L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Una questione politica

All'indomani dell'annuncio ad alcuni organi di stampa da parte del Sovrintendente Colabianchi della conferma dell'incarico di direttrice musicale alla maestra Beatrice Venezi approvata dal Consiglio d'Indirizzo del teatro (annuncio giudicato superfluo dal Comitato Fenice Viva, che ne ha stigmatizzato subito i toni trionfalistici per una notizia che nulla aggiungeva a quanto già noto dalla fine di settembre), giungono le dimissioni del m° Alessandro Tortato dallo stesso CdI. 

Tortato, direttore d'orchestra e docente del Conservatorio di Venezia, era stato nominato dal Ministero della Cultura come membro del Consiglio d'Indirizzo nel 2025 e già in settembre aveva reso pubblica, dalla sua pagina facebook, la mancanza di comunicazione fra sovrintendenza e CdI: "in riferimento alla nomina del maestro Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro La Fenice" affermava "che non c’è stata alcuna votazione in seno al Consiglio d'indirizzo così come riportato dai mezzi d’informazione. Si tratta di una scelta ponderata compiuta in piena autonomia dal sovrintendente Nicola Colabianchi, come peraltro previsto dalla legge. A Beatrice Venezi gli auguri di buon lavoro."

Oggi, 11 marzo 2026, annuncia le sue dimissioni e pubblica sempre sui suoi canali social uno scritto in cui ripercorre i fatti degli ultimi mesi e argomenta la sua decisione.

DIMISSIONI
Bene, anzi male: è finalmente giunto il momento di trarre le conclusioni su questa mia breve esperienza di consigliere d’indirizzo del Teatro La Fenice. Come mia consuetudine procedo per punti allo scopo di esporre la vicenda con la maggiore chiarezza possibile. Riavvolgiamo il nastro ritornando al primo capitolo di questo vero e proprio feuilleton tutto italiano.
LA NOMINA. Nel gennaio del 2025 vengo contattato dal Ministero della Cultura che mi chiede la disponibilità per ricoprire l’incarico di consigliere d’indirizzo presso la Fondazione del Teatro La Fenice. Serve una figura tecnica – mi dicono – un musicista. Per me è un grande onore: è uno dei teatri più prestigiosi al mondo, è il teatro della mia città, è il teatro in cui è avvenuta la mia formazione musicale, è il teatro in cui ho diretto più volte l’Accademia Musicale di San Giorgio, l’orchestra in residence alla Fondazione Cini di cui sono stato per anni direttore artistico e direttore principale. Accetto lusingato e sorpreso, non avendo tessere politiche.
IL SOVRINTENDENTE. In democrazia chi vince le elezioni ha il diritto di governare, anche i teatri che sono istituzioni fondamentali del nostro paese. Il sovrintendente, al netto delle ipocrisie, è una figura politica. Mi si fa il nome di Nicola Colabianchi. Ha ricoperto questa carica all’Opera di Roma e a Cagliari. Insegna a Roma in Conservatorio. Ha quindi tutte le carte in regola. La sua candidatura viene proposta dal Presidente, approvata dal Consiglio, comunicata al Ministero che lo nomina.
L’AFFAIRE VENEZI. Nicola Colabianchi nomina Beatrice Venezi direttore musicale del Teatro La Fenice. È una nomina legittima, lo dice lo Statuto, legge fondamentale del Teatro. Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita. Non è altrettanto lecito, o perlomeno corretto, che Colabianchi faccia sapere che la nomina è stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo, cosa mai avvenuta. Il Consiglio, sempre da Statuto, non ha alcun titolo per esprimersi in merito alle nomine artistiche, può farlo solo su approvazione bilanci, programmazione, individuazione Sovrintendente, vertenze sindacali. Stop. Affermo tale pensiero pubblicamente e in un consiglio successivo mi oppongo all’inserimento nel verbale dell’espressione «il Consiglio approva all’unanimità la nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro», propendendo per un generico sostegno a Venezi in quanto direttore musicale del Teatro, nominato legittimamente dal Sovrintendente. L’ “affaire Venezi” nel frattempo diventa argomento di discussione politica nazionale.
WELFARE. Nessuno in Consiglio, tanto meno il suo Presidente, ha mai pensato di sospendere l’erogazione del cosiddetto “Welfare” per ritorsione contro le proteste seguite alla nomina di Beatrice Venezi. Poiché pubblicamente era stata ventilata da parte dei sindacati la minaccia di far saltare il Concerto di Capodanno (in realtà quattro concerti), erano a rischio più di 850.000 euro, non proprio una cifra irrisoria e indifferente per il bilancio. E visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne (che non esiste, così non offendo nessuno), era assolutamente sensato sospendere il pagamento di quell’erogazione liberale sin quando non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa, decisione peraltro approvata anche dal Collegio dei revisori, organo terzo di controllo amministrativo. I vertici sindacali all’epoca se la sono presa con me, in quanto musicista, donandomi la loro stima e il loro applauso che ricambio con lo stesso affetto. Il finale della vicenda è noto: appena certificato l’avvenuto incasso, il “Welfare” è stato erogato.
CORTO CIRCUITO. Se la nomina di Beatrice Venezi è stata assolutamente lecita, non è lecito da parte sua – o per lo meno non è da me accettabile – parlare pubblicamente della Fenice come di un «teatro con gestione anarchica», affermazione che chiama in causa il Sovrintendente, il Presidente e l’intero Consiglio. È poi inopportuno abbracciare una persona che ha appena dichiarato pubblicamente che orchestrali e coristi del “suo” teatro sono «pippe il cui massimo titolo è il battesimo». I professori d’orchestra e i coristi del Teatro La Fenice non solo non sono “pippe” ma sono professionisti di altissimo livello, alcuni di essi tra i migliori sul panorama internazionale. I concorsi per accedere a queste posizioni hanno prove complicatissime e sono infinitamente più difficili di qualsiasi esame universitario (lo posso dire tranquillamente avendo effettuato entrambi i percorsi di studio). Altrettanto fuori luogo sono le dichiarazioni sul pubblico veneziano composto da ottantenni. Davanti a tutto questo, mi immaginavo almeno una presa di posizione da parte della governance del Teatro a cui appartengo. Al contrario, ieri, ancora in barba allo Statuto, si è voluto far pronunciare nuovamente il Consiglio di indirizzo sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro. A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri.
Quindi me ne vado.
Torno alle mie passioni, mai abbandonate, con il grande rimpianto di aver vissuto un’esperienza che mi aspettavo entusiasmante e che si è invece rivelata un disastro. Un disastro però estremamente interessante sotto molti punti di vista. A tal proposito, al di là dei micetti/e da tastiera che mi fanno quasi tenerezza, non dimenticherò mai i messaggi di solidarietà ricevuti da alcuni musicisti del Teatro proprio mentre i loro rappresentanti sindacali mi stavano attaccando e da altri (molti) del Conservatorio in cui insegno. Non dimenticherò neppure la vicinanza manifestata da persone che nemmeno conosco e che mi seguono sui miei vari “fronti”. Mi scrivevano: «Spero la paghino bene per sopportare una situazione così complicata…». Ne approfitto per precisare che il consigliere d’indirizzo non riceve nemmeno un euro: è una carica completamente onorifica. E veramente è stato per me un grande onore ricoprirla, sebbene per breve tempo e sebbene in uno dei periodi più difficili che questo straordinario teatro ha vissuto nella sua lunga e gloriosa storia. Ma così è la vita…
Viva la Fenice! Viva Venezia!

 

 


 

 

 
 
 

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