Opacità
Riceviamo e pubblicato il comunicato stampa dei lavoratori della Fenice riguardo gli ultimi aggiornamenti su collaborazioni e consulenze del teatro.
OPACITÀ
Le recenti dichiarazioni del Sindaco Luigi Brugnaro sullo “sblocco del welfare” come strumento per “riportare la calma” rappresentano un tentativo tardivo e inadeguato di coprire scelte gestionali che hanno mortificato lavoratrici e lavoratori e compromesso un clima già gravemente deteriorato.
Lo scorso novembre, il Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice ha deliberato di non erogare la rata di welfare spettante al personale, richiamando presunte “incertezze di bilancio”. Pur trattandosi formalmente di un’erogazione aziendale, quel riconoscimento costituisce dal 2019 una parte stabile del reddito dei dipendenti e come tale è percepito da tutte le maestranze. Metterlo in discussione dopo vent’anni di blocco del Contratto Nazionale significa scaricare ancora una volta sui lavoratori il peso delle scelte gestionali e delle difficoltà economiche.
Come organizzazioni sindacali denunciamo con forza che il welfare è stato utilizzato come strumento improprio di pressione per condizionare il diritto costituzionale di sciopero in occasione delle produzioni di fine anno. Questo è un fatto grave e inaccettabile.
Ancora più grave è la contraddizione emersa nelle stesse settimane: mentre si negava un sostegno economico consolidato al personale in nome della “prudenza”, la Fondazione ha ritenuto di poter sostenere una consulenza triennale da 30.000 euro annui per Domenico Muti con il ruolo di “procacciatore d’affari”. Non è in discussione la persona, ma la scelta politica e gestionale di istituire incarichi esterni che rischiano di sovrapporsi a competenze e funzioni già presenti e retribuite all’interno della struttura.
Da chiarire anche la consulenza con l'agenzia Barabino e Partners che costa alle casse della Fondazione 39000 euro all'anno [la durata indicata del contratto, con relativo compenso, è indicata per soli sei mesi].
È inaccettabile che il bilancio sia “incerto” solo quando riguarda il reddito dei lavoratori e diventi invece sostenibile per consulenze esterne. Questa disparità di trattamento mina la fiducia e alimenta un clima di tensione che non può essere scaricato sulle maestranze.
Ribadiamo con fermezza che la restituzione del welfare non è una concessione, né un gesto “distensivo” del Sindaco o del Sovrintendente. È un atto dovuto, che deve essere formalizzato e garantito con certezza e continuità.
Le lavoratrici e i lavoratori della Fenice meritano rispetto, trasparenza e coerenza.
La dignità del lavoro non è negoziabile, non è oggetto di ricatto e non può essere subordinata a logiche di opportunità o di quieto vivere.
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