Un tuffo nel passato

di Irina Sorokina

Il teatro intitolato a Dmitrij Hvorostovskij apre la sua stagione con un'eccellente edizione del Principe Igor di Borodin in versione integrale

Krasnojarsk, 18 settembre 2021 - L’anno che sta per finire, il 2021, ha sentito pronunciare spesso la frase “C’era una volta” o, esattamente, “C’era una volta l’Unione Sovietica”. Trent’anni or sono finì di esistere un paese unico al mondo, sorto sulle rovine dell’Impero Russo, un insolito e drammatico conglomerato di popoli, culture e usanze, esteso da Kaliningrad, ex Königsberg sul Mar Baltico, a Vladivostok sull’Oceano Pacifico e da Dikson sull’Oceano del Nord a Kyzyl, al confine con la Mongolia. La quantità di etnie sul territorio dell’Unione Sovietica non si contavano come le lingue parlate e i kilometri quadrati della sua superficie.

Nell’Unione Sovietica all’istruzione e alla cultura si dava una grande importanza. Ogni città vantava delle imponenti istituzioni culturali, una grande quantità di biblioteche, cinema e teatri. Ecco, i teatri. Non tutti sanno che fu il paese con la più grande quantità dei teatri dell’opera e balletto del mondo, sparsi anche lungo l’infinita Transiberiana. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica alcune nazioni che prima ne facevano parte abolirono la lirica e il balletto e distrussero i loro teatri come accadde in Turkmenistan, altre sono rimaste sulla strada di prima. Wikipedia sostiene che attualmente sul territorio della Federazione Russa ci sono ben trentasei teatri dell’opera e del balletto, e noi ci fidiamo.

Krasnojarsk, una delle città più importanti della Siberia Orientale, più di un milione di abitanti, ha il proprio teatro ad iniziare dal 1978. La città imponente sulle rive del fiume Enisej largo più di quattro chilometri e mezzo, diede i natali al grande baritono Dmitry Hvorostovsky, scomparso prematuramente, e oggi il teatro porta il suo nome.

Poche settimane fa, un grande evento, l’inaugurazione della ben quarantaquattresima stagione, è avvenuta con Il principe Igor di Aleksandr Borodin, membro del gruppo dei compositori chiamato Mogučaja Kucka, in Occidente il Gruppo dei Cinque . La stessa opera fu scelta nel lontano 1978 per inaugurare il teatro e risentire la bellissima musica del compositore dilettante Borodin, che nella vita faceva il chimico e il professore universitario della stessa materia, non poteva che destare l’entusiasmo degli appassionati della lirica della città siberiana: il botteghino ha segnato tutto esaurito.

Una strana, ma per niente sgradevole sensazione avrebbe potuto assalire tante persone che ricordano ancora i tempi dell’Unione Sovietica: Il principe Igor a Krasnojarsk (la prima andò in scena il 28 giugno 2013) evoca vivamente gli allestimenti grandiosi dei tempi che furono, ricorda Igor, Boris Godunov e Khovanščina con le scenografie di Fёdor Fёdorovič Fedorovskj, una volta, nell’epoca staliniana, un vero marchio del Bol’šoj. L’occhio viene affascinato inevitabilmente dalle immagini delle piazze e delle chiese dell’antica città russa come quelle delle steppe sconfinate abitate dai polovesiani. Forme armoniose e colori intensi: l’immaginazione vola e il cuore si rallegra. Scenografie monumentali e piuttosto complesse non si vedono spesso ormai, e colpisce la quantità quasi esagerata dei costumi, circa quattrocento. L’autore di questa interminabile sinfonia di linee e colori è Dmitrij Čerbadži, scenografo di chiara fama che ha al suo attivo più di settanta allestimenti. Nel Principe Igor fa uso di tecnologie classiche per realizzare scene “morbide” in 3D, il che richiede tantissimo lavoro: è l’unico allestimento di questo genere nel repertorio della Krasopera.

Quindi, l’opera di Borodin nella città siberiana è una specie di tuffo nel passato quando le cupole delle cattedrali ortodosse sui palcoscenici dei teatri lirici di Mosca e Leningrado, Perm’ e Novosibirsk sembravano coperte dell’oro vero e i costumi sontuosi degli zar e dei principi furono decorati dalla vera pelliccia. Questo stile che possiamo chiamare “imperiale” ora è in aperto contrasto con gli allestimenti fatti di quasi nulla, di poche assi e pochi pezzi di tessuto, ma indubbiamente conserva il proprio fascino.

Il Teatro Bol’šoj ha a che fare con l'Igor siberiano anche quando si tratta della regia affidata a Juliana Malkhasjanc, figlia d’arte e per decenni prima danzatrice di carattere al primo teatro dell’opera e del balletto dell’Unione Sovietica. Se a qualcuno venisse un dubbio che una ballerina possa vestire i panni di regista, anche una visione fugace dello spettacolo glielo farebbe passare: abbiamo a che fare con una grande professionista del teatro, capace di strutturare saggiamente le scene di massa come indisegnare in modo dettagliato i rapporti tra i singoli personaggi. Ne viene fuori un grande e affascinante affresco storico, tradizionale nel senso lodevole del termine. E non parliamo della vera perla del Principe Igor, affresco grandioso per solisti, coro e balletto: le Danze polovesiane che le nuove generazioni di amanti della lirica rischiano di non vedere e ascoltare mai dal vivo. La Krasopera è capace di eseguire questo capolavoro con le coreografie più riuscite di tutti i tempi di Kasjan Golejzovsky inmodo altamente professionale e davvero emozionante.

Ben sei voci importanti ci vogliono per Il principe Igor, un baritono, un soprano lirico spinto, un tenore di grazia, due bassi e un contralto, roba non facile da trovare, eppure il teatro siberiano dispone di tutte queste voci. Nel ruolo del titolo Aleksej Bočarov, voce da baritono profonda versatile e puramento nobile; Jaroslavna è Svetlana Raclaf-Levčuk, ideale per il ruolo della moglie devota, dalla voce dal timbro leggermente aspro e dalle sfumature trepidanti; nel ruolo del figlio di Igor, Vladimir, Valentin Kolesnikov, tenore di grazia da manuale, dolce e seducente. Per quanto l’arte di creare il personaggio, la nostra ammirazione sincera va al giovane basso Sergej Telenkov che interpreta il personaggio del dissoluto fratello di Jaroslavna e cognato di Igor, principe Vladimir Jaroslavič Galickij con una maestria degna di un cantante e attore consumato, e rimane il più memorabile interprete della serata. Si difendono benissimo anche i rappresentanti dei “nemici“ polovesiani: Vladimir Aleksandrovič nel ruolo di Končak disegna un ritratto del khan nobile e generoso e sfoggia, senza alcuna esagerazione, una voce eccezionale per la nobiltà del timbro e un bel colore scuro, Dar’ja Rjabinko, sua figlia Končakovna, è irresistibile per bellezza, movimenti sinuosi e la capacità di seduzione, come irresistibile la sua voce giovane, fresca e ben timbrata da contralto. In un tale squadra efficiente, non si perdono Andrej Kolobov, un Ovlur credibile, intelligente e espressivo e due „buffoni“ traditori Eroška e Skula, rispettivamente Boris Sabirov e Dmitrij Rjabcev, anche se peccano di un caricaturismo eccessivo.

Una grande prova per il coro preparato da Dmitrij Khodoš; i tenori e i bassi col suo “Abbia coraggio principessa" provocano un vero brivido nella scena di Jaroslavna con i boiardi. Non da meno la prova della compagnia di balletto siberiana, capace di eseguire le complesse e ormai storiche coreografie di Golejzovskij con bravura tecnica e focosità necessaria.

Sul podio Anatolij Čepurnoj dirige una partitura molto impegnativa con grinta molto apprezzabile senza trascurare le sfumature più raffinate. Notiamo tra parentesi che Il principe Igor alla Krasopera si esegue senza tagli, una cosa pressappoco impossibile nei nostri tempi.

Successo pieno e molte chiamate al sipario aperto, un’apertura della quarantaquattresima stagione decisamente riuscita. Non ci rimane che esprimere la nostra ammirazione per il teatro dell’opera e del balletto di Krasnojars che porta il nome del compianto Dmitrij Hvorostovskij: nei tempi difficile che corrono è capace di mettere in scena e mantenere in vita un titolo così impegnativo come Il principe Igor.