Le età della musica
Tre giovanissimi (Riccardo Zamuner, Ettore Pagano, Erica Piccotti) e un veterano (Bruno Giuranna) si uniscono a Siena nel raro Quartetto n.2 op. 35 di Anton Arenskij. In apertura di serata il decano dei violisti si era cimentato, con il pianista Roberto Arosio, nell'Arpeggione di Schubert.
SIENA, 28 agosto 2025 - Loro in tre fanno circa settantacinque anni, lui da solo ne ha novantadue; loro hanno sul leggio gli ipad, lui fogli ormai consunti e sottili; loro sono tre recentissimi ex allievi dell'Accademia Chigiana, lui è ancora maestro nei corsi di viola e musica da camera. Sono, da una parte, il violinista Riccardo Zamuner e i violoncellisti Ettore Pagano ed Erica Piccotti, dall'altra il violista Bruno Giuranna.
Una locandina così assortita già potrebbe bastare a definire l'interesse della serata al Teatro dei Rozzi, ma non ci si ferma certo qui: due violoncelli, un violino e una viola? L'organico non è così comune e difatti in cartellone c'è un quartetto più unico che raro nella sua stesura originale, il n. 2 in La minore op.35 di Anton Arenskij (1861-1906), maestro di Skrjabin, Rachmaninov, Glière e Medtner.
Il cambio di prospettiva, quasi una rivoluzione copernicana, che privilegia i suoni più gravi e umbratili non appare come una mera bizzarria, bensì come una scelta coerente in cui l'omaggio all'amico Čajkovskij appena scomparso (il quartetto è del 1894) non si esplicita solo nel secondo movimento, con le variazioni sulla Leggenda (quinta delle Sedici canzoni per bambini op. 54), ma anche nelle sfumature liriche di un velluto più scuro e corposo. La compostezza dell'incedere (due Moderato e un Andante sostenuto) non si fa monotonia e il richiamo a modi funebri ortodossi prende la forma di una sentita, commossa meditazione. La presenza di Pagano, la cui statura di fuoriclasse è ben nota, e Piccotti, sempre più brava, garantisce proprio nell'atipica formazione una presenza sonora piena, pastosa e non prevaricante, segno della sensibilità musicale di solisti che sanno essere cameristi e far musica insieme con piena consapevolezza poetica.
La perla rara di Arenskij era stata preceduta da un caposaldo mitico del repertorio, la sonata Arpeggione di Schubert presentata nella trascrizione per viola. È l'omaggio a Bruno Giuranna, che, accompagnato splendidamente dal pianista Roberto Arosio, dà prova di prodigiosa memoria rinunciando del tutto al leggio. L'intero teatro lo saluta con immenso affetto, lo stesso che il giorno seguente coronerà il bel concerto degli allievi del suo corso: le violiste Teresa Valenza e Jone Diamantini, il quartetto Cino Ghedin, il quartetto Goldberg e il quintetto Dedalo. A loro e a tutti i ragazzi della Chigiana l'augurio di seguire le orme di Zamuner, Pagano e Piccotti, magari arrivando a essere longevi, lucidi e vitali come Giuranna.
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