Quel suon, quelle preci
Il trovatore di Giuseppe Verdi inaugura con buon successo la nuova programmazione del Luglio Musicale Trapanese, forte di un ben assortito quartetto di solisti e della bella prova del coro residente. Totalmente mancata, invece, è la cifra visiva dello spettacolo, nonostante la funzionale impostazione delle scene.
Trapani, 13 luglio 2025 - Equamente assortito fra giovani promesse e nomi di lungo corso, il quartetto di protagonisti si rivela l’elemento di maggior interesse del Trovatore di apertura della settantasettesima edizione del Luglio Musicale Trapanese, varato come di consueto fra i ficus della Villa Margherita. Il tenore coreano Andrea Shin è un Manrico di apprezzabile squillo e dal colore molto chiaro, con tutte le note al posto giusto, inclusa la puntatura conclusiva della “pira”, ma capace anche di una convincente realizzazione delle temibili quartine che la precedono, con l’unica menda di presentare una lieve opacità nel passaggio. Non meno interessante (anzi!) è l’altrettanto emergente Melissa Purnell, che di Leonora possiede l’estensione necessaria e che sorprende per una gestione dello strumento di assoluta omogeneità fra i vari registi nonché per l’assai accurata amministrazione del legato; se alla sortita il giovane soprano di origini canadesi non sembra al riparo da comprensibili circospezioni, il suo approccio si rivela vincente lungo l’arco della serata, in continua crescita, segnalandosi per la grande musicalità, l’intelligenza interpretativa nel fraseggio, la perizia del canto d’agilità, il buon gusto: tutte qualità che lasciano augurarsi un prossimo riascolto.
Ai due giovani del cast si affianca la grande esperienza di Anna Maria Chiuri che ritorna ad Azucena dopo numerose Herodias straussiane, dando una grande lezione di amministrazione dei propri mezzi, fisiologicamente non più annoveranti la freschezza fra le frecce più puntute; pur nella marcata disomogeneità dei registri, impressiona la capacità di “essere” Azucena, con un lavoro di scavo sulla parola, il saper tenere la scena e una continua ricerca di colori capace di inglobare qualche occasionale asprezza vocale in un’urgenza interpretativa di grande magnetismo. Altrettanto scafato è il Conte di Luna di Massimo Cavalletti, colto però in una serata non al massimo della forze che, senza rifugiarsi nella comodità dell’annuncio di indisposizione, con buona abilità, maschera le difficoltà in acuto ricorrendo a qualche estemporaneo ritocco della scrittura, arrivando fino in fondo con apparente facilità.
Al quartetto si affianca il Coro del Luglio Musicale, come sempre ben istruito da Fabio Modica, la cui prova non manca all’appello in una partitura che tanto lo impegna, assurgendo a tutti gli effetti a quinto personaggio dell’opera. A completare la distribuzione sono il Ferrando di Mariano Orozco dalla bella voce di basso ma dall’emissione eccessivamente vibrata, la partecipe Ines di Martina Mazzola e il Ruiz di Blagoj Nacoski.
Se la compagine corale a Trapani è caratterizzata storicamente da un buon affiatamento, non può dirsi lo stesso per l’orchestra; ha quindi un bel da fare Bruno Cinquegrani dal podio, con buon professionismo, a circoscrivere le occasionali derive. Pur concedendosi qualche finezza, non sempre vincente nel contesto en plein air, talvolta gli accompagnamenti veloci non assecondano pienamente il canto, tuttavia il risultato complessivo è più che apprezzabile.
Reso un buon servigio alla scrittura verdiana con una parte musicale assai plausibile, rimane una prece da dire sulla non altrettanto felice realizzazione della drammaturgia da parte dello spettacolo firmato da Daniele De Plano. Pur avvalendosi dell’impianto scenico tradizionalmente gotico e assai funzionale di Angelo Bertini, imperniato sull’uso di un girevole manuale che rende assai fluidi i cambi di scena (a cui nulla aggiungono delle mal realizzate videoproiezioni nel fondo), lo spettacolo è affidato essenzialmente alla recitazione individuale, con troppe scivolate nell’incongruo a partire dai costumi, fino a una gestione delle masse invalidata dalla sistematica sostituzione dei pugnali alle spade (degenerando così ogni azione in un continuo corpo a corpo dai risvolti involontariamente comici) e alle non indispensabili (per non dire evitabili) coreografie di Piera Spoto e Giuliana Principato.
La stagione trapanese prosegue adesso con L’italiana in Algeri affidata ai vincitori del recente Concorso Di Stefano, in programma il prossimo 23 e 25 luglio.
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