L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Per una grammatica rossiniana

di Giuseppe Guggino

Emanuele Senici
Musica al tempo presente – Le opere italiane di Rossini alla loro epoca
340 pagine – 35,00 €
ISBN: 978-88-8192-124-9
Ricordi/LIM, Le Sfere – Nuova serie

Non si può certamente lamentare che la recente bibliografia rossiniana in lingua italiana non goda di buona vitalità, se alla raccolta in volume degli scritti di Bruno Cagli (Dolci inganni, soavi catene. Accademia Nazionale di Santa Cecilia) hanno fatto recente seguito, e a stretto giro, ben due monografie di pregio: quella di Andrea Chegai (Il saggiatore) di taglio più divulgativo ancorché di rigorosa impostazione e il ponderoso volume di Paolo Fabbri (Come un baleno rapido, LIM). L’indagine di Emanuele Senici sul “discorso rossiniano” (per dirla alla sua maniera) che si presenta adesso sul mercato editoriale italiano ha sin dalle premesse un taglio assai differente, volutamente non generalista, non organizzato per passare in rassegna i vari titoli operistici del Pesarese, ma focalizzato nell’investigarne più direttrici specifiche, e sempre con una logica multidisciplinare. Della scrittura rossiniana si scandagliano i tratti unificanti (limitando volutamente l’indagine ai soli titoli italiani) e non è forse un caso che gli studi pregressi più frequentemente citati a piè di pagina siano quelli analitici di Friedrich Lippmann (Per un’esegesi dello stile rossiniano, 1968) e di Philip Gossett (Le sinfonie di Rossini, 1979) se Senici, facendo tesoro dell’accresciuta conoscenza del linguaggio operistico fra Settecento e Ottocento (grazie ai contributi di Balthazar, Carnini, Castellani, Emanuele, Gon e Lamacchia), quel discorso sullo stile di Rossini sembri portarlo avanti, percorrendo strade assai originali e tracciando prospettive intriganti.

Illustrate nell’introduzione le robuste premesse metodologiche, il lavoro – già apparso in lingua inglese (University of Chicago Press, 2019) – si articola in due parti: i primi sette capitoli dedicati a temi caratteristici del discorso rossiniano (imitazione, ripetizione, imprestito, stile, genere, drammaturgia e rumore), e i successivi otto capitoli, sempre “per temi”, in cui si indaga l’innesto del fenomeno rossiniano nel contesto storico e produttivo in cui esso ebbe ad estrinsecarsi.

Lungi dal voler puntare all’organicità, anzi talvolta affetto da qualche ripetitività fra un capitolo e l’altro, il discorso pare guardare al “furore rossiniano” come ad un linguaggio autonomo, di cui cerca se non di decodificare quantomeno di individuare gli elementi micro- e meso-strutturali, nonché di spiegarne tanto la genesi quanto l’immediato e debordante successo. Alla mancata organicità contribuisce il fatto che alcuni capitoli hanno pregressa genesi autonoma (i capitoli Drammaturgia e Teatralità riecheggiano il contributo dello stesso Senici in The Cambridge Companion to Rossini, mentre «Di tanti palpiti» ripropone l’eterodossa indagine sulla fortuna del popolare spunto tematico, già apparsa negli atti del convegno “Rossini. La musica e il mondo” editi dalla Fondazione Rossini), senza però apprezzabile nocumento all’originalità complessiva dell’analisi.

L’erudizione con cui lo studioso si muove in un terreno multiconnesso individua un target di lettori forse non amplissimo, così come la scelta di ricorrere agli esempi in notazione musicale (vivaddio!) anziché ai meno immediati rimandi alle corrispondenti situazioni drammaturgiche dei passi musicali cui ci si riferisce. Di certo il lettore perverrà all’epilogo (in cui si tracciano ulteriori prospettive centrifughe d’indagine) con la stimolante percezione che sul discorso rossiniano – per dirla coi versi di Ferretti – “più se ne cava, più ne resta a cavar”. E, infatti, non si fa in tempo a chiudere l’ultima pagina ch’è già nelle librerie da qualche giorno un nuovo volume di Daniele Carnini sull’opera italiana pre-rossiniana.

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