L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

From Russia, with Love

di Matteo Lebiu

Una serata di grande intensità alla Sinfonica di Milano: Tjeknavorian guida l’orchestra in un percorso nel romanticismo russo, con un Čajkovskij luminoso grazie al virtuosismo di Andrea Obiso e una coinvolgente Seconda Sinfonia di Rachmaninov. Pubblico entusiasta e intesa musicale ai massimi livelli.

MILANO, 28 novembre 2025 - Auditorium gremito per il concerto di venerdì 28 novembre dell’Orchestra Sinfonica di Milano diretta da Emmanuel Tjeknavorian. Il programma proponeva grandi pagine della letteratura romantica e tardo-romantica russa: da Glinka fino a Rachmaninov, passando per il celebre Concerto per violino di Čajkovskij, affidato al talento di Andrea Obiso come solista.

L’antipasto speziato della serata è stata l’Ouverture di Ruslan e Ljudmila di Glinka, in cui l’orchestra ha sfoggiato un virtuosismo tecnico e dinamico di notevole brillantezza, favorito dal tempo adeguatamente rapido scelto da Tjeknavorian. A proposito del direttore, si è percepita fin da subito la grande destrezza con cui ha guidato l’ensemble attraverso il Concerto per violino di Čajkovskij, pagina arcinota della letteratura violinistica, resa con un tono eroico e appassionato dal giovane solista Andrea Obiso (classe 1994), Concertmaster dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 2020, del quale emergono chiaramente tutti i tratti del virtuoso contemporaneo. Carta vincente di questa esecuzione è stata la perfetta sintonia tra solista e direttore — anch’egli violinista acclamato — che ha permesso una lettura “condivisa”, vibrante, capace di incantare il pubblico. Quest’ultimo ha tributato calorosi applausi già al termine del primo movimento, compreso lo stesso Tjeknavorian, e sancendo così l’unanime consenso nei confronti di Obiso. L’esecuzione è risultata convincente sotto ogni aspetto: bravura indiscussa del solista, insieme con l’orchestra preciso e un impeto romantico pienamente centrato. Nota di merito alla Sinfonica di Milano, che ha accompagnato il violino con un’attenzione quasi cameristica, pur senza rinunciare a emergere nei tutti, come quello esaltante nel primo movimento dopo il primo episodio del solista. Questa complicità è tornata evidente anche nei movimenti successivi, in particolare nell’appassionato dialogo tra solista e violoncelli nel secondo episodio del terzo movimento. Dopo un nuovo e caloroso applauso, Obiso ha proposto come bis la Ballade op. 27 n. 3 di Eugène Ysaÿe, offrendo un’esecuzione poetica e intensa.

Dopo l’intervallo, l’orchestra si è preparata ad affrontare la monumentale Sinfonia n. 2 di Rachmaninov, capolavoro di inventiva melodica che segnò il riscatto del compositore dopo il fiasco della sua precedente. Se nel movimento d'apertura sono gli archi a primeggiare, grazie a un vibrato sontuoso che conferisce al tema principale un carattere epico e quasi cinematografico, è il clarinetto di Fausto Ghiazza a conquistare il pubblico con il celebre solo del terzo movimento, fraseggiato con notevole dolcezza. L’esecuzione è stata diretta con sicurezza da Tjeknavorian, capace di alternare gesti di grande impeto — a tratti quasi istrionici, soprattutto nel richiamo al vibrato degli archi — a un controllo saldo degli attacchi e del ritmo. Emblematico un piccolo (e trascurabile) errore d’entrata nel primo movimento, subito corretto dal direttore con un gesto deciso, rendendolo quasi impercettibile. Unico rammarico: qualche applauso fuori luogo da parte del pubblico, forse ancora trascinato dall’entusiasmo della prima parte del concerto.

Gli applausi finali, compresi quelli dell’orchestra, sono stati tutti per il direttore, che conferma ancora una volta la sua indiscussa qualità interpretativa, forse inaugurando una nuova “età d’oro” per la Sinfonica. Dopo Mahler, Verdi e Rachmaninov — per citare il repertorio affrontato nella stagione appena iniziata — è chiara la competenza di Tjeknavorian nel repertorio romantico e tardo-romantico. Ora sarebbe interessante ascoltarlo alle prese con Mozart o Haydn, per scoprire come la sua energia e la sua sensibilità possano emergere anche in un contesto stilistico diverso.

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