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La Filarmonica della Scala e Myung-Whun Chung in un programma tutto russo

TORINO, 3 settembre 2025 - Come da tradizione, la serata inaugurale, raccoglie nell’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto centinaia di persone che fanno immediatamente registrare, merito anche degli sponsor, un trionfale sold-out. L’occasione, poi, è ghiotta: a guidare la sontuosa Filarmonica della Scala è chiamato il neodirettore Myung-Whun Chung, in quest’occasione alle prese con un programma tutto russo che ha reso omaggio a Šostakovič, nel cinquantenario della scomparsa. Il celebre Valzer n. 2 dalla Suite per orchestra di varietà ha aperto la serata con raffinata eleganza: il fuoriclasse Chung ne ha messo in luce il tono malinconico e la grazia ironica, curando tempi e sfumature con la consueta sobrietà. Protagonista del successivo concerto in do minore per pianoforte e orchestra op. 18 è stato il giovane pianista giapponese Mao Fujita, che ha offerto una prova di grande equilibrio, privilegiando il lirismo e la chiarezza timbrica rispetto a ogni virtuosismo gratuito. Certo, Rachmaninov dovrebbe anche un po’ tuonare, specie quando lo strumento solista e l’orchestra si sfidano in un duello a colpi di sonorità iridescenti e là dove la scrittura imporrebbe un pianismo più muscolare l’aggraziato Fujita, sempre tecnicamente impeccabile, suona di fatto con una gentilezza che è un po' licenza poetica, ma negli involi melodici l’avorio canta con superba maestria e alla fine questo Rachmaninov più quieto, delicato, conquista senza remore. Nella seconda parte, la Sesta Sinfonia di Čajkovskij ha chiuso il concerto con intensità più raccolta che drammatica. Chung ha scelto un approccio intimista e controllato, prediligendo le mezze tinte e una gestualità asciutta. Se il Valzer in 5/4 è apparso leggermente trattenuto, la Marcia ha infiammato la sala, fino al finale dolente, reso con nobile compostezza. L’interpretazione, coerente nella sua misura e lontana da eccessi patetici, ha confermato la fine intelligenza musicale di Chung e la compattezza dell’orchestra scaligera, ancora una volta ascoltata in forma pressoché smagliante.


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