Per un bicentenario belliniano
A duecento anni dall’Adelson e Salvini che apre la parabola artistica di Vincenzo Bellini l’Orchestra Sinfonica Siciliana gli dedica un concerto in cui, sotto la direzione di Francesco Ommassini, si segnalano le prove di Christian Federici, Francesca Manzo e Claudia Pavone.
Palermo, 12 dicembre 2025 - Quasi nessuno sembra essersi ricordato la ricorrenza nel 2025 del bicentenario dell’avvio della parabola creativa di Vincenzo Bellini con quell’Adelson e Salvini messo in scena nel mese di febbraio del 1825 (non sappiamo con certezza la data esatta) quale saggio conclusivo dei suoi studi napoletani. Una parabola in continua ascesa, con dieci opere in poco meno di dieci anni, conclusasi con I puritani varati nel gennaio 1835 al Théâtre des Italiens presso la Salle Favart di Parigi, prima della prematura scomparsa del compositore siciliano. Se la ricorrenza è passata sotto silenzio perfino al Teatro Bellini di Catania, che all’omaggio sulle tavole del palcoscenico ha preferito un interessante convegno sull’Adelson tenutosi nell’ambito della quinta edizione del Bellini International Context, l’Orchestra Sinfonica Siciliana cerca di porre rimedio includendo nel proprio cartellone un ben assortito appuntamento con pagine provenienti da tutte e dieci le opere teatrali del cigno catanese, tralasciando solamente l’incompiuto Ernani.
Ecco che l’assai vario impaginato consente di accostare anche pagine di diretta filiazione quali l’aria di Zaira dal primo atto, intonata da una scrupolosa Claudia Pavone, alla grande scena di Romeo dai Capuleti, eseguita da una vibrante Josè Maria Lo Monaco, a cui si affianca nuovamente la Pavone per la conclusione della scena della tomba. Fra le voci femminili si distingue la pregevole pasta timbrica scura di Francesca Manzo, che cesella il cantabile finale della Straniera, dopo aver duettato in “Sorgi o padre” da Bianca e Fernando, oltre alla già menzionata Pavone che, scontato qualche problema di risoluzione del canto di agilità nel finale del Pirata, si riscatta poi ampiamente nella serata, fino ad un notevole “Dormono entrambi” e il successivo duetto dal secondo atto da Norma, a conclusione del programma.
Fra gli uomini si sorvolerà sul censurabile “A te o cara” di Zi-Zhao Guo, che fatica anche nel più abbordabile “Angiol di pace” dalla Beatrice, e sull’appena corretto Luca Dall’Amico che, oltre al cantabile del Conte Rodolfo, duetta con un sicurissimo Christian Federici in “Suoni la tromba”. Il giovane baritono triestino si rivela invece quale altro elemento di interesse nella serata, grazie ad una convincente realizzazione del canto melismatico modellato sulla vocalità di Antonio Tamburini nelle arie del Pirata e dei Puritani.
L’orchestra di casa appare un poco meno precisa del consueto, sebbene la fila dei violoncelli, tanto nell’iniziale sinfonia dall’Adelson quanto nell’introduzione del secondo atto di Norma, si confermi ancora una volta un autorevole punto di riferimento per l’intera compagine. Scattante sul podio è un Francesco Ommassini che sa essere accompagnatore discreto e in costante crescita, fino al lavoro sulla citata pagina da Norma, curata con ammirevole perizia.
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