L’Ape musicale

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Lo scontro nella Nona

di Matteo Lebiu

Il concerto di Capodanno della Sinfonica di Milano propone una Nona di Beethoven energica e muscolare sotto la direzione di Emmanuel Tjeknavorian. Particolarmente riusciti lo Scherzo e il Finale, con un coro di alto livello, in un’esecuzione che, pur con qualche riserva, conferma il forte impatto del giovane direttore sul pubblico milanese.

MILANO, 29 dicembre 2025 - Tra le liturgie conclusive dell’anno, a Milano si inserisce da sempre e a pieno titolo quella del concerto di Capodanno alla Sinfonica. L’immancabile protagonista della serata è ovviamente la Nona di Beethoven, diretta per il secondo anno consecutivo da Emmanuel Tjeknavorian ed eseguita in un Auditorium da tutto esaurito (in tutte le rappresentazioni), gremito da un mix micidiale di pubblico: quello degli habitué, legato da tempo immemore a questo che ormai è diventato un vero e proprio rito, insieme ai neofiti, che (probabilmente) ascoltano per la prima volta dal vivo un’orchestra sinfonica.

Nonostante l’orchestra sia più che rodata su questa partitura, la Nona non deve mai essere presa alla leggera, poiché il rischio di “farsi male” è dietro l’angolo dall’inizio alla fine. La lettura (a memoria) che Tjeknavorian offre al pubblico è estremamente ginnica, con ff dai decibel mahleriani sin dall’attacco del I movimento, prediligendo lo scontro più che l’incontro tra le forze orchestrali. Se questa interpretazione funziona magnificamente nel II movimento e nel Finale, convince meno nel I e soprattutto nel III, dove si registrano talvolta scollamenti ritmici tra fiati e archi e, più in generale, una sorta di insicurezza.

Lo Scherzo è stato sicuramente il momento più apprezzato della serata, grazie alla grande precisione ritmica dimostrata da tutta l’orchestra, in particolare dal timpanista Luca Viotto, che con sicurezza ha eseguito quello che, a tutti gli effetti, può accreditarsi come un vero e proprio solo di timpani. Tjeknavorian riesce inoltre a raffinare moltissimo il suono dell’orchestra, come nel Trio del medesimo movimento, durante il quale non sono passate inosservate alcune occhiate divertite ed entusiaste tra i professori d’orchestra.

L’apoteosi è, per forza di cose, il IV movimento, che si apre con il fatidico urlo dell’orchestra, davvero dilaniante. La lettura dello “scontro” di Tjeknavorian trova qui la sua massima espressione, soprattutto a partire dall’ingresso del coro, magistralmente preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. La presenza di una compagine vocale così attenta ha permesso al direttore di definire con dovizia i diversi affetti che caratterizzano i vari episodi corali nel loro susseguirsi senza soluzione di continuità. L’arcinota melodia è proposta con carattere esuberante, senza però eccedere nel volume, per poi esplodere nel fugato finale. Di grande impatto emotivo il crescendo sulle parole Such ihn über’m Sternenzelt!” ("Cercalo oltre il firmamento!"), che si trasfigura nel verso successivo “Über Sternen muss er wohnen” ("Oltre il firmamento deve abitare").

Pregevole anche la prestazione del quartetto solistico, che ha partecipato con compostezza e precisione all’esecuzione del colosso beethoveniano. Oltre al soprano Benedetta Torre e al mezzosoprano Dorottya Lang, spiccano sicuramente il baritono Günter Haumer e il tenore Davide Tuscano per il bel timbro, che si fonde perfettamente con le sonorità sinfoniche. Purtroppo, l’accoglienza eccessivamente calorosa del pubblico all’ingresso dei solisti tra lo Scherzo e l’Adagio ha danneggiato l’arcata drammatica della sinfonia, provocando un brusco gesto del direttore, costretto (giustamente) a zittire i fastidiosi claqueur.

La serata si è conclusa con uno scroscio di applausi, rivolti soprattutto al coro e al direttore. Tjeknavorian, con la sua lettura sprezzante del pericolo, ha ottenuto un risultato che complessivamente soddisfa, confermandosi il beniamino indiscusso di Largo Mahler. All’uscita dalla sala non mancano, tra il pubblico, locuzioni osannanti del tipo «una specie di grazia!», rivolte evidentemente al nuovo giovane volto alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Milano.

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