All'ombra del giglio d'oro
di Luigi Raso
Il Teatro di San Carlo ripropone tre cantate di rara esecuzione che rappresentano un aspetto meno noto della produzione rossiniana negli sfolgoranti anni della sua permanenza partenopea.
NAPOLI, 18 settembre 2025 - Tre ascolti rari e interessanti al San Carlo: tre cantate celebrative di Gioachino Rossini composte ed eseguite a Napoli durante il suo settennato napoletano. Composizioni d’occasione che però costituiscono testimonianze delle tappe del genio rossiniano. Nelle pieghe delle loro partiture si avvicendano autoimprestiti e rielaborazioni di temi condivisi con lavori teatrali coevi.
L’ascolto di questa poco frequentata parte di produzione rossiniana – al Rossini Opera Festival si ricorda la ripresa delle tre cantate in oggetto, dirette da Gabriele Ferro, nel 1991 – soddisfa, in primo luogo, l’interesse storico, che vede riunite sotto il cielo di Napoli brani qui concepiti ed eseguiti per la prima volta, e, soprattutto, getta luce su un aspetto dell'opera del Pesarese – quella appunto legata a circostanze solenni e politiche della corte borbonica – che contribuisce a spiegare anche dell’uomo Rossini, abile tessitorie di rapporti professionali e personali con teste coronate, cancellieri, diplomatici. È un Rossini mondano, a suo agio nel côté storico e di potere della capitale del regno borbonico: data la natura di queste composizioni, più che sperimentare e osare – com’è solito fare con i drammi musicali che mette in scena sulle assi del San Carlo – il compositore dà l’impressione di arrestare momentaneamente l’incalzante evoluzione del proprio genio innovatore per guardare al proprio immediato passato. L’intento celebrativo sovrasta quello strettamente sperimentale, rivoluzionario, che innerva nei drammi musicali composti per il San Carlo.
La serata apre con Pel faustissimo giorno natalizio di Sua Maestà (detta Giunone), su testo di Angelo Maria Ricci (1776-1850), presentata al San Carlo, poco prima dell’incendio, il 12 gennaio 1816.
Fin dalle prime battute corali, sostenute da un’orchestra brillante e compatta, guidata con precisione e cura da Fabrizio Cassi – direttore del Coro del San Carlo che stasera ricopre, egregiamente!, il doppio ruolo – si percepisce il carattere celebrativo della pagina. Molto ben calibrati i rapporti sonori: direzione puntuale, asciutta, che assicura alla cantata un discorso musicale fluido e ricco di dinamiche.
Apprezzabile, per la tendenziale precisione, la prestazione del soprano Anastasiia Sagaidak, ex allieva dell’Accademia del Teatro che ha affrontato con buono smalto vocale e precisione tecnica le agilità.
Segue l'Omaggio umiliato a Sua Maestà dagli Artisti del Real Teatro S. Carlo, cantata su testo di A. Niccolini per soprano, coro e orchestra, eseguita al Teatro San Carlo il 20 febbraio 1819: Rossini si concentra sul canto, qui affidato al bravissimo mezzosoprano Sayumi Kaneko, anche lei ex allieva dell’Accademia,la quale gestisce con grande perizia tecnica e musicalità la scrittura.
Il Coro, tanto sulla scena quanto nell’intervento dall’interno, si distingue per il tono solenne che conferisce al brano: coeso, con un colore bello e ben definito che esalta l’intento ossequioso e celebrativo della cantata.
Scintillante nelle sonorità e corretta l’Orchestra del San Carlo, ben guidata da Fabrizio Cassi, nella parentesi tersicorea della cantata, che si ascolterà identica, così come l’intera sezione finale, nella successiva Cantata per Francesco I Imperatore d’Austria, su testo di G. Genoino, per soprano, due tenori, coro e orchestra, eseguita per la prima volta al Teatro San Carlo il 9 maggio 1819 che chiude l’interessante serata musicale.
Nell’omaggio all’Imperatore d’Austria si percepisce, chiara e netta, la volontà di Rossini e della Corte che gli ha commissionato la composizione, di impressionare e celebrare l’augusto ospite in visita a Napoli: a ben realizzare l’impianto e la finalità della cantata contribuiscono il mezzosoprano Sayumi Kaneko e i tenori Aldo Sartori, Chuan Wang, allievi dell’Accademia del Teatro San Carlo.
In quest’ultima, così come nelle precedenti due cantate, il Coro del Teatro di San Carlo, è saldo nell’intonazione, compatto negli attacchi, adeguato nel dare la giusta imponenza alle sezioni collettive, in particolare nel gran finale dedicato Francesco I d’Asburgo.
Fabrizio Cassi ha diretto le compagini corali e orchestrali con mano sicura, optando per tempi sempre funzionali alla chiarezza del dettato rossiniano.
Stasera si riscopre, lì dove queste pagine nacquero, un Rossini meno noto ma di indubbio interesse: non il genio comico del coevo Barbiere, né il drammaturgo geniale di Otello ed Ermione, ma il compositore “artigiano”, qui incaricato di dare voce e musica al cerimoniale monarchico.
La partita di esordio del Napoli in UEFA Champions League e il concerto in ricordo di Pino Daniele nella vicinissima piazza del Plebiscito – l’evento ha stravolto e paralizzato il traffico automobilistico cittadino – hanno sicuramente scoraggiato non pochi dal recarsi al San Carlo: ma chi c’era ha apprezzato molto l’esecuzione, tributando un caloroso successo nei confronti di tutti gli artisti coinvolti.
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