L’Ape musicale

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Rivoluzioni

di Antonino Trotta

Anche quest’anno MiTo SettembreMusica ha animato le serate torinesi con un calendario di eventi variegati, ciascuno capace di offrire stimoli e fascino propri.

Torino, 3-15 settembre 2025 – Dal 3 al 18 settembre 2025 Torino ha accolto una nuova edizione di MITO SettembreMusica, il festival che da quasi vent’anni unisce le città di Torino e Milano nel segno della grande musica. Quest’anno il tema scelto, “Rivoluzioni”, ha offerto un ampio spazio di riflessione e di ascolto, indagando il potere trasformativo della musica: la sua capacità di rompere schemi, generare nuove estetiche e interpretare i mutamenti del mondo. La rassegna torinese ha proposto un ricco calendario di appuntamenti che hanno attraversato epoche, linguaggi e generi diversi — dai capolavori di Šostakovič e Berio alle sperimentazioni delle avanguardie contemporanee, fino ai dialoghi tra suono, immagine e corpo. L’intero programma si è articolato in quattro percorsi tematici, ciascuno dedicato a un diverso modo di intendere la rivoluzione musicale: Mitja e gli altri (in omaggio a Šostakovič, nel cinquantesimo della morte), Berio e le avanguardie (nel centenario della nascita di Luciano Berio), Rivoluzioni – tempi di guerra, tempi di pace e Ascoltare con gli occhi, un itinerario che intreccia musica, arti visive e teatro. Accanto ai concerti sinfonici e cameristici, MITO ha portato la musica nei quartieri, nelle chiese, negli spazi urbani, confermando la propria vocazione inclusiva e diffusa: un festival per la città, capace di avvicinare il grande repertorio e le nuove creazioni a un pubblico sempre più ampio e curioso. “Rivoluzioni” non è stato soltanto un titolo, ma un invito a ripensare il modo di ascoltare, di partecipare e di condividere l’esperienza musicale. Torino, ancora una volta, ha saputo accogliere questa energia trasformativa, trasformando settembre in un laboratorio sonoro dove tradizione e innovazione si incontrano, dialogano e si rinnovano. Ecco dunque un resoconto dei principali appuntamenti a cui abbiamo avuto la fortuna di partecipare.

3/9/25: La Filarmonica della Scala e Myung-Whun Chung4/9/25: L’Orchestra del Regio e Giulio Cilona6/9/25: Juditha Triumphans di Vivaldi10/09/25: A Mass for Peace15/09/25: Piano 2.0

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La Filarmonica della Scala e Myung-Whun Chung in un programma tutto russo

TORINO, 3 settembre 2025 - Come da tradizione, la serata inaugurale, raccoglie nell’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto centinaia di persone che fanno immediatamente registrare, merito anche degli sponsor, un trionfale sold-out. L’occasione, poi, è ghiotta: a guidare la sontuosa Filarmonica della Scala è chiamato il neodirettore Myung-Whun Chung, in quest’occasione alle prese con un programma tutto russo che ha reso omaggio a Šostakovič, nel cinquantenario della scomparsa. Il celebre Valzer n. 2 dalla Suite per orchestra di varietà ha aperto la serata con raffinata eleganza: il fuoriclasse Chung ne ha messo in luce il tono malinconico e la grazia ironica, curando tempi e sfumature con la consueta sobrietà. Protagonista del successivo concerto in do minore per pianoforte e orchestra op. 18 è stato il giovane pianista giapponese Mao Fujita, che ha offerto una prova di grande equilibrio, privilegiando il lirismo e la chiarezza timbrica rispetto a ogni virtuosismo gratuito. Certo, Rachmaninov dovrebbe anche un po’ tuonare, specie quando lo strumento solista e l’orchestra si sfidano in un duello a colpi di sonorità iridescenti e là dove la scrittura imporrebbe un pianismo più muscolare l’aggraziato Fujita, sempre tecnicamente impeccabile, suona di fatto con una gentilezza che è un po' licenza poetica, ma negli involi melodici l’avorio canta con superba maestria e alla fine questo Rachmaninov più quieto, delicato, conquista senza remore. Nella seconda parte, la Sesta Sinfonia di Čajkovskij ha chiuso il concerto con intensità più raccolta che drammatica. Chung ha scelto un approccio intimista e controllato, prediligendo le mezze tinte e una gestualità asciutta. Se il Valzer in 5/4 è apparso leggermente trattenuto, la Marcia ha infiammato la sala, fino al finale dolente, reso con nobile compostezza. L’interpretazione, coerente nella sua misura e lontana da eccessi patetici, ha confermato la fine intelligenza musicale di Chung e la compattezza dell’orchestra scaligera, ancora una volta ascoltata in forma pressoché smagliante.


L’Orchestra del Regio e il giovane Cilona convincono tra Berg e Berlioz

TORINO, 4 settembre 2025 - Nel secondo appuntamento torinese di MITO SettembreMusica 2025, il 4 settembre, è stata l’Orchestra del Teatro Regio di Torino a salire sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli, diretta dal giovane e già affermato Giulio Cilona. Il programma, di grande raffinatezza, accostava Alban Berg e Hector Berlioz, due autori diversissimi ma accomunati da una tensione visionaria e da una scrittura orchestrale di straordinaria ricchezza. In apertura, i Sieben frühe Lieder di Berg, composizioni giovanili intrise di sensualità e malinconia, autentico emblema dello Jugendstil musicale. Il mezzosoprano Martina Baroni li ha interpretati con eleganza e controllo, restituendo con naturalezza la varietà dei climi emotivi: il mistero sospeso di Nacht, le ombre inquietanti di Schilflied, il lirismo di Die Nachtigall, fino alla piena espansione luminosa di Sommertage. La voce, omogenea e duttile, ha saputo fondersi con una direzione attenta ai dettagli timbrici e alla trasparenza del suono. Nella seconda parte, Cilona ha guidato l’orchestra in una Symphonie fantastique di Berlioz energica e ben controllata, senza indulgere in effetti spettacolari ma valorizzando l’articolazione e la chiarezza delle sezioni. Una lettura efficace, con momenti di particolare intensità nella Marcia al supplizio e nel Sabba, dove l’orchestra, anch’essa in gran spolvero, ha sfoggiato omogeneità tra le sezioni e inebriante brillantezza.


L’Accademia del Santo Spirito nell’oratorio Juditha Triumphans di Vivaldi

TORINO, 6 settembre 2025 - Tra i concerti più riusciti dell’intera rassegna, sia per la qualità dell’esecuzione sia per la pertinenza del titolo, spicca sicuramente il concerto di sabato 6 settembre, offerto gratuitamente al pubblico nella splendida chiesa di San Filippo, alle spalle del Museo Egizio. Turisti e appassionati hanno potuto godere di un pomeriggio all’insegna della musica e della spiritualità. Composta nel 1716 da Antonio Vivaldi per le musiciste dell’Ospedale della Pietà di Venezia, l’oratorio Juditha Triumphans devicta Holofernis barbarie prende ispirazione dal Libro di Giuditta, in cui la coraggiosa vedova ebraica uccide il generale assiro Oloferne per salvare il suo popolo. L’opera si distingue per un’orchestrazione ampia e variopinta, con strumenti come la viola d’amore e lo chalumeau, e propone una visione “civile” della guerra: non glorifica la violenza, ma esalta la forza morale, la fede e l’intelligenza femminile, capaci di sconfiggere la brutalità militare. In questo senso, celebra la pace attraverso la vittoria della luce sull’oscurità e della cultura sull’arroganza delle armi. Il Coro e l’Orchestra dell’Accademia del Santo Spirito, guidati con cura da Luca Ronzitti, hanno offerto una versione, seppur ridotta, di assoluto pregio. L’esecuzione, storicamente informata e teatralmente iridescente, ha restituito appieno la forza drammatica del testo e la ricchezza espressiva dell’oratorio. Particolarmente intensa è stata l’interpretazione di Lucia Napoli, il cui timbro ambrato e il fraseggio elegante hanno delineato una Giuditta di grande pathos e nobiltà. Il contralto ha saputo rendere irresistibile ogni aria e recitativo, alternando raffinata delicatezza a una nobile sensualità, con un controllo e una musicalità che hanno catturato in ogni momento l’attenzione del pubblico. Fa incetta di applausi anche il Paola Valentina Molinari, soprano che porta in dote all’agguerritissimo Vagao agilità saettate in punta di fioretto e strumento appuntito dalla pasta adamantina: la terrificante aria le vale un’autentica ovazione. Al successo contribuiscono anche l’Ozia di Roberta Garelli, contralto dal timbro carnoso e caldo, l’Oloferne di Luca Parolin e l’Abra di Stefania Balsamo.


Karl Jenkins e The Armed Man: A Mass for Peace

TORINO, 10 settembre 2025 - Densa di significato, musicalmente ricca, spazialmente affollata è la serata del 10 settembre che vede riuniti, sul palcoscenico del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, l’Orchestra del Teatro Regio, il Coro Valdese di Torino, il Coro dell’Istituto musicale “Arcangelo Corelli” di Pinerolo e una manciata di splendidi solisti – Giulia Bolcato, Annunziata Vespri, Lorenzo Martelli, Stefano Marchisio, Amir Ibrahim Younes –, insieme sotto la direzione di Nicolò Foron per un testo musicale ispirato e toccante. Tredici brani, tredici testi, tredici riflessioni su un tema sempre attuale, mai come oggi: la guerra e il desiderio universale di pace. Da epoche e culture diverse, da voci sacre e profane, The Armed Man: A Mass for Peace di Karl Jenkins intreccia dolore e speranza, memoria e avvertimento, conducendo l’ascoltatore in un percorso emotivo che parla al cuore e alla coscienza, ricordando quanto fragile e preziosa sia la convivenza tra gli uomini. L’esecuzione torinese, ben concertata dal bravissimo Foron, ha tutta l’aura di una preghiera collettiva, capace di unire l’energia orchestrale al lirismo dei cori e dei solisti. La partitura si dispiega con continui contrasti: l’apertura minacciosa de L’homme armé evoca la violenza della guerra, mentre Call to Prayers, affidato alla voce del muezzin Amir Ibrahim Younes, introduce una dimensione spirituale e universale. Momenti come Angry Flames e Torches commuovono per la loro drammaticità intensa, mentre l’Agnus Dei e il Benedictus offrono raccoglimento e bellezza. Il finale, Better is Peace, suggella l’opera con un crescendo corale luminoso, simbolo di speranza e riconciliazione.


Piano 2.0

TORINO, 10 settembre 2025 - L’ultimo concerto seguito si è rivelato un evento senza dubbio peculiare: nella cornice storica della Le Roi Music Hall, creata dall’architetto Mollino, Francesco Tristano ha presentato un recital pianistico in cui pagine di Scarlatti dialogano con lavori di Berio, Franceschini e brani propri. Il risultato è un percorso musicale che unisce passato e presente, trasformando il pianoforte in un vero laboratorio sonoro che parte dalle geometrie esatte settecentesche ed esplode nella modernità delle composizioni originali, dove l’incontro tra acustico ed elettronico crea sonorità sperimentali che fanno presa sui neofiti e incapricciano i musicofili più pettinati. Parlare ora di tocco o di fraseggio è, per la natura del concerto stesso, una strada inopportuna. Qui si misura tutta la bellezza di una rassegna come MiTo: la capacità di proporre eventi diversissimi per linguaggio, epoca e strumentazione, accomunati da qualità interpretativa e da un’intelligente capacità di coinvolgere il pubblico. Dalla musica barocca al contemporaneo, dal virtuosismo al suono sperimentale, ogni concerto diventa occasione di scoperta e confronto, dimostrando come MiTo sappia unire rigore artistico e curiosità culturale, offrendo esperienze che parlano tanto agli appassionati quanto a chi si avvicina per la prima volta alla musica dal vivo.

 


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