Pomeriggi barocchi

di Emanuele Dominioni

 

Ottavio Dantone sul podio a Milano per una bella edizione del Messiah di Händel, inaugurazione della settantesima stagione dei Pomeriggi Musicali.

MILANO, 25 ottobre 2014 - Col Messiah Händel ci offre uno straordinario esempio di innovazione formale e contenutistica attraverso la sua originale intenzione  di non narrare una vicenda biblica precisa com’era nelle consuetudini dell’oratorio barocco, ma di offrire una serie di meditazioni tratta dalle Scritture sulla figura del Messia. Rimanendo radicato sul piano musicale al modello dell’oratorio esistente (ricordiamo che Händel ne compose ben 29), il compositore tedesco compie però alcune scelte di carattere drammaturgico davvero inedite. Non vi sono personaggi definiti né un narratore, ma le quattro voci soliste ci espongono passi dall’Antico e Nuovo testamento, dando voce  da fuori  alle parole dei profeti e al messaggio evangelico. Anche  la figura di Cristo non è mai direttamente rappresentata ma solo descritta e annunciata. Di originale rilevanza anche l’incisivo intervento della componente corale, costantemente coinvolta ora a commento dell’azione, ora portavoce di nuovi  squarci narrativi.

Inaugurando la stagione sinfonica dell’Orchestra dei Pomeriggi musicali, il Messiah ne celebra anche i 70 anni dalla fondazione in una cornice, quella del Teatro dal Verme, che permette un’ottima resa visiva e acustica del capolavoro del barocco inglese. I Pomeriggi sono divenuti con gli anni un’istituzione che fa parte integrante della storia della realtà milanese e che ha saputo coglierne lo spirito e il dinamismo culturale attraverso la proprio valore e il costante impegno artistico.

I mezzi e i protagonisti  messi in campo anche in questa occasione sono stati di grande pregio e hanno avuto come mentore e prezioso concertatore Ottavio Dantone. Con il passare degli anni il maestro - milanese d’adozione - è divenuto vera e propria star del repertorio barocco, che ha saputo indagare e approfondire prima da virtuoso clavicembalista e poi da direttore. Legatissimo alla compagine dei Pomeriggi, ci regala un’esecuzione di rara compiutezza e rifinitura, in cui l’assoluta perizia nel plasmare sonorità compatte e allo stesso modo raffinate e la viva e costante  ispirazione della sua lettura si mescolano fra loro offrendoci una prova di assoluta qualità. I meriti  vanno ovviamente divisi con la vibrante maestria dell’orchestra meneghina, che ha in questo repertorio grande esperienza dovuta all’assidua frequentazione. Viene scelto in questa esecuzione del Messiah  l’utilizzo di un organico di strumenti classici - non di epoca barocca - per quanto riguarda le sezioni di archi e fiati, arricchiti da uno splendido cembalo Restelli e dall’organo positivo.  

Ottime le voci soliste alcune delle quali protagoniste della scena del barocco internazionale. Il soprano Lydia Teuscher si distingue per la luminosità del timbro e l’assoluta perizia tecnica affiorate soprattutto nella terza parte dell’oratorio, dove pagine come  I know that my redeemer  e  If God be for us risultano davvero commoventi. Il contralto Delphine Galou si conferma grande fraseggiatrice e intensa interprete; vocalmente forse leggermente sottotono in questa occasione, ma trattasi di un dettaglio risibile nel complesso. Martin Vanberg è tenore di statuaria presenza e di grande abilità tecnica sicuramente più a suo agio in questa circostanza del suo collega Matthew Brook (basso-baritono), il quale nonostante una linea vocale di notevole incisività, mostra  difficoltà in zona acuta e una vocalità spesso apra e ineguale nei diversi registri. Ottima la prova del coro Maghini di Torino diretto da Claudio Chiavazza, virtuosa compagine che ha saputo ricreare sonorità di omogenea fattezza e dall’immacolato virtuosismo.