Piano francese
di Daniele Valersi
Nel festival Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli, Gala Chistiakova offre un programma di grande raffinatezza fra Satie, Debussy e Ravel.
Levico Terme (TN), 2 agosto 2025 - Questo è un anno decisamente carico di anniversari e ricorrenze, in tale contesto il festival Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli, oltre a dare rilievo al trentennale della scomparsa del leggendario virtuoso del pianoforte, rende omaggio ai compositori Eric Satie (nel centenario della scomparsa), Maurice Ravel (a 150 anni dalla nascita) e Dmitrij Šostakovič (a 50 anni dalla scomparsa). Diversi brani di Satie e Ravel costituivano il programma del recital di Gala Chistiakova, pianista di apprezzate doti interpretative, oltre che fornita di una tecnica esecutiva impressionante, che a Levico Terme dava inizio alla serata con attitudine prevalentemente pacata, tesa a evidenziare i dettagli tenui e lineari insiti nelle Gymnopédies. Un biglietto da visita sorprendente per questa artista, che si conosce per le sue interpretazioni generose di slancio e sature nel suono, capace di scatenare all’occorrenza dei veri e propri uragani di note. Il dovuto omaggio al compositore antiaccademico per eccellenza passava attraverso questa pagina di esile bellezza, creata da un Satie poco più che ventenne: tre brani di durata ridotta, di consistenza eterea, sfumata, impalpabile di cui l’interprete rendeva tutta la melanconia e incatenava l’attenzione rispettando l’agogica prescritta, di lentezza esasperante, espressa in indicazioni quali “Lento e doloroso, Lento e triste, Lento e grave”. Il rischio per le Gymnopédies, considerate il prototipo della musica d’ambiente (o di sottofondo) è quello di una lettura superficiale e banalizzante, indotta dall’assenza di difficoltà tecniche, rischio che condivide con le Gnossiennes, proposte da Chistiakova nella seconda parte. Fu Satie stesso, diversi anni dopo (nel 1917), a creare la definizione Musique d’ameublement (Musica d’arredamento) e questo, per l’ascoltatore dei giorni nostri, può rappresentare un tranello: nulla a che vedere con l’attuale musica d’ambiente, complemento finalizzato al consumismo e culturalmente insignificante. Nel contesto in cui Satie era attivo sia il pubblico sia gli addetti ai lavori praticavano il culto della forma, pertanto privare la musica del suo piedistallo e utilizzarla come sottofondo aveva il peso di una forte provocazione, coerente con la poetica di questo compositore scomodo e geniale (emblematici in tal senso i “Tre pezzi in forma di pera”), rivalutato solo tardivamente.
Il programma di Chistiakova non usciva dai confini della Francia e in Estampes di Claude Debussy le sonorità si facevano più intense, le sfumature si moltiplicavano a dare vita ad atmosfere catturate dal compositore in impressioni musicali. Tecnica indefettibile e una scienza musicale ben ferrata sono l’equipaggiamento che supporta l’interprete per Le Tombeau de Couperin di Maurice Ravel, sei movimenti di alta scuola in forma di Suite, ognuno dedicato alla memoria di un amico caduto nella Prima guerra mondiale, che per qualsiasi pianista prospettano un compito non del tutto agevole. Speculare alla prima parte del recital, la seconda veniva introdotta dalle Gnossiennes, svolte facendo buon uso della discrezionalità a disposizione dell’interprete, con diligente adesione allo spirito che informa i brani e con quella profondità di comprensione che distingue questa pianista solida e dotata. L’omaggio per l’anniversario raveliano si completava con La Valse, pagina esemplare per illustrare le traversie che una musica può subire con la rielaborazione per molteplici destinazioni: molto nota è quella per orchestra, la versione originale, a lungo considerata solo un brogliaccio di quella orchestrale, è per pianoforte solo (quella eseguita a Levico); fu presentata anche come balletto, ma con scarso successo, molto eseguita quella per due pianoforti e solo in tempi relativamente recenti è preso ad apprezzare quella originale, anche se alcuni pianisti si sentono in dovere di arricchirla (come fece Glenn Gould) e altri non resistono alla tentazione di trascrivere da quella per orchestra. La pirotecnica musica, quel “turbinio fantastico e fatale” che evoca l’ebbrezza di Emma Bovary durante il bal de la Vaubeyssard, si risolveva in un trionfo per l’artista, che concludeva in bellezza una serata di gran classe. In risposta all’apprezzamento della sala, Gala Chistiakova eseguiva ancora Improvvisation n. 15 – Hommage à Edith Piaf di Francis Poulenc e la Sarabande da Pour le Piano di Debussy.
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