Schiaccianoci contemporaneo: la storia continua
Il balletto classico da sempre associato a un fiabesco e innocuo clima natalizio è declinato da Mauro Bigonzetti nel linguaggio della danza contemporanea con grande attenzione alla musica, senza perdere fascino e coerenza narrativa.
Modena, 18 gennaio 2026 - Chi non ha mai approfondito le proprie conoscenze della storia del balletto, o, forse, è andato a teatro solo qualche volta per accontentare i propri figli o figlie studenti di danza potrebbe pensare allo Schiaccianoci del grande compositore russo Petr Il’ič Čajkovskij come a una cosa carina, una specie di rito natalizio. È anche probabile che la conoscenza dello Schiaccianoci da parte della gente cosiddetta “normale” si limiti dell’ascolto del celebre Valzer dei fiocchi di neve alla radio o alla superficiale conoscenza del famoso Pas de deux visto alla televisione. In seguito a queste esperienze le persone potrebbero aver emesso un banale giudizio, chiamando queste cose “belline” o “divertenti”. Ma la parola chiave, secondo il nostro giudizio, rimane “carino”.
La realtà è ben diversa; l’ultimo dei tre balletti di Čajkovskij (prima furono composti Il lago dei cigni nel 1877 e La bella addormentata nel 1890) dopo la prima nel 1892 suscitò reazioni sia positive sia negative, in ogni caso non ottenne un successo immediato e indiscusso come quello della Bella addormentata. Il grande Marius Petipa, coreografo della Bella, incaricato di creare la versione coreografia del racconto del romantico tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (nel rifacimento edulcorato di Alexander Dumas), mollò il lavoro e lo passò al secondo coreografo del Teatro Mariinskij, lo “sfortunato” Lev Ivanov. Perché questo epiteto? Perché Ivanov fu timido, sensibile e amante dell’alcool. Ma queste particolarità convissero in lui con l’artista geniale: tre anni dopo sarà creatore degli atti “bianchi” della nuova versione del Lago dei cigni che diventerà il punto di partenza per tutti i coreografi futuri. Notiamo, tra parentesi, che nonostante la prima versione dello Schiaccianoci fosse stata creata da Ivanov, in molti libri, senza parlare delle fonti informatiche, il fatto vieneattribuito a Petipa.
Al momento del debutto dello Schiaccianoci al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, nessuno, anche i ballettomani più esperti e perspicaci, avrebbero potuto prevedere che il balletto, nato sotto una stella non del tutto felice, molti anni dopo sarebbe diventato celeberrimo in tutti i paesi dove esistono le compagnie di danza classiche e contemporanee. Sì, anche contemporanee: pochi giorni fa al Teatro Comunale Pavarotti Freni un pubblico folto ha avuto fortuna di vedere Lo Schiaccianoci nella versione di Mauro Bigonzetti eseguita dagli incredibili danzatori della MM Contemporary Dance Company; la produzione ha debuttato 19 dicembre dell’anno scorso al LAC Lugano Arte e Cultura.
Se qualcuno temeva uno sconvolgimento totale della storia raccontata nel balletto firmata da Bigonzetti, è tornato a casa per dormire sonni tranquilli; brutte sorprese non c’erano e la gioia immensa è stato l’uso della partitura di Čajkovskij senza alcun taglio. Per la prima volta il coreografo ha affrontato un titolo di repertorio tardo ottocentesco e l’ha fatto nel pieno rispetto della partitura, coreografata dalla prima all’ultima nota; gli esperti hanno avuto la soddisfazione di ascoltare tutte le danze del divertissment del secondo atto, spagnola, araba, cinese, russa, Danse des mirlitons e addirittura La Mére Gigogne et les polichinelles, spesso tagliata, e tutte le coreografie hanno rivelato la grande capacità d’invenzione di Bigonzetti. Il suo Schiaccianoci è stato sempre quello, non ha annullato nulla delle versioni abituali, ci ha fatto rivivere la storia sempre coinvolgente della crescita umana, del passaggio di una bambina dall’infanzia innocente all’adolescenza segnata dall’amore vero, ma senza escludere un presentimento drammatico.
Anche l’impianto scenografico di Carlo Cerri è stato affascinante; se a qualche abbonato e spettatore interessato al balletto è venuto il dubbio che questo Schiaccianoci contemporaneo potesse avere scenografie appena accennate e lontane dal lusso delle versioni tradizionali,questo si è sciolto dopo pochi istanti dall’inizio dello spettacolo. Tutto è stato “a posto” e molto bello, se non magico; l'ampia casa di Clara testimoniava il benessere della famiglia, in grado di tenere numerosi cuochi, la foresta innevata stregava l’occhio con il suo bianco candido, mentre il salone delle feste con la presenza del pubblico è stato eliminato in favore di una soluzione senz’altro interessante: le danze del celebre divertissment sono state presentate come le cartoline coreografiche del mondo, che delicatamente portavano all’impressionante pas de deux finale di Clara e il Principe. L’occhio si è fermato anche sui costumi firmati da Lois Swandel e Kristopher Millar segnati da fantasia e lusso.
Se a qualche abbonato o spettatore interessato al balletto è sfuggito il nome completo della compagnia di Michele Merola che contiene la parola “contemporary”, ha dovuto subito lasciare da parte quanto comunemente si associa al balletto classico come il tutù e le scarpette da punta, forse, emettendo un sospiro di delusione. Ma, se questo è accaduto, è stata una cosa fugace: non si poteva resistere alla magia delle coreografie di Bigonzetti e alla loro esecuzione da parte dei danzatori, rigorosamente a piedi nudi, davvero incredibili nella loro fisicità e focosità, senza parlare della tecnica fortissima. L’abitudine ci avrebbe spinti a parlare per prima della coppia degli innamorati, ma è una danzatrice, Fabiana Lonardo, che ha creato l’indimenticabile personaggio di Drosselmeyer e orchestrava e dirigeva tutta la faccenda. La Lonardo, con addosso gli abiti maschili con uno chic pazzesco, camminava da diva sul podio, gesticolava con un’incomparabile eleganza e rivelava un personaggio di Drosselmeyer dalla doppia natura, sia umana sia fiabesca. Armoniosa e coinvolgente è stata la coppia degli innamorati: Giorgia Raffetto dal fisico e dalla preparazione artistica e atletica che hanno fatto trattenere il fiato, pur rimanendo sempre credibile nei panni di una fanciulla che si affacciava alla vita e trovava l’amore; il camaleontico Nicola Stasi, come la partner dotato di un fisico pazzesco e di una versatilità incredibile, ha impersonato in modo emozionante lo Schiaccianoci burattino e lo Schiaccianoci principe. Giuseppe Villarosa, poi, ha vestito con ironia i panni del dispettoso e spesso presente Fritz, il fratellino della protagonista. È giusto, giustissimo nominare tutti gli artisti impegnati in questo Schiaccianoci unico nel suo genere: Matilde Abbati, Filippo Begnozzi, Jacopo Bellani, Elisa Bocconi, Anna Dal Maso, Sara Ferrentino, Mario Genovese, Paolo Giovanni Grosso, Aurora Lattanzi, Giulia Lusetti, Sara Manzini, Luca Marchi, Lorenzo Molinaro, Federico Musumeci, Andrea Palmieri, Alice Ruspaggiari, Diletta Savini, Maxime Schiavon.
Dire che è stato un successo strepitoso sarebbe stato inesatto, è stato IL successo, col pubblico letteralmente in delirio che non voleva lasciar andare gli artisti: ci vorrà tanto tempo per poter vivere una tal cosa di nuovo.
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