Il talento di Irma
di Daniele Valersi
Il recital pianistico di Irma Gigani rivela un talento sorprendente. Una serata all’insegna di interpretazioni intense e raffinate, per il festival Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli.
San Bernardo di Rabbi (TN), 4 agosto 2025 - Nella chiesa di San Bernardo di Rabbi (TN), il recital pianistico di Irma Gigani ha rivelato un talento eclatante, una virtuosa della tastiera già annunciata dal suo curriculum con esordi da enfant prodige, ospite della rassegna Omaggio all’arte pianistica di Arturo Benedetti Michelangeli. La ventottenne pianista georgiana, ancora poco nota nel nostro paese, è grandemente stimata nel suo, ne è riprova il fatto che al concerto presenziava anche David Gomarteli, Console di Georgia a Milano, il cui saluto introduceva la serata. Nello svolgere i brani di Jean-Philippe Rameau tratti dalle Suite RCT 1, 2 e 6, Gigani evita saggiamente di cercare suggestioni pseudo-cembalistiche, ma sfrutta invece, oculatamente e con approccio attento e rigoroso, i mezzi che le provvede lo strumento, col risultato di esaltare efficacemente le caratteristiche onomatopeico-descrittive delle musiche, senza però che il dettato o il loro carattere ne vengano compromessi. Si diffondevano così lo squillante e ossessivo martellare dei Ciclopi, da Rameau visti come fabbri, i cinguettii, i trilli e le strida emessi dagli uccelli e la fascinazione evocata dall’arpa egizia. Nitidezza del fraseggio e attenzione per ogni singola nota caratterizzavano l’esecuzione di tre Sonate di Domenico Scarlatti (K 87, 322 e 32), nonché del Minuetto dalla Suite per clavicembalo n. 1 HWV 434 di Georg Friedrich Händel, quest’ultimo nella rielaborazione di Wilhelm Kempff. In conclusione della prima parte, gli Studi op. 2 n. 1 e op. 8 n. 12 di Aleksandr Scriabin, autore per il quale Irma Gigani prova evidentemente forte empatia e che affronta manifestando una spiccata espressività sostenuta da grande energia. Spettacolare e insidioso per asperità tecniche, il n. 12 op. 8 è particolarmente amato dal pubblico, oltre che dai pianisti che sovente lo offrono come bis, consuetudine cui diede l’avvio Vladimir Horowitz. Particolarmente ricco di armonie e voci interiori, con numerose e frequenti modulazioni, nonostante si tratti di opera giovanile lo Studio op. 2 n. 1 è considerato assai difficile da eseguire perfettamente, cosa che si è verificata nell’interpretazione di Gigani. Unico pezzo pianistico di relativa facilità scritto da Maurice Ravel, la Pavane pour une infante défunte apriva la seconda parte, in omaggio all’anniversario raveliano e preparava la strada a un capolavoro beethoveniano tra i massimi, la Sonata op. 110, penultima del ciclo e considerata, insieme alla successiva op. 111, il testamento spirituale del titanico compositore. Collocata alla conclusione del concerto, questa pagina esemplare della sintesi tra principi barocchi del comporre e stile classico veniva valorizzata con intensità dall’artista. Si ascoltava un’interpretazione straordinaria: dopo uno svolgimento inappuntabile, intenso, dei primi due movimenti, quello finale lasciava senza fiato, culminando nel carattere luminoso della grandiosa Fuga, seguita dalla vittoriosa ripresa dell’Arioso. Davvero rari l’entusiasmo e la partecipazione dimostrati dal pubblico, che chiamava in scena la talentuosa artista molte volte prima dell’intervallo e la acclamava calorosamente alla fine. Quale bis, Gigani eseguiva la Mazurka op. 17 n. 4 di Chopin.
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