Trova una sede il concerto della Società del Quartetto
Dopo l'improvvisa chiusura, per dichiarata inagibilità, della sala Verdi e della Sala Puccini del Conservatorio di Milano, con conseguente cancellazione dei concerti della pianista Rachel Naomi Kudo e della violinista Anna Tifu programmati l'11 marzo, è stata trovata una nuova sede per il concerto, già tutto esaurito, di Martha Argerich. L'atteso ritorno della pianista argentina alla Società del Quartetto di Milano, con l’OSI - Orchestra della Svizzera italiana diretta da Charles Dutoit sarà ospitato dal Teatro Dal Verme.
Il concerto straordinario fuori abbonamento è l’unica data italiana all’interno della tournée internazionale della compagine
Il pubblico potrà accedere al concerto utilizzando il biglietto già acquistato; il personale della Società del Quartetto sarà presente per assistere gli spettatori e facilitare l’ingresso in sala. Ulteriori dettagli saranno comunicati tramite il sito https://www.quartettomilano.it e i social dell’istituzione in tempo utile a garantire un ingresso degli spettatori in sala ordinato.
«Il cambio di sede del concerto di Martha Argerich, assieme all’Orchestra della Svizzera Italiana diretta da Charles Dutoit, si è reso necessario dall’improvvisa e temporanea chiusura della Sala Verdi del Conservatorio, spiega la Presidente della Società del Quartetto, Ilaria Borletti Buitoni.
Per garantire la presenza in città di una delle più grandi artiste del mondo, la Società del Quartetto si è attivata con straordinaria tempestività per il trasferimento della produzione in una sede idonea a ospitare l'imponente organico orchestrale, quale è il Teatro Dal Verme. Desidero ringraziare il Comune di Milano per la loro pronta collaborazione e la Direzione della Fondazione I Pomeriggi Musicali, e il suo direttore generale, M° Maurizio Salerno, per la preziosa disponibilità che ha reso possibile la riprogrammazione dell’evento in tempi così rapidi, permettendoci di gestire una situazione d’emergenza nel miglior dei modi».
È “tutto esaurito” per il ritorno alla Società del Quartetto di Milano di Martha Argerich. Venerdì 13 marzo 2026, alle ore 20:30, la leggendaria pianista argentina si esibirà al Teatro Dal Verme insieme all’Orchestra della Svizzera italiana (OSI), guidata dalla bacchetta di Charles Dutoit, storico compagno di vita e d'arte, per eseguire il Primo Concerto di Beethoven, brano con cui avvenne il suo debutto assoluto sulle scene nel 1949, all’età di soli otto anni, all’Auditorio Radio El Mundo di Buenos Aires. Il concerto è l’unica data italiana di una tournée internazionale avviata il 12 marzo al LAC di Lugano, che porta la compagine ad esibirsi successivamente all’Auditori di Barcellona (16 marzo), all’Auditorio di Saragozza (17 marzo), all’Auditorio Nacional di Madrid (18 marzo) e all’ADDA di Alicante (20 marzo).
La serata si apre con le atmosfere incantate di Maurice Ravel e la suite Ma mère l’Oye, capolavoro di orchestrazione che trasporta l'ascoltatore nel mondo delle fiabe di Perrault, di Madame d'Aulnoy e di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, cui racconti Ravel si ispira. La chiusura è affidata alla solare Sinfonia n. 4 op. 90 “Italiana” di Felix Mendelssohn, omaggio del compositore tedesco ai colori e alla vitalità della penisola, cornice del viaggio lungo il quale l'opera fu abbozzata (1830-'31), per essere poi completata ed eseguita in prima a Londra, nel 1833. Scritto tra il 1795 e il 1801, il Concerto n. 1 in do maggiore, op. 15 di Ludwig van Beethoven richiede quel mix di vigore giovanile e di sensibilità lirica che ha reso la Argerich l’interprete di riferimento per questo repertorio. Oggi, a oltre 80 anni, Martha Argerich continua a sfidare le leggi del tempo, come osserva il Guardian; la sua tecnica rimane infallibile, ma è ora arricchita da una saggezza che rende ogni sua nota un evento irripetibile, mantenendo viva quell'aura di "fanciulla ribelle" della musica classica che l'ha resa un'icona assoluta.
Considerata all'unanimità una delle più grandi pianiste di tutti i tempi, vincitrice del Premio Chopin di Varsavia nel 1965 e di tre Grammy Awards, resa celebre anche dal suo temperamento impetuoso, oltre che per la tecnica prodigiosa, la capacità di “fare cantare ogni singola nota” (Guardian) Martha Argerich è assurta agli onori del mondo musicale internazionale con la sua vittoria del Concorso Busoni e al Concorso di Ginevra nel 1957, a soli 16 anni. Il suo debutto alla Società del Quartetto è avvenuto pochi anni dopo, il 17 marzo 1959, in una doppia veste, di solista e di camerista, in forma di trio, con Joseph Eger, corno e Dixie Blackstone, violino in un programma che alternava pagine di Brahms, con il Trio in mi bemolle maggiore per corno, vl. e pf. op. 40, Bach, con la Suite inglese n. 3 in sol minore BWV 808, Beethoven, con la Sonata n. 7 in re maggiore op. 10 n. 3, Ravel, con Gaspard de la Nuit e Prokof'ev, con la Toccata op. 11. Delle sue sette apparizioni nei cartelloni della Società, l’ultima data proprio del 13 marzo 2001, in una serata a due pianoforti con il pianista brasiliano Nelson Freire, con cui Argerich ha condiviso il palco per una vita.
Direttore d’orchestra tra i più premiati al mondo (Grammy, Grand Prix du Disque, Gold Medal della Royal Philharmonic Society), Charles Dutoit è acclamato per la sua precisione e la raffinatezza del suono. Direttore musicale della Montreal Symphony per 25 anni e della Royal Philharmonic di Londra, la sua collaborazione con Martha Argerich rappresenta una delle pagine più nobili della storia della musica del XX e XXI secolo. La loro esecuzione del Concerto n. 3 di Sergei Prokofiev, con Dutoit alla testa della Montreal Symphony Orchestra rappresenta forse il vertice di una lunga collaborazione. La registrazione in studio per EMI (ora Warner) ha ridefinito lo standard per quest'opera vincendo un Grammy Award nel 1999. Gramophone Magazine descrive l'esecuzione come un esempio di "tecnica trascendentale", lodando come Dutoit riesca a incorniciare perfettamente l'articolazione elettrica della Argerich senza mai soffocarla, creando sapientemente un contrasto tra il lirismo dei momenti centrali e la furia "barbarica" del finale, dove l'intesa tra i due è quasi telepatica.
Orchestra della Svizzera italiana (OSI), fondata nel 1933, si è imposta come una delle formazioni più flessibili e prestigiose d’Europa. Sotto la guida di direttori come Ansermet, Stravinskij e Abbado, l’orchestra ha sviluppato un’identità sonora unica, diventando il partner ideale per solisti di fama mondiale. Il concerto consacra il suo legame con la Argerich, un rapporto profondo e storico, consolidato dagli anni di collaborazione nel contesto del Progetto Martha Argerich a Lugano (2002-2017).
Martha Argerich non è solo una leggenda del pianismo mondiale, ma una figura che incarna la libertà artistica portata ai massimi livelli. Definita dal New York Times come "la più grande pianista vivente", la sua carriera è un intreccio di virtuosismo prodigioso e ribellione ai clichet della professione.
Nata a Buenos Aires nel 1941, la Argerich ha mostrato un talento soprannaturale fin dall'infanzia. Iniziò a studiare all'età di cinque anni con il maestro Vincenzo Scaramuzza, che ne plasmò la tecnica e la sensibilità. Nel 1955 si trasferì in Europa per studiare con i più grandi maestri dell'epoca, tra cui Friedrich Gulda — l'unico che lei consideri un vero mentore — Nikita Magaloff e Arturo Benedetti Michelangeli. Il 1957 fu l'anno della sua consacrazione: in sole tre settimane vinse sia il Concorso Internazionale di Ginevra che il Concorso Busoni di Bolzano. Tuttavia, la pressione del successo la portò a una crisi artistica che la tenne lontana dalle scene per alcuni anni.
Il ritorno definitivo avvenne nel 1965 con la vittoria schiacciante al Concorso Chopin di Varsavia. Quell'evento non solo lanciò la sua carriera internazionale, ma definì il suo stile: una combinazione di velocità elettrizzante e una profondità poetica quasi improvvisativa. Da allora, le sue interpretazioni di Chopin, Liszt, Schumann e Prokofiev sono diventate pietre di paragone per ogni pianista. Dagli anni '80, come evidenziato in un recente ritratto di Die Welt, Martha Argerich ha progressivamente abbandonato i recital solistici. Ha dichiarato più volte di sentirsi "nuda" e "sola" sul palco in solitaria. Questa ritrosia l'ha spinta a concentrarsi quasi esclusivamente sulla musica da camera e sui concerti per pianoforte e orchestra, dove può condividere l'esperienza creativa con altri musicisti. Tra i suoi collaboratori più stretti figurano nomi del calibro di Nelson Freire (suo compagno di vita e d'arte per decenni), Mischa Maisky, Gidon Kremer e il direttore d'orchestra Claudio Abbado, con cui ha forgiato un sodalizio artistico storico.
Donna di estrema generosità, dedicata a promuovere i giovani talenti. Ha fondato diversi festival, tra cui il Progetto Martha Argerich a Lugano (durato 15 anni) e il Beppu Festival in Giappone, concepiti come dei laboratori per musicisti emergenti. La sua vita è stata segnata da grandi passioni e sfide personali, documentate nel film intimo Bloody Daughter (2012), diretto dalla figlia Stéphanie Argerich.
