L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Mediterraneo

di Daniele Valersi

Il Mediterraneo, un mare che nei secoli ha unito e diviso popoli, culture e linguaggi musicali, è il filo conduttore di Settenovecento e Settenovecento Off, in Trentino dal 29 agosto al 20 settembre

Il festival Settenovecento compie dieci anni e, dopo le suggestioni nordiche dell’anno scorso, per il 2026 propone una programmazione divisa in due sezioni e intitolata Mediterraneo, capitolo centrale di un percorso triennale dedicato ai grandi mari del mondo, che interesserà Rovereto e diversi borghi della Vallagarina, in Trentino, dal 29 agosto al 20 settembre (www.settenovecento.it). Settenovecento Off si terrà, fino al 13 settembre, nei Comuni di Villa Lagarina, Trambileno, Ala, Volano, Isera, Brentonico e Calliano, un percorso diffuso che è anche e soprattutto un investimento sui giovani, chiamati in questa occasione a calcare il palcoscenico prima di debuttare in grandi formazioni. Il primo concerto è in calendario il 29 agosto a Villa Lagarina (Palazzo Camelli, ore 17.30), ne sono protagonisti allievi e allieve dell’Accademia di Musica di Pinerolo e Torino(in programma musiche di Antonin Dvorak); tra gli altri appuntamenti spicca l'incontro con lo scrittore olandese Jan Brokken, finalista del Premio Strega Europeo 2025 (11 settembre).Dal 16 al 20 settembre il festival si concentra a Rovereto, dove il Teatro Zandonai e i luoghi simbolo della città (dal Museo della Guerra al Chiostro dell'Arcivescovile, dalla Biblioteca Civica “Tartarotti” ai palazzi Betta Grillo e Piomarta) ospitano il programma più ampio: dalle sonorità iberiche al duello barocco tra Scarlatti e Händel, dal respiro romantico dell’Orchestra Haydn alle tradizioni persiane e mediorientali, fino alla musica contemporanea e al gran finale, tra le ouverture più amate dell’opera italiana. Il festival è promosso da una rete di partner guidata dall’Associazione Filarmonica di Rovereto: la Presidente Luisa Canal ne traccia le linee: «Nato nel 2017 come un progetto di rete, Settenovecento in questi anni è cresciuto, ha sperimentato, ha incontrato nuovi compagni di viaggio, attraversato repertori, epoche e linguaggi fino a diventare un festival profondamente radicato a Rovereto ma anche nella Vallagarina. Allo stesso tempo, cerca di aprirsi sempre di più verso l'esterno. È un festival – dichiara Canal - che, come cifra, ha scelto di raccontare e proporre la musica classica non come qualcosa di distante, riservato a chi già la conosce, ma come un territorio, un mare da esplorare, un luogo dove lasciarsi sorprendere».

Nelle prime due settimane la musica esce dai teatri e si diffonde nei borghi della Vallagarina, tra cortili, giardini e persino un forte militare: un percorso diffuso che è anche, e soprattutto, un investimento sui giovani, con studenti dei conservatori italiani chiamati a calcare il palcoscenico prima del debutto delle grandi formazioni. Tra gli appuntamenti spicca l'incontro con lo scrittore olandese Jan Brokken, finalista del Premio Strega Europeo 2025.

Dal 16 al 20 settembre il festival si concentra a Rovereto, dove il Teatro Zandonai e i luoghi simbolo della città — dal Museo della Guerra al Chiostro dell'Arcivescovile, dalla Biblioteca Civica “Tartarotti” ai palazzi Betta Grillo e Piomarta — ospitano il programma più ampio: dalle sonorità iberiche al duello barocco tra Scarlatti e Händel, dal respiro romantico dell'Orchestra Haydn alle tradizioni persiane e mediorientali, fino alla musica contemporanea di Sollima e Del Corno e al gran finale tra le ouverture più amate dell'opera italiana. Tra i protagonisti di spicco troviamo il compositore e direttore spagnolo Óscar Navarro, vincitore di numerosi riconoscimenti per colonne sonore, il giovane Sieva Borzak, talento in rampa di lancio nella direzione d’orchestra, Sentieri Selvaggi con Carlo Boccadoro e Filippo Del Corno, ben tre orchestre (Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, Orchestra Filarmonica Settenovecento, RWO – Rovereto Wind Orchestra), una formazione corale – il Coro S. Ilario di Rovereto, e ancora un’ottantina di musicisti tra solisti e gruppi cameristici. Micol Cossali, Assessora alla promozione artistica e culturale e al turismo del Comune di Rovereto, si sofferma sulla rete di energie e di competenze: «Mi viene da pensare a una sorta di metafora positiva di una comunità che si tiene insieme attraverso l'arte e la bellezza. Una bellezza che è anche la sfida di confrontarsi con la profondità e l'oscurità dell'animo umano. È un'espressione di una grande vivacità del nostro territorio ed è veramente un segno positivo questo legame che si crea con il passaggio di testimone tra i territori». La direzione artistica è firmata, a quattro mani, da Klaus Manfrini, Direttore artistico dell'Associazione Filarmonica di Rovereto e da Federica Fortunato, Vicepresidente e coordinatrice scientifica del Centro Internazionale di Studi "Riccardo Zandonai". «Fin dall'inizio» dice Federica Fortunato «Settenovecento si è distinto nel cercare temi forti, riconoscibili, risonanti, suggestivi, intorno ai quali costruire tutto il programma. In questo caso, siamo nel mezzo di un triennio dedicato ai mari, o forse meglio ancora, alle terre che si affacciano sui mari e, di conseguenza, ai viaggi e alle relazioni tra territori e tra culture. "Via e crocevia di popoli erranti di ogni tempo" è stato definito il Mediterraneo, e ci siamo sentiti tutta la responsabilità di dare una rappresentazione. E quindi abbiamo cercato di trovare dei fili che, insieme, permettessero di rendere conto di questa ricchezza culturale e non solo».

Un’attenzione importante è data all’aspetto formativo dei giovani nel mondo della musica. Non solo attraverso al ciclo di concerti Settenovecento Off, dove protagonisti sono i giovani studenti di Conservatori e Accademie italiane, ma anche con l’Orchestra Filarmonica Settenovecento. «Questa orchestra - spiega Klaus Manfrini - è alimentata da un progetto giunto quest'anno alla sua seconda edizione, “Apprendista musicista”, ed è un modo, come Associazione Filarmonica, per dare un piccolo segnale di attenzione a quei giovani che, in questo momento storico molto complicato, decidono di investire il loro tempo e le loro energie per studiare musica. Lo fanno con tanta passione e poi, finito il corso di studi, si trovano nella situazione di dover evolvere ulteriormente per avviarvi verso una carriera professionale che li renda indipendenti e autonomi. Abbiamo deciso di investire una parte dei nostri sforzi, sia organizzativi che economici, per aiutare un numero piccolo ma significativo di giovani ad avvicinarsi al mondo del lavoro. Quello che auspichiamo è di fungere da piccola cerniera tra il Conservatorio e un'orchestra professionale».


 

 

 
 
 

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