Suggestioni spagnole

di Roberta Pedrotti

Il programma dedicato alla Spagna della Filarmonica Marchigiana attraversa il repertorio del primo Novecento con la chitarra di Eugenio Della Chiara, la voce del mezzosoprano Mariangela Marini e la bacchetta di Jordi Bernàcer.

Fabriano 1 marzo e Jesi 5 marzo 2024 - È una Spagna notturna e nostalgica, magica e mistica, quella suggerita dal programma della Filarmonica Marchigiana diretto da Jordi Bernàcer con la presenza di ben due solisti, il chitarrista Eugenio Della Chiara e il mezzosoprano Mariangela Marini. Un impaginato piuttosto esteso, infatti, si articola in un percorso composito a partire dalla Oración del torero di Joaquín Turina per soli archi, cui affida una continua metamorfosi armonica, fra raccoglimento e concretezza. Segue il Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, che pure all'estroversione coloristica antepone lo spirito e la grazia delle eloquenti indicazioni per i tempi estremi di Allegro. Il lirismo di natura cameristica e il senso del cantabile sono, peraltro, fra le qualità migliori di Della Chiara, che soppesa con gusto il rapporto fra i passi più leggiadri e l'evocativo Adagio centrale. Sofisticatissimo è, poi, il fuori programma che offre al pubblico di Fabriano – Homenaje pour Le Tombeau de Debussy di Manuel de Falla, che accende nel programma iberico le connessioni con la musica francese –, mentre a quello di Jesi porge la più affabile e affatto operistica Romanza dalla Gran sonata per chitarra sola di di Paganini, versata più che al virtuosismo all'ideale del “cantar che nell'anima si sente”.

Nella seconda parte si ascoltano sei delle Canciones populares españolas raccolte da Federico Garcia Lorca nell'inedita versione orchestrata da Matteo Angeloni, protesa a un moto di ritmi e spessori che non tradisca la scrittura scarna dell'originale. Marini, da parte sua, partecipa con convinzione alle peculiarità espressive di ciascun pezzo, dai più estroversi ai più intimi, così come darà convincente lettura delle pagine cantate della Suite dall'Amor brujo di Falla. La leggenda andalusa, con i suoi tratti notturni e sovrannaturali, è la degna conclusione di un programma di cui è anche uno degli assi portanti. Qui l'orchestra conferma la sua buona coesione e Bernàcer una competenza idiomatica più incline alla misura che al cesello coloristico.