L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Una sinfonia mondo

 di Stefano Ceccarelli

Il maestro Daniel Harding prosegue l’esecuzione del ciclo integrale delle sinfonie di Mahler (di cui ha già diretto, quest’anno, le prime due) presentando al pubblico l’imponente Sinfonia n. 3 in re minore, per contralto, coro femminile, coro di voci bianche e orchestra. Solista è Wiebke Lehmkuhl.

ROMA, 20 dicembre 2025 – Non è, forse, il classico concerto natalizio, eppure la Terza di Gustav Mahler ha un fascino che allarga il suo afflato al cosmo intero, fino a toccare il divino: una «sinfonia-mondo», come la definisce E. Napolitano nel programma di sala. Per Daniel Harding questo è il terzo appuntamento con il ciclo dell’integrale delle sinfonie mahleriane, di cui, quest’anno, ha già eseguito la Prima (leggi la recensione) e la Seconda (leggi la recensione).

Fin dal I movimento della Terza Harding palesa una visione ben chiara di questa pagina, che emerge nelle sue caratteristiche rapsodico-ritmiche assai meglio nella seconda parte (Entschieden): l’«intreccio di motivi di marcia» (ancora Napolitano; una tipologia di brani, peraltro, così cari all’immaginario musicale di Mahler) è reso con grande maestria, lavorando molto sulle dinamiche e sulla precisione degli accenti, senza però tralasciare le morbidezze degli impasti argentini degli strumenti, quelle ironiche fanfare ben udibili nelle sinfonie mahleriane. A mancare d’effetto, però, è la prima parte (Kräftig), che appare priva di verve: si tratta del risveglio della natura, inteso da Mahler con accenti ruvidi, quasi brutalmente primordiali, che molto avranno da insegnare allo Stravinskij del Sacre. Secondo le memorie di Natalie Bauer-Lechner, Mahler aveva, infatti, espressamente pensato ai «suoni della natura, [alla] vita che si sprigiona dalla materia più rigida e inanimata». Qui Harding, pur presentando una conduzione buona a livello agogico, manca di nettezza, d’effetto nella gestione di dinamiche e volumi. Per contrasto, si può confrontare il finale del I movimento, che riesce, invece, rutilante, con folate nette dell’orchestra, il che fa scattare uno spontaneo applauso, poco consono all’etichetta. Dal II movimento, però, si ‘cambia musica’ (mi si perdoni il calembour): la direzione del Minuetto è praticamente perfetta. Harding, che ama calibrare i volumi, ammorbidisce il suono, trovando nella raffinata levità di questo movimento, un grazioso giardino fiorito, pane per i suoi denti. Il suono orchestrale, del resto, è onirico, trasognato, a tratti rarefatto, dimostrando un lavoro magnifico sulla purezza timbrica delle compagini strumentali. L’agogica, morbida e cantabile, sortisce l’effetto desiderato. La sensibilità cromatica di Harding si sposa anche con il III movimento, il Comodo. Scherzando. L’atteso scherzo viene rarefatto dalla sapiente tessitura di Mahler, i ritmi argentini sono diafani, con il canto del Posthorn, fra i vapori orchestrali, a marcare il momento più evocativo del pezzo. Il III, che riprende l’idea beethoveniana di evocare il verso degli uccelli mediante differenti timbri dei legni, è attraversato da una tensione angosciosa. Harding si distingue anche nello spaginare il finale, anche se palesa, ancora una volta, un certo pudore a slanciare veramente l’orchestra. Si giunge al IV, dove Mahler introduce la voce umana, che scandisce un passo del Così parlò Zarathustra di Nietzsche. La conduzione di Harding si fa qui larga, misteriosa, sospesa. Ancora, si conferma il superbo lavoro sul suono orchestrale, sul quale si libra la mirabile voce di Wiebke Lehmkuhl, specialista del repertorio wagneriano-mahleriano, che forse il pubblico romano ricorderà nella Seconda, sempre di Mahler, di qualche anno fa (leggi la recensione). Lehmkuhl dona, proprio come allora, una performance magnifica, grazie a una tecnica raffinatissima e a un timbro naturalmente pastoso, ambrato; il testo ne acquista in risonanze arcane, grazie a frasi espressive, dosate volumetricamente, con l’impiego misurato di un delicato vibrato. Riesce benissimo anche il V movimento (In tempo vivace e sfrontato nell’espressione), in cui il compositore crea un’opposizione fra il coro femminile (nelle vesti di Gesù) e il contralto (Pietro), con l’ostinato delle voci bianche usate per mimare rintocchi di campane celesti. Harding riesce a tenere il tutto in equilibrio, l’afflato edenico con il sound sinistro che si insinua, con l’andare dello sviluppo, nei ‘rintocchi’ del coro bianco. Il mistero della redenzione è, ancora, ammantato di angoscia, l’angoscia del peccato. Sono d’obbligo i complimenti non solo alla compagine femminile del coro, ma anche a quello di voci bianche. La maestosa sinfonia si conclude con il VI movimento, diretto da Harding con gesto sublime, di rara ieraticità, non dimentico anche delle dinamiche che si verticalizzano improvvise: è l’incresparsi dell’infinita, placida melodia che evoca il divino. Il direttore è abile ad accumulare energia nello sviluppo, a spaginare con assoluto controllo l’edenica atmosfera, la cui superficie ribolle progressivamente fino all’apoteosi finale. Stupendi, qui, gli effetti in crescendo: Harding il suo mestiere lo conosce bene, creando una climax efficace con ottima tecnica, facendo, cioè, impercettibilmente retrocedere nel volume, di volta in volta, l’orchestra, per tenere il crescendo lungo ed in tensione. L’accordo finale, catartico, svapora in maniera memorabile, fra gli applausi fragorosi del pubblico.

Leggi anche

Roma, concerto Harding/Bell/ Santa Cecilia, 17/04/2025

Roma, concerto Harding / Santa Cecilia, 05/06/2025

Roma, Concerto Hrůša, 09/10/2021

Roma, concerto Harding, 12/04/2025


Vuoi sostenere L'Ape musicale?

Basta il costo di un caffé!

con un bonifico sul nostro conto

o via PayPal

 



 

 

 
 
 

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.