Incontro di generazioni

 di Francesco Bertini

 

Il maestro Herbert Blomstedt (classe 1927) dirige i giovani della Gustav Mahler Jugendorchester nell'Ottava di Bruckner.

BOLZANO, 19 agosto 2015 - L’impegno del Bolzano Festival Bozen si rinnova, più vitale e nutrito che mai, per la dodicesima volta. La lunga estate calda regala al capoluogo altoatesino intense e apprezzabili serate musicali: le suddivisioni interne, per generi e esecutori, permangono, rendendo più chiaro l’indirizzo mantenuto dalla manifestazione. La forte presenza di giovani si riscontra tanto in ambito orchestrale (“Orchestre, Musica e Gioventù”; “Accademia Gustav Mahler”), quanto nella sessantesima edizione del Concorso pianistico internazionale “Ferruccio Busoni” che, nelle fasi finali, valuta, apprezza e premia le abilità delle nuove generazioni. Ampio spazio è riservato alla rassegna “Antiqua” la quale porta in città la musica rinascimentale e barocca.

Il tessuto connettivo del festival è costituito dalla mobilità degli eventi ospitati nei più disparati luoghi, alcuni valorizzati proprio in occasione dei concerti. La formula, adottata ormai da qualche edizione, mostra tutta la propria efficacia grazie alla sempre più vasta risposta di pubblico, residente e non.

La European Union Youth Orchestra e la Gustav Mahler Jugendorchester, creature abbadiane, sono annualmente a Bolzano dove hanno modo di preparare i programmi estivi collaborando con direttori rinomati a livello mondiale. Per quanto attiene la Gustav Mahler, torna sul podio uno dei musicisti più completi della nostra epoca, lo svedese Herbert Blomstedt. Classe 1927, Blomstedt ha dalla sua la maturità derivante da sei decenni di carriera e dallo studio con i nomi più rilevanti del secondo dopoguerra. La perizia con la quale l’anziano direttore approccia i giovani strumentisti è quasi commovente: lo sguardo benevolo, ma non per questo meno attento e intransigente, lascia trasparire la gioia di chi vive la musica in maniera totalizzante.

Ancor più al cospetto di una partitura monumentale, come la Sinfonia n. 8 in do minore di Anton Bruckner, emerge l’appassionato approfondimento che Blomstedt è solito attuare con le orchestre. La composizione, una delle più vaste concepite dall’autore austriaco, richiese ben sei anni di lavoro e limatura, dal 1884 al 1890, e venne dedicata all’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Oltre alla durata, più unica che rara all’epoca, anche la strumentazione è insolita per ricchezza e opulenza: agli otto corni e quattro tube wagneriane si abbinano le tre arpe. La consueta suddivisione in quattro movimenti rende omaggio alla nona beethoveniana ponendo lo scherzo in seconda posizione, prima dell’adagio. L’imponenza formale coinvolge l’ascoltatore in un continuo vortice, oscillante tra solennità imponenti e lirismi soavi.

I giovanissimi esecutori, perfettamente coesi grazie all’intesa derivante dalla crescita artistica comune, colgono sagacemente la tensione espressiva ed emozionale. Il sodale lavoro di gruppo esplode, al termine dell’esecuzione, in un tripudio che i ragazzi rivolgono a se stessi e al direttore, mentre il pubblico tributa consensi unanimi, con sonore approvazioni per Blomstedt e per la Gustav Mahler Jugendorchester. L’opportunità offerta ogni estate dalla città di Bolzano, tanto agli ascoltatori, quanto agli interpreti, è un punto di forza per l’attività culturale del capoluogo e un encomiabile segno di vitalità urbana.