Nel labirinto del contemporaneo
Una prima esecuzione di Salvatore Frega e il capolavoro di Luciano Berio Rendering sono presentati a MiTo 2025, in un'esecuzione di forte impegno ed impatto emotivo, dall'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano diretti da Alessandro Cadario.
TORINO, 11 settembre 2025 - Il ritorno dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano tra gli appuntamenti torinesi di MiTo 2025 avviene all'insegna del contemporaneo sotto la bacchetta di Alessandro Cadario, suo direttore ospite principale. Molta curiosità, nella sala del Conservatorio Giuseppe Verdi, era rivolta alla prima esecuzione assoluta di Gnosis, concerto per violino e orchestra opera del trentaseienne Salvatore Frega, calabrese di origine arbëreshë, allievo di nomi del calibro di Ivan Fedele, Salvatore Sciarrino e Giacomo Manzoni.
Interpretato come solista dalla giovanissima Benedetta Mignani, classe 2001, la pagina si articola in quattro movimenti dove in primo luogo si apprezza la maestria dell'autore nel creare atmosfere timbriche di elevata espressività, con evidenti richiami al Novecento più celebrato, dall'impressionismo di matrice francese fino alle esperienze, difficilmente etichettabili sotto uno stile, di un Penderecki o di uno Xenakis. Ciò che conta è la possibilità, pur avendolo letto, di dimenticarsi il minuzioso programma sottinteso al lavoro in cui ogni sezione è accompagnata da un titolo (nell'ordine Intreccio, Materia/Spirito, Karma/Dharma, Luce). Non che non sia importante conoscere il pensiero del compositore, preoccupato a ragione di precisare le intenzioni e le caratteristiche del proprio pezzo a un uditorio del tutto ignaro, ma la validità di una musica deve imporsi al di là di tale obiettivo. In un campo privo di speculazioni commerciali come la musica colta contemporanea, un brano ha ragione di esistere quando, senza sapere nulla del rovello creativo sottostante, trasmette un'emozione o provoca una reazione in chi lo ascolta per la prima volta, suscitandone l'interesse. Il programma, utile a contestualizzare la poetica dell'autore, verrà dopo. Sotto questo punto di vista Gnosis, definita 'meditazione in forma musicale, in cui ogni nota è un passo verso la comprensione di sé', opera indubbie suggestioni, e la cellula tematica dalla quale origina tutta la sua architettura (il pentacordo do, la bemolle, sol bemolle, fa, mi) è in qualche modo riconoscibile anche da un orecchio poco allenato nel corso delle cangianti iterazioni cui è sottoposto. Il concerto si giova della lettura attenta e appassionata della coppia Mignani/Cadario, e gli applausi finali di un pubblico non vasto ma riconoscente vanno oltre la semplice attestazione di stima per Salvatore Frega, presente in sala, e per il coraggio di proporre una voce originale nel labirinto del panorama italiano dei nostri anni.
Di natura completamente differente era il secondo titolo in programma, Rendering di Luciano Berio, uno dei pochi brani degli ultimi decenni ad essere entrato nel repertorio stabile delle orchestre di tutto il mondo. La ricostruzione ad opera del compositore ligure della probabile ultima sinfonia di Franz Schubert, a partire dai frammenti catalogati D936a, è, tra i vari tentativi finora compiuti (ad opera di Brian Newbould, Pierre Bartholomée, Peter Gülke e altri), quella di maggior fascino e inventiva dal momento che la mano di Berio si limita a strumentare i passi per i quali Schubert fornisce indicazioni precise, collegati tra loro da sezioni dove le reminiscenze dei temi principali si intrecciano e si contaminano tra loro in un sorta di appena percettibile brulichio nel più puro linguaggio contemporaneo, con uno stacco netto nei confronti dei settori confinanti con la ricostruzione filologica del dettato originale. Al modo di un antico affresco andato parzialmente perduto, con lacerti dipinti di lancinante bellezza emergenti qua e là dall'intonaco, affiorano da un tappeto sonoro dominato dal tintinnio della celesta alcune delle melodie più intense e struggenti uscite dalla penna di Schubert (su tutte il secondo tema dell'Allegro iniziale e il motivo reiterato nell'Andante).
Alessandro Cadario dimostra una conoscenza approfondita di una partitura complessa, concertando non con gagliarda passione il perentorio attacco con i quattro re ripetuti, scavando con rigore matematico nei controcanti polifonici degli archi bassi, districando con sicura maestria l'intreccio del Finale, forma ibrida tra scherzo e rondò che apre prospettive intriganti sulle sperimentazioni dell'estrema fase creativa del genio schubertiano. Le prime parti dell'orchestra danno un'ottima prova in ogni comparto, a cominciare dagli ottoni con il gruppo dei corni dal suono particolarmente caldo e rotondo, senza sbavature e sfilacciamenti, e consentono di apprezzare nel loro dispiegarsi, nelle delicate sezioni di collegamento scritte da Berio, numerosi passaggi che in altre esecuzioni sono immersi in un flusso sonoro al limite del sussurro e dell'indistinto. Questo risultato è frutto della precisa scelta direttoriale di spingere molto sul pedale della sonorità, costretto anche dalla consistenza della grande formazione cameristica che, negli archi, è un po' al di sotto di quella di solito impiegata nel pezzo, per ottenere il massimo in termini di resa espressiva con i mezzi a disposizione. L'effetto finale è assai apprezzabile e nulla toglie al valore di Rendering che, nell'interpretazione singolare e non scontata di Cadario, suscita l'approvazione entusiasta dell'intera platea.
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