Il ritorno di Jonas Kaufmann
Il tenore bavarese all'Arena in un galà al fianco di Marina Rebeka continua a conquistare con la sua finezza d'artista, ma presenta ormai condizioni vocali troppo problematiche.
VERONA, 3 agosto 2025 - Frequentando per molti anni lo stesso teatro, soprattutto se si tratta di un enorme spazio all’aperto come l’amatissima Arena di Verona, capita non una volta di vivere l’effetto di déjà vu. All’inizio della stagione in corso si è vissuta presenziando a “nuovo” Nabucco firmato da Stefano Poda per regia, scene, costumi, luci – insomma, per ogni cosa che riguardava l’aspetto teatrale della produzione. Ieri sera, adagiati sulle sedie tutt’altro che comode dell’Arena di Verona, il déjà vu si è vissuto con il recital del “divo” tedesco Jonas Kaufmann (per chi non si ricorda o non era presente, rammentiamo che si era esibito in concerto pochi anni fa, nel 2021 e 2023). Ed ecco che la memoria suggerisce l’espressione puškiniana “sempre lo stesso, sempre nuovo”, ma, applicata alla serata dell’altroieri, è necessario tagliarla a metà. Ieri sera il tenore bavarese è apparso “sempre lo stesso”, cioè in compagnia dei problemi vocali presenti già in tempi lontani e molto più belli di quelli che si vivono oggi: mancanza di bel timbro, emissione dura, eterno dubbio che non sia un baritono che per qualche ragione decise di dichiararsi tenore (nel registro centrale la voce di Kaufmann da sempre è suonata baritonale). Ai problemi di sempre si è aggiunto una la difficoltà estrema di salire verso l’acuto , talora realmente inascoltabile, fino a graffiare le orecchie e provocare una vera sofferenza all’ascoltatore.
Il programma presentava i frammenti delle opere dei due giganti della musica europea, Richard Wagner e Giacomo Puccini, le musiche del primo da sempre nelle corde di Kaufmann, quelle del secondo meno. La scaletta, probabilmente, pensata a lungo, per evitare al pubblico sorprese sgradevoli quali un acuto brutto o non riuscito, era ben “diluita” dagli interventi del soprano lettone Marina Rebeka e da brani orchestrali celebri come il Vorspiel dal primo atto di Die Meistersinger von Nürnberg e dal terzo atto di Lohengrin nella prima parte, gli intermezzi sinfonici da Madama Butterfly e Manon Lescaut nella seconda. Dalla scaletta appariva con evidenza la cautela con cui Kaufmann intendeva di muoversi all’interno della serata, due brani nella prima parte, “Morgenlich leuchtend im rosigen Schein” da Die Meistersinger von Nürnberg e “Im fermem Land” da Lohengrin, e tre nella seconda, di cui un assolo ,“Addio fiorito asil” da Madama Butterfly, e due duetti col soprano, “Viene la sera… Bimba dagli occhi pieni di malia… Vogliatemi bene” da Madama Butterfly e “Tu, tu, amore? Tu?” da Manon Lescaut. Il cronometraggio dell’evento destava dei dubbi e tradiva l’intenzione di andare sul sicuro: la prima parte di trentacinque minuti e la seconda di quarantacinque.
L’apertura della serata avveniva con il Vorspiel da Die Meistersinger von Nürnberg, un’ottima scelta. Il direttore Jochen Reider gestiva perfettamente le dinamiche alternando saggiamente le parti liriche e delicate con quelle solenni e piene. Sulla scia di questa pagina, Kaufmann ha esordito con Walthers Preislied, cantato con grinta e gioia e ha deliziato soprattutto per il suo fraseggio raffinatissimo. Marina Rebeka – che ricordiamo con ammirazione nel ruoli al Rossini Opera Festival e particolarmente in quella di Mathilde in Guillame Tell nel 2013 – ha esordito con l'aria di Elizabeth “Dich teure Halle” e si è ascoltata un’altra Rebeka, che ha ormai cambiato repertorio con risultati per ora più o meno convincenti, visto che la voce ha perso la lucentezza e la morbidezza di una volta. Kaufmann è tornato con il lungo e impegnativo monologo “In fermen Land” (Graiserzählung) facendo dimenticare per alcuni minuti i problemi vocali grazie al declamato raffinatissimo e dolcissimo, capace d’estorcere lacrime.
Nella seconda parte i protagonisti sono stati i brani pucciniani; i due duetti hanno scaldato decisamente l’atmosfera nella grande sala sotto il cielo aperto. Il duetto di Cio-Cio-san e Pinkerton ha conquistato i cuori, segnato dal legato incantevole e dalla ricca gamma di sfumature, mentre il dialogo tra Manon e De Grieux è stato una vera tempesta di sentimenti, dalle accuse accese alla riconciliazione sempre passionale, dove gli interpreti non hanno badato troppo alle sottigliezze, ma hanno preferito le tinte forti, anzi, fortissime.
La parata dei brani fuori programma è stata ricca e molto gradita, concentrazione e ammirazione del pubblico si rafforzavano pezzo per pezzo e gli applausi diventavano quasi assordanti. Jonas Kaufmann e Marina Rebeka hanno regalato al pubblico entusiasta “Recondita armonia”, “Vissi d’arte” e “E lucevan le stelle” da Tosca, “Ch’ella mi creda libero e lontano” da La fanciulla del West, “Quando men vo’” e “O soave fanciulla” da La bohème, “Nessun dorma” da Turandot:insomma, tutti i pezzi celebri dall’effetto esplosivo come esplosivi sono stati gli applausi. Inaspettato il brano conclusivo, “Volare”, intonato da Kaufmann e un po’ buffo se si pensava allo stile, ma la cui simpatia e entusiasmo quasi hanno travolto il pubblico. Questa sera veronese sicuramente rimarrà negli annali.
Sul podio, il maestro Jochen Rieder, “specialista” del genere – aveva già diretto concerti con Kaufmann protagonista – si è dimostrato in tutta la serata altamente professionale, anzi, impeccabile, una vera garanzia.
Qual è il pensiero principale dopo aver assistito ad un evento musicale del genere? La conclusione? Con vero dispiacere e desiderio sincero di addolcire la pillola, si vede costretti ad ammettere che dello Jonas Kaufmann di una volta rimane poco, o, più precisamente, in Arena di Verona abbiamo visto un grande artista, ma non abbiamo ascoltato un grande cantante, anzi, nella maggior parte dei brani eseguiti la sensazione della catastrofe imminente percorreva anima e corpo, crediamo, di non pochi spettatori. Se prima si parlava con gentilezza del timbro non interessante, nella serata veronese del timbro non c’è stata nessuna traccia. Se prima si è parlato di una musicalità raffinata, in Arena essa è sprofondata negli sforzi disperati di mantenere la linea di canto. Cos’è rimasto, nel giorno d’oggi, del grande Jonas Kaufmann? Senza dubbio, un musicista preparatissimo, un fraseggiatore raffinato, un attore eccezionale anche nell’ambito di un concerto. Ma la forma vocale è svanita ormai e sarebbe meglio di lasciare il palcoscenico per dedicarsi alle altre attività: la decisione tocca all’artista. Concludiamo dicendo: grazie di cuore, Jonas, per averci regalato una marea di emozioni vent’anni fa, siamo sicuri che di strade luminose ce ne sono parecchie.
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