L’Ape musicale

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L’Accademia del Santo Spirito nell’oratorio Juditha Triumphans di Vivaldi

TORINO, 6 settembre 2025 - Tra i concerti più riusciti dell’intera rassegna, sia per la qualità dell’esecuzione sia per la pertinenza del titolo, spicca sicuramente il concerto di sabato 6 settembre, offerto gratuitamente al pubblico nella splendida chiesa di San Filippo, alle spalle del Museo Egizio. Turisti e appassionati hanno potuto godere di un pomeriggio all’insegna della musica e della spiritualità. Composta nel 1716 da Antonio Vivaldi per le musiciste dell’Ospedale della Pietà di Venezia, l’oratorio Juditha Triumphans devicta Holofernis barbarie prende ispirazione dal Libro di Giuditta, in cui la coraggiosa vedova ebraica uccide il generale assiro Oloferne per salvare il suo popolo. L’opera si distingue per un’orchestrazione ampia e variopinta, con strumenti come la viola d’amore e lo chalumeau, e propone una visione “civile” della guerra: non glorifica la violenza, ma esalta la forza morale, la fede e l’intelligenza femminile, capaci di sconfiggere la brutalità militare. In questo senso, celebra la pace attraverso la vittoria della luce sull’oscurità e della cultura sull’arroganza delle armi. Il Coro e l’Orchestra dell’Accademia del Santo Spirito, guidati con cura da Luca Ronzitti, hanno offerto una versione, seppur ridotta, di assoluto pregio. L’esecuzione, storicamente informata e teatralmente iridescente, ha restituito appieno la forza drammatica del testo e la ricchezza espressiva dell’oratorio. Particolarmente intensa è stata l’interpretazione di Lucia Napoli, il cui timbro ambrato e il fraseggio elegante hanno delineato una Giuditta di grande pathos e nobiltà. Il contralto ha saputo rendere irresistibile ogni aria e recitativo, alternando raffinata delicatezza a una nobile sensualità, con un controllo e una musicalità che hanno catturato in ogni momento l’attenzione del pubblico. Fa incetta di applausi anche il Paola Valentina Molinari, soprano che porta in dote all’agguerritissimo Vagao agilità saettate in punta di fioretto e strumento appuntito dalla pasta adamantina: la terrificante aria le vale un’autentica ovazione. Al successo contribuiscono anche l’Ozia di Roberta Garelli, contralto dal timbro carnoso e caldo, l’Oloferne di Luca Parolin e l’Abra di Stefania Balsamo.


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