattordicesima, la Casa delle Donne, la portineria di Comunità Trapezio, Casva – Centro alti studi per le arti visive, il CDD Appennini e come fuori porta il Teatro Nuovo Treviglio del Comune di Treviglio.

In alcune sedi le proiezioni saranno precedute alle 16.30 da una guida all’ascolto a cura dell’Accademia Teatro alla Scala: attraverso un linguaggio accessibile e coinvolgente, musicologi e narratori specializzati aiuteranno il pubblico a conoscere e comprendere l’opera di Šostakovič.

Venerdì 28 novembre alle ore 18.30 l’Aula 38 di Scenografia dell’Accademia di Brera ospiterà l’evento inaugurale di Prima Diffusa 2025, con il musicologo Fabio Sartorelli che illustrerà trama e personaggi de Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk e, grazie all’interpretazione musicale affidata agli allievi dell’Accademia Teatro alla Scala, guiderà il pubblico alla comprensione del contesto storico, sociale e culturale del periodo in cui Šostakovič compose l’opera.

Tanti in programma gli incontri, mostre, performance, conferenze e tanto altro legato all’opera.

Si comincia il 29 novembre alle 17.30 allo Spazio Hub di Treviglio con l’introduzione a Lady Macbeth a cura del prof. Franco Pulcini. Il giorno seguente, domenica 30 novembre, vienepresentata la mostra presso il Conservatorio di Milano di “Unexpected Sounds”: un’installazione multimediale a cura di Conservatori di Milano e Matera e di SAE Institute. Sempre il 30 novembre, ore 17.00, presso l’Heracles Gymnasium di Via Padova, torneranno in scena i burattini nello spettacolo “Momo, il dio della burla”, un momento tanto atteso che ha ammaliato bambini e adulti già nell’edizione passata. Si prosegue fino al 7 dicembre con incontri alla Casa della Cultura, al Teatro della Quattordicesima, all’università Bocconi – Libreria Universitaria Egea, all’Università Cardinale G. Colombo, a Ottavanota, a Mare Culturale Urbano e anche a Binasco presso il Mumac Museo della Macchina per Caffè del gruppo Cimbali.

Tra le iniziative collaterali, da segnalare l’incontro con Paolo Nori presso l’Università Bocconi-Libreria Egea Universitaria - il 4 dicembre alle ore 18.00; la rassegna cinematografica presso il MIC – Museo Interattivo Cinema con un focus sul “misterioso cinema russo degli anni ’30 e ‘40”; le proiezioni speciali del documentario evento “La forza del destino” prodotto da RAI Documentari e France Télévisions, e che racconta il making of dell’opera dell’anno scorso, presso MIC Milano e Cineteca Milano Area Metropolis di Paderno Dugnano; il balletto della scuola di danza Primaballerina di Castelletto Ticino della maestra Rossana Seghezzi presso la Porta di Milano / Soglia Magica dell’aeroporto di Malpensa (Terminal 1).

Prima Diffusa è un progetto del Comune di Milano – Spettacolo realizzato con Edison, in collaborazione con Teatro alla Scala, Accademia Teatro alla Scala, RAI, i 9 Municipi della Città di Milano, Castello Sforzesco, Teatro Dal Verme, Casa Circondariale San Vittore, Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, Casa delle Donne Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Heracles Gymnasium, Auditorium Stefano Cerri, Sala Gregorianum, Liceo Virgilio, Teatro della Quattordicesima, Casa dell'Accoglienza “Enzo Jannacci”, portineria di comunità Parco Trapezio, Comunità per minori non accompagnati Oklahoma, PACTA dei Teatri – Salone Via Dini, Magazzino Musica – MaMu, Teatro della Casa di Reclusione Milano Opera, Teatro Edi/Barrio's, Auditorium MUDEC - Museo delle Culture, CASVA Centro alti studi per le arti visive, CDD Appennini, Armani / Silos, Mare Culturale Urbano, Villa Scheibler, Auditorium Enzo Baldoni, Edelweiss, Pio Albergo Trivulzio, Cineteca Milano MIC Ex Manifattura Tabacchi- Museo Interattivo del Cinema , MEDICINEMA, La Porta di Milano/Soglia Magica, Mumac - Museo della Macchina per Caffè del Gruppo Cimbali, Cineteca Milano Area Metropolis, Comune di Treviglio, Auditorium Ottavanota, Scuola Musicale di Milano, Pio Albergo Trivulzio, Teatro Ipnotico.

La diretta in Ottagono – Galleria Vittorio Emanuele II è realizzata grazie al contributo del Teatro alla Scala e dei propri partner ufficiali.

Tutte le proiezioni e le performance sono a ingresso libero, per alcune sedi è richiesta la prenotazione. Gli appuntamenti potrebbero subire variazioni di date e orario, consultare il sito web per gli aggiornamenti.

Programma suhttps://www.yesmilano.it/primadiffusa

 


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