L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Indice articoli

Mediterraneo.

Culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie

La riflessione sul presente, l’attenzione e il rispetto dei percorsi compositivi degli autori, lo spazio alla musica del XX e XXI secolo, la curiosità, l’ampliamento degli orizzonti culturali: così proseguo il percorso intrapreso nella precedente edizione del Festival.

Il tema di quest’anno, Mediterraneo, scorre nelle opere e nei concerti presentandosi sotto diverse sfaccettature: il mito come radice e specchio della nostra identità, l’incontro prezioso tra culture differenti e lo scambio proficuo di idee che ne deriva, e infine l’accoglienza, il più solido e autentico tramite per l’assimilazione delle diversità.

La musica ci pone domande, emoziona, incuriosisce, attraversando quattro secoli – da Francesco Provenzale ai nostri giorni – con particolare attenzione al Novecento storico italiano ed europeo: nel Neoclassicismo alcuni autori della prima metà del secolo scorso hanno guardato alla propria storia lavorando tra memoria e sperimentazione, interrogandosi – e interrogandoci – sul senso della modernità musicale.

L’inaugurazione è affidata a un dittico di opere che reinterpretano il mito e la tradizione classica in chiave novecentesca e che ci porta alle radici della nostra cultura: Pulcinella di Igor Stravinskij e La favola di Orfeo di Alfredo Casella.

Il mito di Orfeo, sempre presente come fonte di ispirazione nella lunga storia delle arti sia figurative che performative, rappresenta un filo che congiunge autori e compositori di epoche e stili lontani tra loro. Il viaggio negli Inferi, alla ricerca dell’amata Euridice è stato il mezzo attraverso il quale, da angolature diverse, si è affrontato il tema della morte e della natura stessa del viaggio. Alfredo Casella ne dà una lettura classicista, legata alla grande tradizione della musica occidentale, delineando con trasparenza e nitore il discorso strumentale e polifonico.

A fianco di questo capolavoro poco eseguito, un altro capolavoro del Novecento che invece ha avuto più fortuna, e che anch’esso si fonda su forti radici neoclassiche. Pulcinella infatti, fonde maschere archetipiche della tradizione mediterranea con la musica originale di Pergolesi e di quel Settecento napoletano caratterizzato da teatralità, vivacità ritmica e gestuale, che viene però filtrato dalla mano personalissima di Stravinskij, spezzando la regolarità ritmica, intervenendo nell’armonia e dando a tutti i pezzi un nuovo colore strumentale, attraverso una lente fortemente novecentesca.

La proposta di eseguire un’opera fra le più rappresentate al mondo, Carmen di Georges Bizet nella versione originale del 1874, scaturisce dall’idea di riscoprire questo lavoro in una versione mai rappresentata finora e riproposta solo in Europa da René Jacobs in forma semiscenica nel 2024. La partitura che sarà eseguita è quella originariamente predisposta dal compositore, prima che i dirigenti dell’Opéra-Comique de Paris chiedessero importanti cambiamenti. Cambiamenti che Bizet, per rispettare i tempi imposti dal suo contratto, ha dovuto consegnare, anche se in molti casi avrebbe preferito la sua originaria versione che, ad esempio, prevede un ampio uso della forma del mélodrame – dialoghi recitati sullo sfondo di un prezioso accompagnamento orchestrale. Le differenze tra l’originale e la versione edita nel 1875 hanno creato da sempre numerosi problemi e, in sede di esecuzioni, nel corso della storia dell’opera si sono registrate fin troppe manomissioni dopo l’improvvisa scomparsa di Bizet pochi mesi dopo la prima, ad opera di altri. Per le esecuzioni di Jacobs del 2024, il musicologo Paul Prévost, per conto della casa editrice Bärenreiter, ha ripreso i manoscritti autografi della prima versione e ha ricostruito una Carmen “originale” come non era mai stata ascoltata in precedenza.

Il mito delle Amazzoni in un intreccio divertente di amori e incomprensioni, ma non senza momenti di riflessione e raccoglimento, è al centro dell’opera Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale, operazione che si inserisce nella tradizione e negli obiettivi storici del Festival. L’allestimento di quest’opera costituisce una prima esecuzione in tempi moderni che chiude il cerchio del lavoro che Antonio Florio ha dedicato a Francesco Provenzale per quarant’anni portando alla riscoperta delle opere del più importante musicista napoletano del Seicento. La scelta di un cast formato dagli artisti dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” nasce dal desiderio di offrire un palcoscenico ai giovani cantanti da condividere con artisti già affermati.

Ulteriore titolo di teatro in musica, Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino di e con Marco Baliani, e con la voce di Vincenzo Capezzuto: un intreccio di musica, canti e racconti intorno al tema del viaggio per mare, viaggio che a volte è transito, altre volte fuga, altre volte ancora disperato tentativo di approdo.

Gli altri concerti sinfonici e cameristici, la rassegna “In Orbita. Il Festival tra piazze e contrade” e il convegno – volto sia a un approfondimento musicologico quanto all’incontro con il pubblico – completano l’indagine riguardante il tema centrale del Festival e le modalità attraverso cui gli immaginari dell’antico, del mito e del Mediterraneo pervadono la musica del Novecento, a partire da Igor Stravinskij e Alfredo Casella e da autori loro coevi, ma anche ricordando Kurtág nel 100° anniversario della nascita, e valorizzando un territorio, la Puglia, che conta molti artisti affermati a livello internazionale.

Per confermare la volontà di sostenere e incentivare i nuovi compositori, è stato commissionato un brano per orchestra al giovane compositore spagnolo Jorge Coll Navarro, Lamento dal mare, a ricordarci che oggi il Mediterraneo è anche il luogo in cui si intrecciano storie e destini spesso drammatici. La musica è la voce che racconta queste storie, che sa esprimere speranze e paure di chi attraversa il mare in cerca di una vita migliore: il nostro Festival vuole sollecitare una riflessione su questa complessità, su questa ricchezza culturale e umana che il Mediterraneo rappresenta.

Silvia Colasanti

Direttrice artistica

 


 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.