L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Cosmo di coppia

di Isabella Ferrara

Totale, in scena al Piccolo Bellini con drammaturgia e regia di Pier Lorenzo Pisano, è un viaggio leggero e incisivo in una relazione di coppia.

NAPOLI, 18 novembre 2025 - All’inizio con un solo buio colore e una ironica dimensione cosmica sembra di ritrovarsi nell’unico punto possibile in cui tutto esisteva in una vicinanza che era anche intimità, ma senza complicazioni apparenti. Sembra di viaggiare con Calvino nelle sue Cosmicomiche e riuscire a cogliere la concretezza, la dimensione umana, delle infinite possibilità di ciò che avrebbe potuto accadere, e che potrebbe accadere tra il passare inesorabile del tempo, gli inevitabili cambiamenti, e le innate differenze nella percezione della realtà. Ci ritroviamo, quindi, in una relazione di coppia. Da quando tutto poteva essere, fino a quando tutto avrebbe potuto essere diverso, e però finisce fra le complicazioni dei corpi e dei caratteri, delle azioni e delle parole. Con la narrazione di una storia e la conseguente ricostruzione di scene e momenti vissuti, va delineandosi anche la scena che sul palco nero resta intrappolata fra linee essenziali bianche e nere, ma che, come in un fumetto bicolore, lascia libertà di immaginazione sui colori e sui compromessi tra le sfumature. Proprio come quando si scrive o si disegna una storia, tratti neri su carta bianca dove poi la realtà vivrà. Una scenografia perfetta per una storia d’amore poco originale, ma universale nella sua unicità, legata solo a quelle due persone che l’hanno vissuta. Senza artifici, senza effetti speciali; come l’immediatezza della recitazione di Andrea Cosentino e Gioia Salvatori, che lascia passare tutto senza filtro. Due bravi attori, la Salvatori di grande efficacia, in una storia difficile da raccontare rendendola interessante, perché semplice, essenziale, comune. Eppure la scrittura e lo spettacolo riescono a farsi incisivi. Tra ironia, momenti di pensosa allegria e di passeggera tristezza; nei silenzi che trasformano il ritmo iniziale traducendolo in un passo lento verso una routine solo immaginabile fatta di oggetti, momenti divenuti ricordi, qualche rimpianto che è più nostalgia di ciò che fu, desideri di ricostruzione o riparazione, consapevolezza che se mai qualcosa ritornerà sarà solo in una dimensione cosmica che corre su un cerchio. Quel che resta, a loro e a noi, è “fare i conti” con se stessi, con l’altro, con il passato, attraverso la somma di tante voci che fanno un totale diviso per due, una cifra parziale fatta di resti.

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