L’Ape musicale

rivista di musica, arti, cultura

 

Carmen, mostro sacro

di Irina Sorokina

Con un buon cast e la direzione di Francesco Ivan Ciampa continua a mietere successi Carmen nell'allestimento pensato nel 1995 da Franco Zeffirelli.

VERONA, 12 luglio 2025 - Nel varcare le soglie dell'Arena di Verona per assistere – per l’ennesima volta – a una rappresentazione della Carmen firmata da Franco Zeffirelli e ormai datata, anzi, datatissima (la prima risale al 1995), la mente inevitabilmente ripercorre le numerose recite viste in più di trent’anni e i nomi degli artisti che ne furono protagonisti: una lista lunghissima, a partire da Danyce Graves con la direzione di Daniel Oren. Di quelle prime, elettrizzanti, recite si ricordano anche gli interminabili intervalli che spingevano molti a uscire dall'anfiteatro per acquistare un gelato nelle vie vicine.

L’anno in corso la Carmen firmata dal maîre fiorentino compie trent’anni, ma è più viva che mai. In tutto questo tempo c’è stato un solo tentativo per sostituirla, nel 2018, con l’allestimento firmato Hugo De Ana, che trasferiva la faccenda nell’epoca franchista e che, purtroppo, non ha dimostrato altrettanta vitalità. Senza pensarci due volte, quattro anni dopo, nel 2022, la direzione artistica dell’Arena ha fatto tornare l’opera nello storico allestimento di Zeffirelli: il successo era garantito. Da quel momento il capolavoro di Bizet si associa esclusivamente con la colorata e vivacissima messa in scena del fiorentino, e anche le voci critiche che le rimproveravano gli eccessi: il vincitore non si giudica. Dopo trent’anni l’occhio gioisce alla vista della piazza di Siviglia brulicante di gente, della taverna di Lillas Pastia piena di manifesti colorati e di persone gioiose, del cupo covo montano dei contrabbandieri e della Plaza de toros che accoglie la folla trionfante e poi diventa il luogo dell’uccisione impietosa della protagonista. Fanno il solito effetto i sipari mobili fatti di stracci multicolori portati a mano dopo la fine di ogni atto e poi rimossi. Insomma, la vecchia messa in scena di Carmen da sempre applaudita mantiene il proprio fascino e fa riempire l’Arena.

Nella recita in questione, il quartetto dei protagonisti formato da Alisa Kolosova (Carmen), Francesco Meli (Don José), Mariangela Sicilia (Micaela) e Luca Micheletti (Escamillo )si rivela affascinante e vincente e garantisce il successo. Il mezzosoprano russo, di piccola statura, ma di grinta impressionante, disegna una Carmen sinuosa nelle movenze, energica e seducente, mai volgare e sfoggia una voce morbida e piena di armonici. Abile nei piani e pianissimi, gioca sui contrasti in tutti gli assoli, Habanera, Seguedille e scena delle carte. Al suo fianco è Francesco Meli: all’acclamato tenore genovese i panni di Don José stanno molto bene, la sua è una bella interpretazione segnata da raffinatezza e musicalità. Ottimo fraseggiatore, Meli ammalia il pubblico con l’attacco di “La fleur que tu m’avais jetée”, seguito da giochi di chiaroscuri e da una gamma ricca di piani e pianissimi; l’unica delusione l’acuto teso e scolorito che corona la frase “Et j’étais une chose à toi!”. Mariangela Sicilia dona la voce di ccezionale bellezza, lucentezza e morbidezza a Micaela, uno dei personaggi a a lei più consoni, un misto di dolcezza e forza d’animo: letteralmente impeccabile la sua aria “Je dis que rien ne m’épouvante”, per legato, dizione, sfumature. Luca Micheletto è un Escamillo di lusso, dotato di tutte le qualità necessarie per il torero: bella voce di baritono, indiscusso fascino maschile, grinta e simpatia. I ruoli di Frasquita e Mercédès, il Dancairo e il Remendado calzano a pennello ai rispettivi interpreti: Daniela Cappiello, Sofia Koberidze, Jan Antem, Carlo Bosi, tutti energici e scattanti; il celebre quintetto si distingue per lo spirito frizzante e la grande affinità tra gli interpreti. Zuniga e Moralés sono affidati a Gabriele Sagona e Giulio Mastrototaro, in pochi attimi i personaggi appaiono come vivi.

Sul podio Francesco Ivan Ciampa, che sette anni debuttò all'Arena e proprio con Carmen, ha percorso una strada piuttosto lunga per raggiungere il buon risultato d’oggi; in Arena si trasforma anima e corpo in un buono strumento per trasmettere l’energia della partitura; i ritmi risultano precisi e i gruppi di strumenti ben in sintonia. Anche gli episodi di lirismo profondo trovano in Ciampa un interprete attento e raffinato.

Per il cambio scena tra il terzo e il quarto atto intervengono i danzatori di flamenco della Compañia Antonio Gades diretta da Stella Arauzo, una scelta discutibile poiché “la sfida” focosa tra due gruppi risulta monotona ormai; accorciarla, secondo il nostro parere, renderebbe lo spettacolo più scorrevole.

Come sempre, incomparabile è il coro dell’Arena di Verona preparato da Roberto Gabbiani e sono bravi e simpatici i bambini del Coro di voci bianche A.LI.Ve. diretto da Paolo Facincani.

Carmen zeffirelliana in Arena sembra da sempre “condannata” al successo e il pubblico riserva applausi generosi a tutti gli artisti.

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