Mare e dintorni

 di Stefano Ceccarelli

All’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna il maestro Kirill Petrenko dirigendo un programma che spazia dal puro romanticismo al simbolismo/decadentismo musicale: Meeresstille und glücliche Fahrt di Felix Mendelssohn Bartholdy, il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore op. 83 per pianoforte e orchestra di Johannes Brahms e La mer, tre schizzi sinfonici per orchestra di Claude Debussy. Al pianoforte siede Boris Giltburg. Il concerto, il primo con la possibilità di utilizzare la massima capienza di posti della sala Santa Cecilia, viene applaudito con trasporto.

ROMA, 15 ottobre 2021 – Il ritorno del maestro Kirill Petrenko alla testa dell’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia è giustamente un momento musicale di prim’ordine nel panorama italiano. Le apparizioni romane di Petrenko sono sempre state accompagnate da un apprezzamento incondizionato del pubblico, che gli riconosce doti evidenti come la musicalità e l’energia della sua direzione. In questa occasione il programma è (quasi del tutto) acquatico: due composizioni, la prima di Mendelssohn e la seconda di Debussy, sono dedicate al mare e vengono separate dal concerto pianistico di Brahms. Il programma è dunque ben studiato nei contenuti, presentando una sorta di percorso tematico (l’acqua che apre e chiude la serata) e al contempo un percorso storico dal romanticismo pieno, passando per quello maturo e terminando nel decadentismo/simbolismo.

La serata si apre con Meeresstille und glücliche Fahrt di Mendelssohn. I due componimenti goethiani che danno il titolo al pezzo sono la fonte di ispirazione di un delizioso percorso marino che parte dalla calma della bonaccia e cresce in intensità fino all’arrivo del vento e alla possibilità della navigazione. Petrenko legge con dolcezza la prima parte, serena e placida, e calibra con cura l’accumulo di intensità e volume orchestrale fino alla dolce melodia di buon viaggio per mare; la musica è quella del Mendelssohn più ispirato melodicamente.

Il Secondo concerto di Brahms occupa la parte centrale del concerto e spezza il fil rouge marino. Pianista è Boris Giltburg, dal tocco vellutato, particolarmente sensibile alle sezioni più intimistiche del concerto. La lettura di Giltburg è complessivamente coerente, ma forse troppo cadenzata, ritmata, ad aprire l’agogica nei primi due movimenti e, in misura minore, anche nell’ultimo. Una lettura arieggiata, quindi, certamente piacevole sul lato estetico, ma che forse manca un po’ della verve necessaria per leggere l’Allegro non troppo (I) e l’Allegro appassionato (II), due movimenti che presentano anche momenti di virtuosismo più spinto. Le varie linee melodiche, le turgide frasi brahmsiane, ci sono tutte e sono lette brillantemente; ciò che è mancato, almeno per la mia sensibilità, è un po’ di energia pura. L’Andante è il momento in cui Giltburg dà il meglio di sé, tanto nel fraseggiare, quanto nei respiri, ampi, della melodia. Anche l’Allegretto grazioso finale vede l’interprete più sciolto sul piano del virtuosismo, a donare la giusta dose di brillantezza ai passaggi più arditi. Petrenko legge la partitura con coerenza agogica e attenzione tanto alla struttura complessiva che ai particolari, dove le varie compagini orchestrali dimostrano il loro valore. Taluni passaggi di impasti orchestrali, in particolare quelli degli archi e dei legni, risultano indimenticabili. Giltburg riceve calorosi applausi e si congeda dal pubblico riallacciandosi al tema marino della serata, con un bis dall’indubbio sapore acquatico: Sergej Rachmaninov, Etudes-tableaux, op.39 n.2"Il mare e i gabbiani".

Il concerto termina con un’ispiratissima lettura de La mer di Debussy. Petrenko cura ogni particolare del brano restituendo una musica seducente, l’incanto del poema marino par excellence. Petrenko dirige in maniera indimenticabile l’impasto orchestrale nebuloso e rugiadoso che evoca l’aurora all’inizio di De l’aube à midi sur la mer, pezzo che si chiude in una luminosa asserzione orchestrale, letta con piglio dal direttore, a simboleggiare il sorgere del sole. Gli zampilli acquatici di Jeux de vagues sono magistralmente eseguiti dall’orchestra sotto l’attenta bacchetta di Petrenko, il quale chiude il pezzo sfrenando l’orchestra in Dialogue du vent et de la mer, dove Debussy crea atmosfere che contraggono e espandono la materia orchestrale in un turbinio di eccitazione ritmica. Dopo l’esplosione del finale il pubblico esplode, anch’esso, in sonori applausi.