La leggenda si fa danza

di Michele Olivieri

L’emergenza sanitaria ci ha imposto un nuovo comportamento. Il teatro vive ancora di restrizioni, ma questo non significa sospendere ogni attività e non coltivare più gli interessi, bisogna solo, momentaneamente, alternare le abitudini e fruirne in maniera differente. Grazie al web importanti proposte arrivano direttamente a casa dando così una solida mano alla cultura, e un senso di aiuto per ciascuno di noi. Sulla Tv del Teatro Massimo di Palermo diretta da Gery Palazzotto, con la regia televisiva di Antonio Di Giovanni, è stato visibile in diretta streaming il balletto Nijinski a firma di Marco Goecke.

PALERMO - Marco Goecke, coreografo dalla brillante carriera, il quale ha legato il suo nome a due grandi compagnie europee il Balletto di Stoccarda e il Nederlands Dans Theater, nel 2016 aveva deciso di confrontarsi con il genio della danza del XX secolo Vaslav Nijijsky, la stella dei Ballets Russes di Sergei Diaghilev, che ha saputo stravolgere le regole, i canoni e i codici della tradizione ballettistica. Nella visione drammaturgica del coreografo tedesco non si tratta solamente dell’esistenza umana del tutto unica, ma anche di quella artistica, che accomunano da vicino gli interpreti e le maestranze coinvolte nel progetto. Non si tratta di una creazione narrativa in senso tradizionale, ma piuttosto orientata ad una visionarietà, ad un’astrazione del tutto libera. La scena è nuda e cruda, lo spettatore non ritrova il mondo strettamente legato al clima dei Ballets Russes, bensì si lascia trasportare dal dizionario del gesto, dal vocabolario del movimento, dal glossario dell’arte spogliata a favore di una educazione all’emozionalità. Naturalmente per chi non è a conoscenza della storia del Dio della Danza, come venne giustamente denominato Nijinksi, farà fatica a ritrovare il bandolo della matassa ma godrà comunque della bellezza che il teatro sa donare tramite la poetica e la delicatezza concettuale. Goecke offre la capacità ai danzatori di gestire le proprie emozioni, la propria affettività, illustrandone i presupposti teorici, le tecniche, i dispositivi coreutici senza dimenticare che non c’è mai apprendimento e conoscenza senza emozione. Allo stesso modo, affetti ed emozioni in questo balletto a serata intera svolgono un ruolo centrale a prescindere dalla storia, offrendo metodologie utili per un’artisticità consapevole sulle singole dinamiche, per poterle riconoscere affinché diventino risorse nell’agire scenico.

Nijinsky è stato uno dei più grandi nomi nella storia del balletto. Le sue esibizioni stupefacenti tra il 1909 e il 1913 hanno saputo conquistare l’Europa; oltre alle sue memorabili coreografie, ci ha lasciato pagine di diari le quali ci forniscono un racconto di prima mano avvincente e toccante del suo rapido declino dall’essere il più famoso alla psicosi, rivelando tragicamente la discesa nella follia e gli ultimi pensieri lucidi – su Dio, il sesso, la guerra, la natura del creato e la sua stessa vita spezzata. Allo stesso modo Goecke (assistenti alla coreografia Takako Mishi, Guillaume Hulot, Fabio Palumbo) elabora il testo spaziando tra pensieri orribili e avvincenti che danno una rara visione della mente di uno dei più grandi artisti della storia. Resoconto impressionante della carriera, un’analisi della sua ricezione anticonformista ed un’esplorazione dei limiti di tale analisi, concentrando “addosso” ai gesti compiuti idealmente da Nijinsky in ruoli chiave - tra cui lo Schiavo d’Oro, lo Spettro della Rosa, Narciso, Petrouchka e il Fauno - una considerazione ricettiva sull’esistenza costruttiva e decostruttiva, basata nella semiotica di Goecke. Va ricordato che Nijinski è stato anche uno dei primi giovani uomini sensuali a dominare un palcoscenico occidentale lacerato dalla divisione omosessuale/eterosessuale con cui la società combatteva (e ancora oggi sta combattendo) con la sua padronanza dei linguaggi del corpo che avevano ben poco a che fare con la mascolinità convenzionale del tempo. Il Nijinski di Goecke ha tolto ogni orpello per infondere corpo solo alla danza, all’arte della perfezione, pura ed accattivante. Dispone la storia in dieci quadri, dagli affetti avuti e mancati alla bruciante elevazione artistica fino alla malattia nel delirio, per ritrovare la quiete nella pittura. La storia di Nijinski è accompagnata dalle musiche di due Concerti per pianoforte e orchestra di Frédéric Chopin e dal Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy nonché dal canto di un coro femminile russo, sul podio dell’Orchestra del Massimo la direttrice israeliana Keren Kagarlitsky e al pianoforte Alexander Gadjiev. La ripresa è a cura di Fabio Palombo per il Corpo di Ballo del Teatro Massimo, diretto da Davide Bombana, Maître de ballet Jean-Sébastien Colau, allestimento della Opernhaus di Zurigo. Affrescato dalle incisive luci di Udo Haberland, dalle essenziali scene e costumi di Michaela Springer e dalla solida drammaturgia di Esther Dreesen-Schaback, in scena i personaggi dell’iconica vita di Nijinski impersonato da Alessandro Cascioli, a seguire Michele Morelli (Diaghilev), Romina Leone (Matka, la madre), Martina Pasinotti (Tersicore), Giovanni Traetto (Isajef), Linda Messina (Romola), Diego Mulone (Dottore), Giorgia Leonardi (La morte, “Quel Qualcosa”), Emilio Barone (Microboy), Yuriko Nishihara (Libellula), Alessandro Casà (Libellula uomo), Jessica Tranchina (Ragazza sbarra), Francesca Bellone (Spettro della rosa), Francesca Davoli (Solo sogno), Vincenzo Carpino (Solo sogno e Solo in rosso), Madoka Sasaki (Ragazza in rosso), Vito Bortone (scena gruppo).

Dal punto di vista tecnico la coreografia ha una dinamica totalizzante ed unica, taglia, cuce, assembla, svolazza, dipinge, rafforza i movimenti frastagliandoli in tanti altri piccoli ed impercettibili movimenti, nella gestualità frenetica si ritrova tutto lo stile distintivo di Goecke. Il Corpo di ballo del Massimo supera la prova con brillantezza ed intenso talento... Lo spettacolo venne presentato in debutto a Stoccarda, e ancora oggi risulta fresco nello spirito della Grande magia – citando un noto titolo di Eduardo De Filippo il quale aveva voluto significare “che la vita è un gioco, e questo gioco ha bisogno di essere sorretto dall’illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede (…) ogni destino è legato al filo di altri destini, in un gioco eterno (...)” –. Del Nijinski interpretato con forza e vigore da Alessandro Cascioli ritroviamo l’ascesa artistica, la sua performance è ben strutturata ed interiorizzata nel cogliere il sentimento, il respiro dell’espressività. Ad un certo punto, una pioggia di rose cade dall’alto e ammanta il palcoscenico, un chiaro e poetico riferimento a Le Spectre de la rose, come la gorgiera da clown per il tragico Petruska o le suggestioni antonime del Fauno, a completare la ricchezza prodigiosa della creazione.